Il pantano del Del Conero, il baffo di Guerini, i piedi sopraffini sotto qualche chilo di troppo di Lajos Detari, l’Inter che viene annichilita e perde 3 a 0: un battesimo leggendario quello del nuovo stadio di Ancona, 27 anni fa, il 6 dicembre del 1992.

La storia era già stata fatta: la squadra dell’imprenditore Longarini, guidata dall’emergente Vincenzo Guerini, era riuscita a centrare la prima promozione in A l’anno prima coi gol di Tovalieri e Bertarelli, le parate del portierone Nista e la difesa solida formata da Sogliano, Fontana e Marco Pecoraro Scanio, fratello minore dell’ex ministro e leader dei Verdi, Alfonso.

La campagna acquisti per la prima storica stagione in A è di tutto rispetto, considerate le dimensioni e le forze del club marchigiano: l’attacco viene rinnovato totalmente e dal Parma arriva Il Condor Massimo Agostini, dal Norimberga El Raton, Sergio Zarate, fratello maggiore di Maurito che sarebbe poi arrivato alla Lazio, e soprattutto viene preso il fantasista ungherese Detari dal Bologna. Uno che piaceva alla Juve per i suoi colpi e che portava in dote dribbling e tiro da fuoriclasse e un caratterino tutto pepe. Per puntellare la difesa viene preso addirittura un ex campione e vicecampione del mondo: il roccioso argentino Oscar Ruggeri, colonna dell’Albiceleste di Maradona.

L’inizio di stagione, con l’Ancona che disputa le sue partite al vecchio stadio Dorico, è altalenante: Guerini è di quelli che in un epoca di catenaccio e contropiede pretende di far giocare le sue squadre. Ne escono imbarcate clamorose (7 gol dalla Fiorentina, 5 dalla Juve, 4 dal Toro nelle prime 7 giornate) ma anche vittorie importanti (3 a 0 al Foggia di Zeman, 5 a 1 al Brescia di Lucescu, Hagi e Raducioiu).

Gli argentini che in estate avevano fatto sognare Ancona alzeranno presto bandiera bianca: Ruggeri, noto “mordicaviglie”, era ormai così lento che le caviglie degli avversari se le vedeva solo passare davanti e preferirà andare in Messico a novembre invece che far brutte figure in Italia. Zarate invece farà sognare la Gialappas ma non i tifosi. A tenere a galla la squadra sarà soprattutto la vecchia guardia, con il sorprendente e moderno centrocampista Lupo, i giovani terzini Sogliano e Lorenzini, e i due nuovi attaccanti, Agostini e Detari. Il magiaro in particolare regalerà bellezza: sarà lui e quasi solo lui a rendere memorabile il battesimo del nuovo stadio. Il vecchio Dorico, piccolo e inadatto alla Serie A, doveva essere sostituito dal nuovo e moderno Del Conero, non pronto però a inizio stagione.

Dopo le prime cinque gare giocate al Dorico a dicembre arriva il momento di trasferirsi: ad Ancona arriva una grande, l’Inter, e si aprono le porte del Del Conero. Sulla città si riversa una pioggia torrenziale, il nuovo campo tiene ma è pesantissimo: tutta una enorme pozzanghera. Un Danubio Blu su cui Detari, budapestino di nascita, comincia a danzare: pronti via, si prende un pallone sulla trequarti, irride un avversario e spara un destro nel sette lasciando Zenga di sasso.

Per l’Inter si mette ancora peggio quando un pallone si ferma sull’acqua costringendo il portiere nerazzurro a far fallo da ultimo uomo su Agostini e a guadagnarsi il rosso. Il secondo tempo si apre con Detari ancora scatenato che fa secco Beniamino Abate sul suo palo. La giornata magica dell’ungherese non è ancora finita: poco dopo si berrà ancora tutta la difesa dell’Inter, da Abate a Paganin a De Agostini. Quest’ultimo in un impeto di rabbia invece di lasciargli segnare il gol ormai praticamente fatto lo falcerà da dietro: Lupo la metterà dentro a un centimetro dalla linea, ma Detari avrebbe meritato quella tripletta.

Sarà tra i pochissimi acuti del campionato dell’Ancona. Il rendimento troppo altalenante relegherà i biancorossi al penultimo posto, condannandolo alla retrocessione: l’anno dopo dalla B i marchigiani, guidati ancora da Guerini, arriveranno in finale di Coppa Italia, perdendo con la Samp. Rivedranno la A solo nel 2003, ma la stagione fu pessima: quell’Ancona secondo le statistiche è stata la peggior squadra della storia della serie A. Oggi la squadra si chiama Anconitana e dopo anni di enormi vicissitudini societarie è in Eccellenza: Agostini, Guerini e Detari che distruggono l’Inter sono un ricordo lontano, ma il ricordo più bello.

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