Donne costrette a partorire in elisoccorso, pazienti in dialisi che devono percorrere centinaia di chilometri per accedere ai trattamenti e ospedali chiusi nei fine settimana. La riorganizzazione della rete ospedaliera in Sardegna, ereditata dalla riforma della passata giunta di centro sinistra e sulla quale l’attuale maggioranza sardo-leghista aveva annunciato “tabula rasa” in campagna elettorale, continua a creare disagi e malcontento nella popolazione. Situazioni che hanno spinto la Procura di Tempio Pausania a svolgere verifiche su eventuali ipotesi di reato relative alla sospensione del punto nascita dell’ospedale Paolo Dettori di Tempio, anche se ufficialmente non è stato aperto alcun fascicolo d’indagine. Ma la risposta dei vertici dell’Azienda sanitaria regionale (Ats) è in una circolare, datata 27 settembre 2019, in cui si intimano i dirigenti sanitari, il personale medico, amministrativo ed Oss a non esprimere alcuna opinione su possibili episodi scaturiti dalla progressiva perdita di funzioni e di servizi nei presidi ospedalieri sardi. Un divieto talmente stringente da impegnare il personale ad astenersi da qualsiasi commento, anche sui proprio profili social. Situazione che è arrivata fin dentro a Montecitorio, dopo che la deputata M5s, Mara Lapia, ha denunciato la situazione in aula.

Nel documento firmato dal commissario di Ats, Giorgio Steri, e indirizzato a tutti i Direttori responsabili delle strutture sanitarie sarde e a tutti i dipendenti si fa presente che nei rapporti con gli organi di stampa e persino nella gestione delle relazioni personali sul web “è fatto divieto assoluto di divulgare notizie d’ufficio”. Non solo: “È inoltre fatto divieto di assumere giudizi o affermazioni denigratorie nei confronti dell’Ats e delle sue articolazioni organizzative o comunque lesive dell’onorabilità e della reputazione dei propri superiori gerarchici e dei colleghi in genere”. Per chi viola queste prescrizioni sono previsti “provvedimenti disciplinari da adottare nelle opportune sedi”.

“Benché giuridicamente legittima e conforme al codice di comportamento dei dipendenti pubblici, la circolare è sufficientemente eloquente per essere giudicata un vero e proprio bavaglio messo oggi a tutti i dipendenti dell’Ats”, ha denunciato Lapia nel suo intervento in aula. “Una minaccia nemmeno troppo velata – ha poi continuato la deputata – Non è un caso che sia venuta fuori proprio adesso, visto lo stato in cui versa la sanità in Sardegna. Oggi la stampa permette ai medici e ai cittadini di denunciare tutto ciò che avviene e la gravissima situazione in cui si trovano ospedali, reparti e malati. La stampa coadiuva la lotta di queste persone. Se sono rispettati i limiti della veridicità e dell’interesse pubblico a divulgare le notizie senza espressioni ingiuriose il diritto di critica del lavoratore non può essere sanzionato neanche sotto il profilo disciplinare. Ciò perché rimane fermo il principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero”.

L’ultimo episodio è quello di Carlotta, la neonata nata in volo sull’elisoccorso mentre sua madre veniva trasportata dall’isola de La Maddalena ad Olbia a causa della chiusura del punto nascita nel locale ospedale Paolo Merlo. Una vicenda a lieto fine che però mette in luce il paradosso di una comunità di undicimila abitanti priva da più di un anno di un servizio per le partorienti, costrette a prendere il traghetto, o l’elicottero in caso di emergenza, per mettere alla luce i loro figli. Non molto migliore è la situazione dell’Ospedale di Ghilarza, che annuncia la chiusura del pronto soccorso nei week end per mancanza di personale. La soluzione proposta non è stata quella di incrementare le assunzioni, ma di impiegare i medici della continuità assistenziale, ovvero le ex guardie mediche convenzionate prive di competenze specifiche sull’emergenza-urgenza, per coprire i “buchi” in organico. Ancora: chiude il centro dialisi di Dorgali, in Ogliastra, e i pazienti sono così costretti fare cento chilometri di curve fra andata e ritorno verso Nuoro o Siniscola per potersi curare: un viaggio che per pazienti debilitati e bisognosi di trattamenti continui può rivelarsi davvero oneroso.

Con questa situazione che si protrae ormai da tempo, la Procura di Tempio Pausania ha ricevuto un esposto, il 23 maggio scorso, da parte di un’attivista del comitato “Abali Basta” che ha presentato anche 1600 firme di cittadini tempiesi chiedendo di indagare per interruzione di pubblico servizio e abuso di potere a seguito del perdurare della sospensione-chiusura del servizio, che inizialmente era stato previsto a causa della mancanza in via temporanea di personale medico, del punto nascita dell’ospedale Paolo Dettori. Come a La Maddalena, la perdurante chiusura costringe da più di un anno le partorienti ad affrontare un lungo tragitto montano in ambulanza o, in estrema urgenza, in elicottero verso Olbia, pur in presenza di un reparto attrezzato in loco. Per gli attivisti del comitato tempiese è l’ennesima conseguenza di una riforma nata con la coperta corta e che, pur di assegnare 200 posti letto alla nuova struttura pubblico-privata del Mater Olbia, di proprietà qatariota, ha pianificato la chiusura di interi reparti nei piccoli ospedali pubblici sardi.

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