“Vogliono zittire Radio Città del Capo”. E’ l’allarme lanciato dai giornalisti della storica emittente bolognese che spiegano che, “entro il 10 gennaio, l’editore, la NetLit srl, ha deciso di eliminare i programmi locali di cronaca, politica e cultura e di smantellare la redazione di Bologna”. I redattori potrebbero “anche perdere il lavoro. Tutto sarà spazzato via, a partire dalle tante trasmissioni dei conduttori”. Da 32 anni, Radio Città del Capo racconta Bologna e il mondo. E – sottolineano – i giornalisti: “Lo fa in maniera libera, all’interno del network di Radio Popolare, senza bandiere o schieramenti, ma dalla parte dei diritti e dei più deboli. E’ diventata, nel tempo, un punto di riferimento per Bologna, e non solo”. In più – fanno presente – “sarà azzerato lo spazio che la radio sta dando alla politica regionale” e questo a meno di un mese dalle regionali del 26 gennaio. “L’editore – riferiscono -, con una circolare firmata dal presidente del cda Renato Truce, ha dato ordine di sospendere quella che per lui è stata una ‘sperimentazione’ – la cronaca locale – e che per noi è, invece, da sempre, il lavoro di tutti i giorni e la storia di 32 anni di radio”. In più “per descrivere il nostro lavoro, l’editore sta utilizzando espressioni come ‘utilizzo indebito‘ della frequenza. Come se raccontare la scena culturale, musicale e politica di Bologna fosse qualcosa di indebito, e non, invece, il cuore e il senso stesso del progetto. Il tutto senza parlare delle pressioni al limite della vessazione verso i lavoratori” fanno sapere.

L’annuncio fatto dai giornalisti – che scoperchia una situazione che si delinea molto complessa – ha lasciato sgomento il popolo degli ascoltatori. Tantissimi gli appelli perché l’ipotesi di chiusura venga scongiurata e il sostegno arrivato in redazione, anche da parte di rappresentanti delle istituzioni e della politica. Come l’assessore comunale Matteo Lepore; Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa; Stefano Caliandro, capolista Pd alle prossime Regionali e la candidata leghista del centrodestra a presidente della Regione, Lucia Borgonzoni. “Sono notizie “gravi e preoccupanti”, rimarcano Elly Schlein e Igor Taruffi, candidati con Emilia-Romagna Coraggiosa. “Abbiamo ricevuto tantissima solidarietà – commenta a ilfattoquotidiano.it il direttore responsabile dell’emittente, Riccardo Tagliati -, e questo credo sia utile anche per far sì che, chi non l’ha capito, si renda conto di cosa rappresenta Radio Citta del Capo”. L’assessore al Lavoro del Comune di Bologna, Marco Lombardo, ha annunciato che convocherà un tavolo “per cercare di ascoltare le ragioni dell’editore e dei lavoratori e fare tutto il possibile perché non venga zittita” la radio.

L’allarme rosso sul destino di Radio Città del Capo, intanto, fa venire a galla una spaccatura all’interno della società a cui fa capo l’emittente bolognese. Infatti, Open Group, socio di minoranza di Netlit, non nasconde “preoccupazione per quello che sta accadendo”. Open group, spiega che, “a causa di una visione strategica divergente rispetto alla maggioranza di Netlit e alla mancanza di condivisione di metodi, il rappresentante di Open Group ha di recente presentato le dimissioni dal cda di Netlit”. E ora, “di fronte ai conflitti emersi che vedono contrapposti la maggioranza della società editrice e i lavoratori, rispetto alla cui tutela l’impegno di Open Group sarà massimo” ribadisce “l’opportunità di riaprire il confronto per trovare soluzioni costruttive che possano rilanciare il progetto”.

I giornalisti dell’emittente, intanto, non si arrendono: “Vogliamo impedire che Radio Città del Capo – scrivono – si trasformi in una delle tante frequenze radiofoniche fantasma. Faremo tutto quel che serve per fare in modo che continui a vivere e resti punto di riferimento per Bologna”. Con loro si schiera il Cdr di Radio Popolare, pronto ad appoggiare le azioni in difesa della radio condannando “l’atto di prepotenza e vessazione che vorrebbe zittire una voce storica della radiofonia indipendente non solo bolognese, ma italiana” “Stupisce ancor di più – sottolinea il Cdr – che a volerlo fare siano editori e cooperative che, dietro alle presunte finalità sociali trattano l’informazione come una merce qualsiasi, disperdendo la professionalità”.

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