“No, nessuna dichiarazione”. Dal portavoce del governatore leghista del Veneto Luca Zaia non arrivano commenti, il giorno dopo la manifestazione che ha portato in Lessinia almeno 7mila, forse diecimila cittadini arrabbiati e preoccupati. L’hanno chiamata la “Camminata per il Parco della Lessinia”, organizzata dopo che una proposta di legge regionale ha ottenuto il voto favorevole della Commissione ambiente, in vista del passaggio in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. La Regione ha deciso di tagliare 1.794 dei 10.201 ettari del parco che si stende a nord di Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona. Eppure alcun giornali locali attribuiscono al presidente della giunta regionale il disappunto nei confronti dei promotori della legge, quasi che egli fosse all’oscuro della proposta. In realtà 122 associazioni avevano scritto a tutte le massime autorità del Veneto il 9 dicembre scorso. Tra i destinatari, innanzitutto il governatore Zaia, poi gli assessori competenti in materia di agricoltura, parchi e territorio. Insomma, non potevano dire di non sapere, come invece sostengono alcune cronache evidentemente ben informate di ciò che avviene nel palazzo, al punto da definire “ira” lo stato d’animo di Zaia per una grana che, con la compagna elettorale alle porte, rischia di offuscarne l’immagine, su un tema delicato come quello della gestione del territorio. Anche perché il governatore è già sotto tiro per la gestione delle Colline del prosecco diventate patrimonio dell’Unesco e per i riflessi di alcuni progetti sulla montagna dolomitica (pure tutelata dall’Unesco) in vista dei Mondiali di sci del 2021 e delle Olimpiadi di Cortina 2026.

La Lessinia è un’area affascinante che si stende nel Veronese, ma confina a nord con il Trentino e a est con a provincia di Vicenza. L’iniziativa di ridurre i confini del parco è di tre consiglieri regionali veronesi, Enrico Corsi e Alessandro Montagnoli della Liga Veneta-Lega Nord, oltre a Stefano Valdegamberi del gruppo misto. La proposta porta la data del 17 luglio dello scorso anno ed è approdata in seconda commissione con una relazione di due pagine, in cui si afferma che la modifica nasce “dalla necessità di supportare le zone agricole allo scopo di garantire una fruizione meno burocratizzata dei territori a vocazione agricola, nel rispetto delle buone prassi culturali e della tradizione”. Che cosa siano le “buone prassi culturali” è difficile da capire. Quelle della tradizione si riferiscono, probabilmente, al periodo precedente al 1990 quando venne riconosciuto il Parco della Lessinia. C’è poi un riferimento ai cinghiali, preludio al ricorso a forme di caccia selettiva.

Se Zaia tace e i suoi consiglieri non demordono, i cittadini camminano. Preceduti dalla lettera scritta due mesi fa a Zaia: “In assoluta controtendenza rispetto agli altri Paesi europei e a una sensibilità diffusa a livello mondiale, la proposta di legge comporterebbe, se approvata, una restrizione dell’area protetta di circa il 20 per cento del territorio del Parco. Si tratterebbe del primo caso in Europa”. E ancora: “La proposta di legge lede l’integrità del Parco mettendo a rischio la protezione dei così detti ‘vaj’ che attualmente sono parte integrante dell’area protetta come zone agro-silvo-pastorali e che con la nuova legge sarebbero trasformati in aree contigue esterne al Parco”.

Chi ha la memoria lunga è il consigliere regionale del Pd, Andrea Zanoni, che dichiara. “Diecimila persone che si sono mobilitate per difendere il proprio territorio, smascherano il gioco di Zaia che ora finge di non sapere, scaricando le responsabilità su altri. Un comportamento non proprio da leader”. E ricorda: “Già il 30 dicembre 2016 Zaia firmò la promulgazione della Legge numero 30 che prevedeva la riduzione dei confini del Parco della Lessinia, ma fortunatamente non fu applicata perché era stata scritta coi piedi. Non è quindi la prima volta che ci prova, pertanto se adesso gioca allo scaricabarile e farà retromarcia è solo grazie alla mobilitazione popolare”.

In commissione regionale si sono inventati un trucchetto per evitare figuracce. Due settimane fa, dopo aver sentito le obiezioni degli ambientalisti, la maggioranza a trazione leghista aveva approvato la legge, in vista del passaggio in aula. Una settimana dopo, con la bufera in corso, ecco l’espediente di chiedere il parere all’Ente del parco, fino ad allora dimenticato. E cosi l’approvazione è, almeno formalmente, congelata.

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