Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge che introduce ulteriori interventi urgenti per l’accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto del 2016. Tra questi, c’è la proroga fino al 31 dicembre del 2020 dello stato di emergenza per Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, con lo stanziamento di 725 milioni, divisi in 380 milioni per il 2019 e 345 milioni per il 2020. L’ok del governo è arrivato in nottata ma il provvedimento aveva incassato già nella giornata di lunedì la soddisfazione dei sindaci ma anche qualche malcontento da parte dei presidenti delle Regioni interessate, che in giornata si erano presentati all’incontro con il governo e con il premier Conte portando sotto il braccio un numero considerevole di emendamenti. “Accogliamo molte delle richieste attese dalle popolazioni e provenienti dai territori, a seguito di una fase di ascolto sia sul piano tecnico sia politico, che va avanti da tempo. La sinergia tra tutti gli attori istituzionali è infatti la chiave di successo per questa sfida che dobbiamo assolutamente vincere”, ha commentato su Facebook Giuseppe Conte. “Il Parlamento adesso avrà modo di migliorare ulteriormente il decreto”, ha concluso.

Il decreto approvato accoglie comunque molte delle richieste avanzate dai territori interessati, come la riduzione del 60% degli importi da restituire in relazione alla cosiddetta “busta paga pesante”, ovvero il taglio degli oneri fiscali, previdenziali e assistenziali che erano stati sospesi dall’agosto del 2016 a tutto il 2017 e che non dovranno più essere restituiti in misura integrale ma limitata al 40%. Per quanto riguarda invece la ricostruzione privata, una procedura accelerata per l’avvio dei lavori basata sulla certificazione redatta dai professionisti. Il controllo non verrà realizzato più a monte sul 100 % dei richiedenti, come avviene oggi, ma solo a campione sul 20 %. Restano fermi i controlli a campione a valle già oggi previsti dalla legge. Il testo contiene poi misure per agevolare l’approvazione dei progetti per la ricostruzione, regolando le modalità e le procedure per la copertura delle anticipazioni ai tecnici e ai professionisti del 50% dei loro onorari alla presentazione del progetto, con la previsione che per tali anticipazioni non possa essere richiesta alcuna garanzia.

Per la ricostruzione degli edifici pubblici invece, c’è l’attribuzione della priorità agli edifici scolastici che, se siti nel centro storico, dovranno essere ricostruiti nel luogo nel quale si trovavano, salvo impedimenti oggettivi; in ogni caso, la destinazione d’uso dell’area in cui sorgevano non potrà essere modificata. Per favorire lo smaltimento delle macerie, l’obbligo di aggiornamento da parte delle Regioni del piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti, da effettuarsi entro il 31 dicembre 2019, al fine di individuare nuovi siti di stoccaggio temporaneo; in caso di inadempienza, l’aggiornamento sarà realizzato dal Commissario straordinario. Sono previste, inoltre, misure anti-spopolamento volte a incentivare gli imprenditori a non abbandonare i territori, come l’estensione al territorio dei Comuni del Cratere della misura prevista a favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, denominata “Resto al Sud” e interventi finanziari a favore delle imprese agricole del territorio.

I sindaci da parte loro hanno parlato del dl come di “un buon inizio“, ma intanto hanno già approntato una lunga lista di emendamenti che hanno intenzione di presentare in Parlamento. Tra questi: una governance efficace in grado di coinvolgere le Regioni colpite dal sisma del 2016 insieme ai Comuni e all’Anci nella ricostruzione; norme specifiche per il personale sulla riclassificazione delle sedi dei segretari comunali per favorire la loro effettiva copertura nelle zone del sisma; e ancora semplificazione delle norme per favorire sia la ricostruzione pubblica che quella privata.

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