“Credo che uno dei modi per dare ordine ai flussi sia quello di formare le persone a monte e comunque di favorire l’immigrazione effettivamente necessaria al mercato del lavoro”. A dirlo non è un manager di Stato qualunque, bensì l’ex coordinatore dei Servizi segreti Giampiero Massolo, che dal 2016 presiede Fincantieri, gruppo pubblico della cantieristica dove, in mancanza di operai specializzati Made in Italy, si importano dall’estero una buona fetta delle maestranze. “La politica potrebbe ascoltare le imprese che possono dire cosa realmente serve”, è la morale lanciata a ilfattoquotidiano.it dal Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio. Che non viene ascoltata se il numero uno degli industriali Vincenzo Boccia rileva che “è da tempo che non se ne parla”. Nonostante industriali navigati come Riccardo Illy ritengano “indispensabile riaprire un ragionamento sull’impresa”, dato il “mismatch tra i posti di lavoro che si offrono e i lavoratori disponibili a prenderli”. Lo conferma anche chi lavoro in tutt’altra area del Paese, Raffaele De Nigris erede dello storico acetificio di origine napoletana e di base a Modena: “È sempre una sfida perché i livelli apicali fuggono all’estero mentre la manodopera è scarsa”.

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