Al liceo avevo, tre file avanti a me, un compagno di classe che – finita la lezione – ci spiegava quanto era stato bravo. Quanto bravo e, modestamente, anche un pochino più sveglio di noi. Perché lui studiava e sapeva. E dunque: professore posso rispondere io? Ricordo con enorme disprezzo quel ditino perennemente alzato. Oggi, nel tempo sospeso di questa ecatombe sociale, rivivo quel film grazie alle quotidiane prestazioni del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e del suo assessore al Welfare Giulio Gallera. Ogni giorno, verso le cinque del pomeriggio, ci ricordano come sono bravi ed efficienti e rigorosi. E come seno bravi i lombardi, e quanto sono generosi. E quanti amici hanno nel mondo: grazie ai loro amici che hanno le mascherine i ventilatori e ogni altra cosa. Fosse stato per l’Italia, addio vita.

Fontana&Gallera sono quelli del ditino alzato. E ogni giorno alle cinque mettono in riga tutti. I ministri, il presidente del Consiglio, il Parlamento. Fontana&Gallera sono i perfetti interpreti del “so tutto mi”, sono quelli che se le cose vanno bene è merito loro, se vanno male è colpa degli altri. I due del ditino alzato hanno fatto il possibile e l’impossibile. Gli altri? Solo guai. Per fare prima degli altri, e naturalmente meglio degli altri, hanno inaugurato ieri, con una fanfara tipica delle feste nazionali, un ospedale che andrà in funzione tra sette giorni. Sette giorni, in questo momento, valgono sette mesi. C’era bisogno di tutte quelle trombe? L’avessero aperto in silenzio chi se ne sarebbe accorto del miracolo lumbard?

La Lombardia sta vivendo una tragedia terribile. Non era preparata ad affrontare anche il ciclotimico duo della spocchia.

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IL DISOBBEDIENTE

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