Due interventi ritenuti “irrituali“: prima quello – inedito – del presidente del Friuli Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga; poi quella di Maurizio Gasparri, ex An e Pdl e ora in Forza Italia, invitato a parlare “in rappresentanza del Senato”. E’ stato a quel punto che i parlamentari del Pd presenti alla cerimonia per il Giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza se ne sono andati in segno di protesta. “La Foiba di Basovizza ormai è palcoscenico della destra sovranista”, ha commentato l’ex governatrice e ora deputata democratica Debora Serracchiani. “Il nostro impegno è sempre maggiore affinché questo giorno sia una solennità in cui si condivide pietà e giustizia – aggiunge – e non un’occasione per spingersi in prima fila alla ricerca delle telecamere”. Ma Gasparri si difende: “Il mio intervento è stato puramente istituzionale. Io ho parlato come rappresentante del Senato e ho citato anche le parole del Capo dello Stato, Mattarella. Tutti gli interventi sono stati ascoltati e apprezzati dal pubblico, con un consenso chiaro. Se poi a Debora Serracchiani non è piaciuta la manifestazione è un problema suo”. Secondo quanto spiega Forza Italia, Gasparri aveva ricevuto il mandato di rappresentare il Senato direttamente dalla presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, in quanto presidente di giunta (quella delle immunità, come noto). Va detto che solitamente questi compiti di rappresentanza, quando non è disponibile la presidente, sono delegati ai vicepresidenti e non ai presidenti di giunta.

In precedenza alla cerimonia per il Giorno del Ricordo erano intervenuti il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e il presidente di Regione Fedriga: “La memoria storica è di tutti, è un bene comune che non ha padroni”, ha detto D’Incà. “L’intero Paese deve camminare unito, senza alcun atteggiamento negazionista di fronte alla storia e senza strumentalizzazioni che servano a rinfocolare odi ormai sepolti o a dividere”. È questo che, sottolinea, “ci ha consegnato l’Europa che oggi dobbiamo difendere. L’Europa dei popoli, della tolleranza, del multiculturalismo, dell’inclusione. Trieste sa benissimo cosa voglia dire vivere al confine con altre culture e popoli”.

Il duello a distanza sulle Foibe si consuma ancora sul sospetto da sinistra che a destra ci si voglia intestare la giornata che ricorda i massacri dell’esercito di Tito e sulle accuse della destra di voler fare “riduzionismo” (se non negazionismo) sugli eccidi e all’esodo giuliano dalmata. Un confronto che si può sintetizzare con le dichiarazioni del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e della capogruppo di Forza Italia Annamaria Bernini. Il governatore Pd afferma che “fu una vera pulizia etnica. Negare questa sciagura o sminuirla è, come dice il presidente Mattarella, deprecabile”. “Ma se è vero che un crimine non si giustifica con un altro – aggiunge -, è ugualmente deprecabile rimuovere il razzismo e la pulizia etnica, attuata dal ‘fascismo di confine’, contro le popolazioni slave di cui Mussolini aveva parlato come di una ‘razza inferiore e barbarica’. Oggi quella frontiera, così drammaticamente bagnata di sangue e di orrore, è stata abbattuta e si può passare liberamente dall’Italia alla Slovenia e alla Croazia. Le genti di quei territori, adesso, nel segno dell’Europa, vivono insieme, libere di mescolarsi in pace”. “Ricordare i martiri delle Foibe – risponde Bernini – non significa giustificare i crimini fascisti contro le popolazioni slave, come qualcuno a sinistra cerca subdolamente di insinuare. Significa solo riaffermare una verità storica troppo a lungo taciuta e rendere giustizia agli italiani senza colpa barbaramente assassinati dai partigiani comunisti di Tito. E’ un dovere morale”.

Dopo le parole di ieri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha definito quella delle foibe una “sciagura alla quale non fu dato il dovuto rilievo”, tutte le più alte cariche istituzionali si sono unite nel ricordo degli eccidi sul confine tra Italia e Jugoslavia. “Una tragedia nazionale che per troppo tempo vergognosamente si è tentato di negare. Il mio ricordo, commosso, stamattina all’Altare della Patria” ha twittato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Il presidente della Camera Roberto Fico sottolinea che “celebrare il Giorno del Ricordo è un atto di giustizia e verità. Ricordare le vittime delle foibe e gli esuli istriani, giuliani e dalmati significa ribadire che quelle pagine drammatiche appartengono alla nostra storia, rigettando ogni tesi negazionista o giustificatoria“. Ricordare la tragedia delle Foibe e l’esilio degli italiani, dice la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, “è un imperativo morale e un insegnamento fondamentale da trasmettere alle nuove generazioni. Per troppi anni su questo dramma c’è stata una sorta di guerra civile culturale che ha dato vita ad un negazionismo antistorico, anti-italiano e anti-umano”. “È proprio sulla memoria delle tragedie dello scorso secolo che si basano e trovano forza e legittimazione le nostre istituzioni repubblicane, vero baluardo democratico rispetto al rischio che l’odio o le discriminazioni razziali possano tornare” conclude Casellati. “Oggi siamo qui per risanare quella ferita inferta a quelle genti e ai loro discendenti – ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante una cerimonia a Palazzo Madama – per chiedere ancora una volta scusa per l’oblio” calato sul dramma delle foibe. Alla “tragedia” delle foibe non è stato dato rilievo “per superficialità o calcolo”, ricorda Conte.

Il Giorno del Ricordo è stato strumentalizzato dalla destra estrema. Un manifesto è stato per esempio affisso da Azione frontale sulla saracinesca di una sede Anpi a Genova: “Partigiano assassino, l’antifascismo si cura con la verità” la scritta. Il presidente della Liguria Giovanni Toti ha espresso solidarietà all’associazione dei partigiani: “Chi semina odio e violenza non ci troverà mai complici”. “Il miglior ricordo – aggiunge – è condannare ogni forma di violenza, oggi nella giornata dedicata alla vittime delle foibe e sempre”.

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