Dialogo, collaborazione attiva sul decreto di aprile, rassicurazioni sul Mes. E’ durato tre ore l’incontro di ieri sera a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e le opposizioni, il cui risultato è stato una sorta di prova di dialogo tra le parti. A partire dalla collaborazione promessa dal governo nel nuovo provvedimento in arrivo il prossimo mese, con “risorse cospicue” per dare sostegno a imprese e famiglie in difficoltà. Una legge per cui, secondo le promesse dell’esecutivo, Lega, Fi e Fdi saranno chiamati a contribuire, anche nel momento della stesura. Mascherine ai volti e distanza di sicurezza e al netto delle critiche, a fine riunione nelle dichiarazioni di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, sia pur con venature critiche, si leggono prove di dialogo.

Mes, governo rassicura il centrodestra – Anche sul Mes, del resto, Conte e Gualtieri hanno rassicurato le opposizioni, fin da subito contrarie all’utilizzo dello strumento economico. In tal senso, Conte e Gualtieri hanno ribadito che l’Italia chiede che le risorse del fondo siano usate anche attraverso gli Eurobond, ma senza le condizioni attualmente previste (come invece chiedono alcuni paesi rigoristi come l’Olanda). Ancor più chiaro il ministro del Tesoro, che ha sottolineato come l’Italia non sia intenzionata a utilizzare il Mes sulla base dell’attuale quadro regolatorio, perché le condizioni attuali non sono accettabili. Roberto Gualtieri, si legge nelle ricostruzioni serali delle agenzie di stampa, ha spiegato che l’Italia, come la maggior parte dei Paesi e istituzioni Ue, è per l’uso di tutte le risorse disponibili a livello europeo, comprese (ma non solo) quelle del Mes attraverso l’emissione di Eurobond, senza alcuna condizionalità se non il loro uso per contrastare il Coronavirus. Nella mattinata odierna, inoltre, sul punto è intervenuto anche Luigi Di Maio: “Sono d’accordo anche con il premier – ha detto il ministro degli Esteri – Ha detto chiaramente che una cosa sono i soldi del Mes, soldi nostri, un’altra ciò che li contiene. La crisi economica che seguirà quella sanitaria non verrà superata con i memoranda“.

Mes, Tajani: “Su adozione convincerò Salvini e Meloni” – Sulla questione Mes, dopo la riunione con Conte e Gualtieri è tornato anche a parlare il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, che ha sottolineato quale sarà la linea e il ruolo dei berlusconiani all’interno del centrodestra: “Siamo una coalizione non un partito unico. Ma sul Mes credo di poter convincere Salvini e Meloni. Dobbiamo prendere quei soldi, senza subire condizioni” ha detto Tajani in un’intervista al Foglio. “Il rischio – ha aggiunto Tajani – è che nel giro di un anno o poco più il debito pubblico salga fino a raggiungere la vetta del 150%. E’ evidente – ha spiegato – che un indebitamento simile porterebbe l’Italia sulla soglia del default. Lo stato cercherà soldi, e si rifarà sui cittadini aumentando la pressione fiscale, immaginando prelievi forzosi, tasse patrimoniali, proprio per evitare il fallimento. Una situazione tragica. Che va presa di petto – ha aggiunto – Senza perdere tempo. Una situazione che va prevista e anticipata”.

Va anticipata attraverso il Mes? “Quei 410 miliardi vanno utilizzati. E vanno utilizzati proprio per le ragioni che ho descritto poco fa. Sia chiaro però che i nostri alleati, Salvini e Meloni, hanno ragione quando dicono che i meccanismi per adesso previsti dal Mes non vanno bene. Ma nessuno pensa di attivare il Fondo salva Stati – ha spiegato ancora Tajani – con improvvide richieste di aiuto e di conseguenza con l’avvio di rinunce alla sovranità nazionale e sanguinose imposizioni. L’Italia – è il pensiero del vicepresidente di Forza Italia – deve sfruttare i mezzi finanziari del Mes senza vincoli. Il Mes deve diventare un fondo antitasse, un fondo salva cittadini e salva imprese”. Tuttavia Salvini e Meloni hanno idee diametralmente opposte. “Si tratta di fare un’azione a favore dell’Italia non una rinuncia alla sovranità nazionale. L’Italia – ha detto Tajani – non deve fallire e gli italiani non meritano di pagare altre tasse. Mi pare chiaro. E sensato. Sono sicuro che alla fine Salvini e Meloni mi daranno ragione“.

Misure anti-contagio – Tornando all’incontro di ieri a Palazzo Chigi (con i leader di Lega, Fi e Fdi che hanno accettato l’invito di Conte dopo i contatti col Quirinale), non sono mancati accenti polemici e critiche al metodo di lavoro scelto finora e alla comunicazione. Salvini, Meloni e Tajani hanno lamentato di non essere stati coinvolti nella scrittura del decreto Cura Italia e tantomeno nelle misure anti-contagio adottate con diversi dpcm. Fi ha chiesto di accorpare tutto in un unico provvedimento e ottenuto la rassicurazione che saranno garantiti due passaggi parlamentari. Respinta invece la richiesta di aumentare le risorse del Cura Italia per ampliare gli interventi ma solo perché, hanno precisato da Palazzo Chigi, si sono già impiegati tutti i 25 miliardi a disposizione e il governo sta preparando un corposo decreto per aprile, che condividerà con l’opposizione (come già fatto per il Cura Italia, rivendica Gualtieri). Tajani alla fine ha riferito che sono stati attivati due tavoli di confronto, uno a livello parlamentare e uno politico. Confronto attivo anche sulle regole anti contagio Covid-19. Conte ha rivendicato la stretta sulle attività produttive, adottata per evitare il diffondersi della pandemia al Sud. E ha aggiunto che tutti i Paesi Ue devono usare standard così rigidi per evitare rischi di contagio successivo. Salvini ha chiesto di fare di più per case di riposo ed anziani, per evitare una strage. Alla fine dell’incontro una promessa di dialogo: “Sia l’inizio di un percorso”, ha auspicato Salvini. “Li giudicheremo sulle misure di aprile”, ha detto Meloni.

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