I fiumi sono messi a rischio dagli incentivi per il piccolo idroelettrico. Nonostante le attenzioni rivolte da un decreto direttoriale del ministero dell’Ambiente, con tanto di tabelle e indicazioni, c’è un potenziale conflitto di interpretazione con un altro documento, diffuso dai distretti idrografici. Una lettura diversa che potrebbe rendere meno stringenti le prescrizioni sul rispetto dei corsi d’acqua naturali durante i lavori di esecuzione delle centrali idroelettriche. L’allarme è stato lanciato dal coordinamento Free Rivers, che unisce comitati e associazioni impegnati per la tutela dei fiumi.

Conflitto tra direttive
Proprio per questo motivo è stata promossa una mobilitazione il 25 gennaio in varie località: l’obiettivo è quello di mettere il tema sotto i riflettori, ribadendo la necessità di garantire controlli rigorosi. L’iniziativa è il seguito di una lettera scritta a ottobre al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per denunciare e scongiurare i rischi segnalati. Ma qual è l’oggetto della contesa? Sembra un tecnicismo, eppure è un aspetto centrale. Esiste una divergenza tra alcune direttive: quelle direttoriali, emanate dal ministero, e quelle distrettuali, predisposte dai distretti idrogeografici e ritenute meno tutelanti dal coordinamento Free Rivers. La decisione finale sul via libera ai progetti spetta alle Arpa (le agenzie regionali per la protezione ambientale), sotto la supervisione dell’Ispra. E qui scatta la preoccupazione degli ambientalisti: le agenzie regionali potrebbero propendere per un’interpretazione meno severa pur di far iniziare i lavori. “Siamo favorevoli alle risorse rinnovabili perché ci aiuteranno a uscire dall’era del petrolio”, precisa a ilfattoquotidiano.it Vanda Bonardo di Legambiente, che sta seguendo da vicino il caso. “Ma – aggiunge – devono essere fatte bene, non devono danneggiare in alcun modo i fiumi”.

Ministero senza poteri
Gli esponenti di Free Rivers hanno quindi lanciato l’appello direttamente a Costa. Sulla vicenda è stata presentata anche un’interrogazione alla Camera, firmata dalla deputata di Leu, Rossella Muroni, per cui l’impegno sul rispetto dei fiumi non riguarda solo “una questione ambientale, ma è strategico anche in chiave di contrasto al rischio idrogeologico“. Ma il ministero, contattato da ilfattoquotidiano.it, ha ribadito di non poter far molto altro dopo l’emanazione delle direttive direttoriali: “Non abbiamo possibilità di intervento, perché la competenza in materia è delle Arpa, su cui il ministero non ha poteri”.

Una lunga storia
Il caso, giunto a uno snodo cruciale, nasce con gli incentivi Fer (fonti energetiche rinnovabili) e con l’intento di sostenere le energie rinnovabili attraverso il supporto dato alle centrali idroelettriche di piccole dimensioni. La battaglia inizia, perciò, da lontano: le associazioni ambientaliste avevano chiesto, e ottenuto, di escludere dagli incentivi i progetti più pericolosi per i corsi d’acqua. Tuttavia, lo stop aveva di fatto bloccato molti lavori, perché non sarebbero stati sostenibili economicamente per le imprese. La Commissione europea ha sbloccato l’impasse, evidenziando che quella norma violava i parametri di una leale concorrenza, dando di conseguenza l’ok agli incentivi ai progetti già approvati. Allo stesso tempo, però, ha chiesto di andare avanti seguendo le prescrizioni della Direttiva Acque dell’Ue con lo scopo di garantire la tutela dei fiumi. Il ministero dell’Ambiente ha così messo nero su bianco le direttive che, stando alle denunce di Free Rivers, potrebbero però non rivelarsi sufficienti.

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