L’avvocato generale della Corte di giustizia Ue dà ragione a superstiti e famiglie delle oltre mille vittime del naufragio della nave Al Salam Boccaccio 98, avvenuto 14 anni fa nel Mar Rosso. A suo avviso possono chiedere un risarcimento dei danni al Rina e all’Ente registro italiano navale, che hanno classificato e certificato la nave battente bandiera panamense. Nelle conclusioni relative alla richiesta di chiarimenti inoltrata alla Corte dal Tribunale di Genova, l’avvocato generale Maciej Szpunar ha dato ragione a superstiti e famiglie, assistite dai legali Stefano Bertone e Marco Bona. Ora toccherà ai giudici stabilire se sposare il suo parere o meno.

La decisione è di grande importanza poiché nel 2013 i superstiti e i familiari delle vittime si erano rivolti alla giustizia italiana ritenendo che le operazioni di certificazione e di classificazione della nave effettuate dagli organismi con sede a Genova siano all’origine del naufragio. Il Rina e l’Ente registro italiano navale affermano di aver agito in qualità di delegati della Repubblica di Panama, Stato sovrano e bandiera battente della Al Salam Boccaccio 98, e hanno chiesto di far valere l’immunità giurisdizionale. Nel caso, insomma, dovrebbero essere giudicati proprio a Panama.

La nave – costruita nel 1970 a Castellammare di Stabia e poi venduta dalla Tirrenia – è affondata quasi 14 anni fa per un incendio mentre navigava nel Mar Rosso con 1.400 passeggeri tra pellegrini ed emigranti egiziani, di ritorno dall’Arabia Saudita. Morirono oltre mille persone. La Al Salam Boccaccio 98 era stata costantemente “seguita” dal Rina, fin dalla sua nascita e anche dopo gli interventi di trasformazione nel 1991. Quando gli avvocati di superstiti e famigliari delle vittime hanno chiesto la consegna di tutti i documenti rilasciati agli armatori del traghetto, il Rina si è opposto. Il Tar ha però dato ragione ai legali.

Bertone e Bona, in rappresentanza di circa 150 persone, sostengono che il Rina ha operato ed emesso documenti da Genova, dove ha sede, e avrebbe svolto male le ispezioni a bordo nave, omettendo di controllare l’efficacia dell’impianto antincendio, dello scarico dell’acqua a mare – la nave si rovesciò a causa di enormi quantità d’acqua intrappolate in garage – e rilasciando i certificati pur in presenza di un equipaggio formato approssimativamente.

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