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19 Settembre 2019

Ultimo aggiornamento: 20:22 del 19 Settembre 2019

Vespa, Fnsi: “Intervista a vittima di violenza priva di deontologia”. Lui replica: “Polemica violenta”. E l’ad Rai: “Condivido contrarietà”

di F. Q.
Il caso è arrivato anche in Parlamento: i capigruppo di Leu hanno presentato un'interrogazione, subito seguiti da un senatore del Pd. Sotto accusa i termini usati dal conduttore nei confronti di Lucia Panigalli, vittima di un duplice tentativo di femminicidio. Il giornalista sarà ora sottoposto a un procedimento disciplinare chiesto direttamente da una privata cittadina
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Vespa, Fnsi: “Intervista a vittima di violenza priva di deontologia”. Lui replica: “Polemica violenta”. E l’ad Rai: “Condivido contrarietà”
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Bruno Vespa

Porta a Porta

Violenza sulle Donne

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Il caso dell’intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, vittima di tentato femminicidio, andata in onda durante l’ultima puntata di Porta a Porta il 17 settembre scorso, dopo le considerazioni della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Ordine dei giornalisti, è arrivato anche in Parlamento e ai vertici aziendali. Sotto accusa sono finiti i “toni e il linguaggio utilizzati” dal conduttore durante la trasmissione, come la definizione “amore folle” o la frase “se avesse voluto ucciderla lo avrebbe fatto”. Termini considerati “ambigui” e “privi di deontologia” dai sindacati che oggi sono costati al giornalista l’apertura di un “procedimento disciplinare” nei suoi confronti. Le polemiche, ha replicato però Vespa sono “violente”, tanto da sentirsi “criminalizzato”. Necessario, invece, per l’ad Rai, Fabrizio Salini, che ha condiviso “la contrarietà suscitata dai toni del presentatore”, svolgere “tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza”.

La nota congiunta Fnsi – UsigaRai e l’apertura del procedimento disciplinare – Dopo le critiche lanciate ieri dalle associazioni che difendono i diritti delle donne, il comportamento tenuto dal giornalista durante l’intervista è stato denunciato anche dallo stesso sindacato Rai e dalla Commissione pari opportunità della Federazione nazionale della stampa italiana. “Di fronte ai continui episodi di violenza contro le donne la Rai dovrebbe essere promotrice di cambiamento culturale. E invece dobbiamo assistere all’ennesima intervista che mette sotto accusa la vittima”, si legge nella nota congiunta. “Non è nuovo Vespa a questo tipo di interviste, che si trasformano in interrogatori alle donne invece che in occasioni per raccontare e approfondire un fenomeno strutturale come quello della violenza”, proseguono Usigrai e Fnsi, sottolineando come le parole distorte applicate a una violenza non sono casi isolati. “Ci chiediamo come sia possibile, alla luce del ruolo che la Rai svolge al servizio delle cittadine e dei cittadini, che possa venire tollerata una tale, distorta, tossica rappresentazione della violenza contro le donne”, concludono le due rappresentanze, che lanciano un monito anche all’AD Fabrizio Salini, sottolineando la violazione “non solo delle norme deontologiche ma anche del Manifesto di Venezia“. Una posizione condivisa nel pomeriggio anche dalla Commissione pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti che in una nota ha annunciato che il giornalista sarà “sottoposto al rituale procedimento disciplinare”, arrivato di fronte al consiglio di disciplina territoriale del Lazio grazie alla denuncia di una privata cittadina. Nella nota la Cpo ha sottolineato “i contenuti, i toni e il linguaggio” deplorevoli “utilizzati dalla trasmissione” evidenziando il comportamento “ambiguo e scorretto” nei confronti della donna “già vittima di violenza”, chiedendo “maggiore attenzione alla Rai nella verifica delle trasmissioni dal contenuto particolarmente sensibile come questo”.

La risposta di Vespa: “Criminalizzato” – Immediata la reazione del conduttore alle critiche. “Mi sono dimesso il 23 gennaio 2016 dalla Federazione Nazionale della Stampa per il carattere violento, pretestuoso e settario delle sue polemiche nei miei confronti. Il mio giudizio si rafforza alla luce dell’incredibile dichiarazione di oggi. Credo sia la prima volta in assoluto che un giornalista viene criminalizzato a causa di una trasmissione per la quale viene al tempo stesso ringraziato dall’avvocato della sua presunta vittima”, ha dichiarato Vespa, sottolineando la posizione di Giacomo Forlani, legale della Panigalli che ha ringraziato il presentatore “per la sensibilità mostrata nei confronti di un caso umano”. Una posizione poi rivista dalla vittima che, sentita dall’Ansa, si è invece detta “profondamente offesa” dal conduttore.

L’intervento di Salini – “Condivido la forte contrarietà suscitata dai toni dell’intervista realizzata da Bruno Vespa alla signora Lucia Panigalli”, così l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini ha commentato il caso, sottolineando che l’azienda “considera la difesa e la tutela dei diritti delle donne un principio imprescindibile e indiscutibile, su cui non sono mai tollerabili equivoci. Assicuro che saranno svolti tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza sulla vicenda“. “Prendo atto – ha proseguito – che lo stesso Vespa si è scusato per gli equivoci. Ribadisco che la Rai e tutte le sue strutture – a cominciare da Porta a Porta – devono aderire alla linea editoriale dell’azienda che condanna fermamente la violenza – di qualsiasi natura, in ogni forma e modo”.

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Il caso in Parlamento – E la polemica è arrivata anche in Parlamento con l’intervento del vicepresidente del Movimento 5 stelle della Camera, Maria Edera Spadoni, quello di Liberi e uguali e del senatore del Partito democratico Francesco Verducci, esponente della Commissione di Vigilanza Rai che ha annunciato un’interrogazione parlamentare sul tema. “È davvero sconcertante dover commentare quanto successo in una delle principali trasmissioni della Rai, ‘Porta a porta’ con ospite Lucia Panigalli, sopravvissuta alla violenza del suo ex-compagno – ha detto Verducci – La conduzione di Bruno Vespa ha rovesciato l’intento della trasmissione, trasformandola in un megafono dei peggiori pregiudizi e distorsioni nei confronti della parità di genere e dell’emancipazione femminile. È inaccettabile, in un Paese come il nostro segnato dalla piaga drammatica del femminicidio, che si continui surrettiziamente ad alimentare una sub-cultura manipolatoria e discriminatoria. È andata in onda l’ennesima pagina nera per il servizio pubblico, in uno spazio vetrina della rete ammiraglia. Un fatto su cui l’Ad Salini deve intervenire. Per questo presenteremo una interrogazione urgente”. Un’interrogazione già presentata dai capigruppo di Leu alla Camera e al Senato che hanno chiesto un “intervento urgente dell’azienda”. Posizione condivisa anche da Maria Edera Spadoni che ha promesso una segnalazione all’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni): “Su temi così delicati e sulla sofferenza delle persone, tutti coloro che svolgono il difficile compito di informare, devono avere la massima attenzione e delicatezza. Anche la commissione Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ‘deplora contenuti, toni e linguaggio utilizzati nella trasmissione Porta a Porta’ Inoltre Bruno Vespa è stato deferito al Consiglio di Disciplina del Lazio per l’intervista. Anche io farò una personale segnalazione all’Agcom”.

La vittima: “Offesa dai toni, mi dissocio dal mio legale” – “Le luci, la concitazione, il pubblico, i tempi velocissimi mi hanno frastornato in modo tale da impedirmi di capire ciò che era appena successo, ma ora a mente più fredda dichiaro di sentirmi profondamente offesa dal tono e dai modi usati da Vespa nel corso della trasmissione. Mi sento offesa anche a nome di tutte le donne che non sono state ‘fortunate’ come me'”. Così l’intervistata, Lucia Panigalli, ha risposto all’Ansa in merito alla vicenda che la vede protagonista. “Desidero dissociarmi da quanto apprendo che avrebbe dichiarato uno dei miei legali, fermo restando che ringrazio l’Azienda Rai per l’attenzione che da sempre riserva al mio caso”, ha continuato la Panigalli. Dopo l’intervista rilasciata a ‘Porta a Porta’, ha spiegato, “nell’immediato non sono riuscita a capire cosa mi aveva tanto infastidita. E solo in seguito ho realizzato che non mi sono state poste le domande che mi aspettavo dopo i lunghi colloqui con la redazione. Viceversa – ha precisato la Panigalli – mi è stato chiesto di rivivere le fasi più truci dell’aggressione subita, senza quasi darmi modo di spiegare il motivo vero per cui mi trovavo in quello studio e senza che si cogliesse l’estrema drammaticità di quanto patito”.

Il caso in trasmissione – Durante la puntata Vespa ha usato diverse espressioni considerate “scorrette e irrispettose” nei confronti della donna. Frasi come “se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe fatto”, oppure “signora, 18 mesi sono un bel flirtino”, riferendosi alla storia della vittima con il suo aggressore, o ancora chiamando “amore folle” l’ossessione di lui, Mauro Fabbri. Due in particolare i tentativi di omicidio di Fabbri: il primo nel 2010, quando l’ex compagno della Panigalli l’ha aggredita con calci, pugni e coltellate, finendo poi in galera per 8 anni e mezzo, la seconda nel 2017, quando ha commissionato al suo compagno di cella il delitto, offrendo in cambio 25mila euro, un trattore e un’auto. Un ipotetico reato, quest’ultimo, confermato dalle registrazioni ambientali ma che per la giustizia italiana non è perseguibile non potendo “fare un processo alle intenzioni”.

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  • 17:03 - Calabrese (Tor Vergata): "Qui una parte di storia di Federica Torzullo e noi ne avremo cura"

    Roma, 19 ott. (Adnkronos) - "Oggi vorrei dire alla famiglia di Federica una cosa molto semplice: qui c'è una parte della sua storia e noi ne avremo cura. Da oggi un'aula porterà il suo nome: sarà un'aula piena di vita. Entreranno i ragazzi con i libri sotto il braccio, cominceranno lezioni, nasceranno domande, si parlerà di esami, di progetti, di futuro. Il nome di Federica sarà lì, dentro queste giornate. E quando qualcuno chiederà chi era, avremo una storia da raccontare. La storia di una giovane donna che ha studiato in questi stessi luoghi ed è diventata ingegnere. Di una persona il cui lavoro è ancora qui e continua a portare il suo nome". A dirlo è stato Armando Calabrese, docente di Gestione aziendale del dipartimento di Ingegneria dell’Impresa, alla cerimonia - oggi a Roma - per lo svelamento della targa dell’aula porta il nome di Federica Torzullo, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 nell'Ateneo e vittima di femminicidio l'8 gennaio 2026.

     

    "Sono stato il suo relatore - ha ricordato il professore -, l'ho accompagnata nel lavoro che l'ha portata a diventare ingegnere gestionale. Ho conosciuto Federica in un momento della sua vita dedicato a imparare, a mettere alla prova le proprie capacità, a costruire qualcosa di suo. In questi giorni ho ripensato al significato di quel lavoro. Una tesi raccoglie mesi di studio e di impegno. A un certo punto viene consegnata, discussa, riposta in un archivio. La vita prosegue. Oggi quelle pagine ci permettono di ritrovare Federica attraverso qualcosa che ha fatto lei. Ci sono le sue analisi, ciò che aveva imparato, il risultato che aveva raggiunto. C'è una parte del suo cammino che possiamo ancora conoscere e raccontare. Questo è il piccolo ricordo che possiamo affiancare ai vostri - ha aggiunto Calabrese -. Voi custodite la sua voce, il suo modo di essere, i momenti condivisi: ricordi intimi che appartengono alla vostra famiglia e ai quali ci avviciniamo con delicatezza. Noi custodiamo il passaggio di Federica in questa università e oggi desideriamo dirvi che quel passaggio conta, che per noi ha un valore, che merita di rimanere. Averla avuta tra i nostri studenti è qualcosa di cui siamo grati".

     

    "Mi auguro che questo nostro gesto possa farvi sentire il nostro affetto, che possiate riconoscervi il desiderio sincero di essere vicini a voi e di custodire bene ciò che Federica ci ha lasciato - ha detto ancora -. Sento che questo è anche un compito della nostra comunità: dare continuità alla memoria, dedicare attenzione e tempo, fare in modo che le persone non diventino nomi dei quali si è smesso di conoscere la storia. Oggi vi siamo accanto con rispetto per il vostro dolore e con gratitudine per aver condiviso con noi questo momento - ha concluso il docente -. Vorrei che portaste con voi un pensiero semplice: in questi luoghi Federica ha fatto qualcosa di bello e di importante per la sua vita. Ha imparato, ha costruito le proprie competenze, ha raggiunto un traguardo che le appartiene per sempre. Qui continueremo a raccontarlo e, ogni volta che tornerete, saremo lieti di accogliervi, di aprire quelle pagine insieme a voi e di ricordare Federica".

  • 17:02 - Caramia (Tor Vergata): "Dobbiamo fare nostra parte contro femminicidi"

    Roma, 19 ott. (Adnkronos) - "Il femminicidio non è una fatalità, non è un destino inevitabile: è la pretesa di esercitare un potere sulla vita di un'altra persona. Il rispetto non deve essere una concessione, ma un principio. La libertà di una persona non deve terminare dove iniziano le aspettative di un'altra. Credo fortemente che l’università debba sapersi porre in maniera critica su questi aspetti e, insieme alle istituzioni, deve fare la propria parte. Si può insegnare tutto questo non soltanto attraverso le parole, ma attraverso il comportamento quotidiano, il modo in cui ci relazioniamo, il modo in cui ascoltiamo e riconosciamo la dignità delle persone". Sono le parole di Massimiliano Caramia, coordinatore della macroarea di Ingegneria e professore ordinario del dipartimento di Ingegneria dell'impresa 'Mario Lucertini' dell’Università Tor Vergata, alla cerimonia - oggi nell’Ateneo romano - per lo svelamento della targa dell’aula che porta il nome di Federica Torzullo, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 e vittima di femminicidio l'8 gennaio 2026.

     

    "Già da oggi in quest'aula entreranno studenti e studentesse che non avranno mai conosciuto la storia di Federica Torzullo: vedranno la targa, leggeranno un nome e magari si domanderanno chi era, cosa le è accaduto e perché - ha proseguito -. Il valore di ciò che facciamo oggi si misurerà anche nella risposta che saremo capaci di dare a queste domande. Oggi non possiamo restituire a Federica il futuro che le è stato sottratto. Possiamo, però, fare in modo che il suo nome continui ad accompagnare il futuro di altri giovani. Insegniamo ai nostri studenti a risolvere problemi, li abituiamo a riconoscere le cause, a studiare le conseguenze, a gestire la complessità, a prendere decisioni. Possiamo formare ingegneri straordinariamente competenti, possiamo insegnare loro a progettare sistemi efficienti e a organizzare in modo meticoloso realtà molto complesse - ha detto ancora Caramia -. Ma tutto questo non basta se non accompagniamo alle competenze la capacità di rispettare gli altri, le loro scelte e la loro autonomia. Perché una società non è migliore soltanto quando diventa più efficiente: è migliore quando diventa più giusta. E occorre saper insegnare anche che ciascuno di noi deve imparare a riconoscere i propri doveri inderogabili, che supportano il raggiungimento dei diritti inviolabili personali e, la cosa più difficile da capire e attuare, anche di quelli degli altri".

     

    "Oggi abbiamo scelto di fare qualcosa di importante - ha aggiunto Caramia -, abbiamo scelto di dare il nome di Federica Torzullo a un'aula universitaria, in particolare a un'aula di lettura. Un'aula di lettura è un luogo molto particolare: a differenza delle aule dove si seguono le lezioni, dove gli studenti e le studentesse ascoltano quasi esclusivamente le spiegazioni dei docenti per formarsi, l'aula di lettura è un posto dove ogni anno entrano e si siedono persone diverse non solo per ascoltare. Studenti e studentesse studiano, si ascoltano, parlano anche della loro vita personale, cosa che nelle aule durante le lezioni non si può fare. Qualche volta si annoiano, perché no? Qualche volta scoprono qualcosa che cambierà la loro vita. Insomma, sono persone diverse: non solo maschi e femmine, ma cittadini con storie, aspettative, ambizioni, paure e speranze diverse".

     

    "Questo è proprio quello che dice la nostra Costituzione italiana - ha osservato -. In particolar modo faccio riferimento all'Articolo 2: non siamo semplici cittadini o numeri, siamo uomini e donne con i nostri diritti inviolabili. Che non sono solo quelli che vediamo esternamente tutti i giorni e per i quali combattiamo, l'educazione, la scuola, il lavoro, la sanità: i diritti inviolabili di cui parla l'Articolo 2 sono quelli più specifici di ciascuno di noi, quelli che ognuno si crea interiormente e che spesso non condivide neanche con gli altri. Federica è stata una di quelle studentesse che passava ed entrava in queste aule, studiava, si fermava, aveva queste ambizioni - ha ricordato - Come nostra studentessa, e come tanti giovani che oggi frequentano questi luoghi, aveva scelto un percorso impegnativo fatto di studio, esami, sacrifici, progetti e aspirazioni. Spesso, quando pensiamo all'impegno che mettiamo nel raggiungere le nostre ambizioni, pensiamo sempre a qualcosa di individuale, ci impegniamo per noi stessi. Penso invece che una delle cose più belle sia pensare che il nostro impegno è ciò che garantisce anche agli altri l'opportunità di soddisfare le proprie esigenze, i propri progetti e le proprie scelte. E questa è una cosa molto complicata", ha concluso Caramia.

  • 16:46 - Guerriglia a Milano, parlano i negozianti: "Abbiamo paura che ci riconoscano e vengano a cercarci"

    Milano, 19 ott. (Adnkronos) - C'è paura e tensione tra le vie del centro di Milano. I negozi mostrano le cicatrici della due giorni di scontri e saccheggi: vetrine spaccate, entrate sbarrate con muri di legno improvvisati, saracinesche abbassate. Qualcuno ha deciso di non aprire. "Abbiamo paura" dice un ambulante di via Torino all'Adnkronos a microfoni spenti. Sono pochi quelli che parlano: "Non voglio parlare. Questi mi riconoscono e poi vengono qua..." aggiunge. Non è l'unico a ripeterlo, in corso Vittorio Emanuele la situazione è analoga: "Siamo sempre qui, tutti i giorni. Dicono che andranno avanti tutta la settimana". Le strade sono piene, turisti e abitanti si susseguono, sguardi si incrociano, ma la tensione nell'aria si taglia con un coltello. C'è chi ha tenuto aperto sia il sabato sia la domenica e ha assistito a tutto. "Ho visto decine di ragazzini incappucciati correre per via Torino. Abbiamo fatto entrare delle persone che scappavano e abbiamo abbassato la saracinesca. Saremo stati una quarantina in negozio ad aspettare" dicono gli addetti del negozio 'Just in Case', a poche decine di metri dal Duomo di Milano.

    "La situazione è diventata pericolosa subito, c'era un delirio. Sabato chiudere in fretta non è stato possibile, quindi un gruppo di ragazzi molto giovani è entrato, ha preso e distrutto. I danni non sono stati eccessivi" riferisce il responsabile dell'attività Mr Vape di via Torino. Il negozio oggi era aperto, ma i dipendenti non sono tranquilli: "I ragazzi che lavorano sono giustamente preoccupati, hanno paura. Dopo quello che hanno fatto qui vicino è pericoloso. Siamo più attenti del solito e se vediamo appena un movimento siamo pronti a chiudere". C'è anche chi è per una linea inflessibile: "Devono intervenire in maniera dura. Quelli che sono stati portati ieri in questura che poi dopo 15 ore sono usciti come se non fosse successo niente, oggi dovrebbero essere a riparare e a fare 100 ore di lavoro a settimana nelle attività che hanno spaccato" incalza Arkady, proprietario di una panineria tra le vie centrali di Milano. "Io ho una piccola attività commerciale: ieri ho fatto entrare i miei clienti mentre vedevo le famiglie e i turisti che scappavano. Ma questi sono un branco di vigliacchi, non serve il termine maranza, sono sciacalli".

    Dietro le saracinesche e le vetrine "c'è gente che si alza tutte le mattine per tirare a campare", anche loro colpiti dal caro vita "e che non c'entra nulla con quanto è successo ieri". "I celerini sono degli eroi, chi ci difende sono degli eroi. Dovrebbero essere i cittadini fuori a combattere questa roba qua. Puoi protestare e dire la tua in maniera civile, ma la tua libertà finisce quando rompi le palle" conclude Arkady.

  • 16:01 - Giornata ginecologia universitaria, Nappi (Agui): "Non normalizzare dolore endometriosi"

    Roma, 19 ott. (Adnkronos Salute) - "L’endometriosi è una patologia cronica che interessa oltre il 10% delle donne in età fertile e che presenta tempi di diagnosi troppo lunghi, intorno agli 8 anni. Per questo è fondamentale aumentare la consapevolezza tra le donne e gli operatori sanitari, riconoscere tempestivamente i sintomi e costruire percorsi di diagnosi e cura più omogenei sul territorio nazionale per ridurre l’impatto della patologia e preservare la fertilità". Così Luigi Nappi, presidente nazionale Agui - Associazione ginecologi universitari italiani, riassume il messaggio al centro della prima Giornata nazionale della Ginecologia universitaria, promossa da Agui, che si celebra il 21 ottobre e che ha per tema ‘Endometriosi. Riconoscere prima. Curare meglio’.

    "Per troppo tempo molte donne hanno imparato a convivere con un dolore considerato quasi inevitabile - spiega Nappi - Non deve essere così. Un dolore pelvico che compromette lo studio, il lavoro, le relazioni o la quotidianità merita di essere ascoltato e valutato. È fondamentale che cresca la consapevolezza sia da parte degli operatori sanitari sia da parte delle donne - afferma il presidente Agui - Non tutti i medici hanno ancora piena consapevolezza che il dolore non debba essere accettato come una condizione inevitabile. Quando una ragazza fa un uso eccessivo di analgesici, si sottrae frequentemente agli impegni scolastici, rinuncia alla palestra o modifica le proprie abitudini a causa del dolore, bisogna accendere un campanello d’allarme. È importante intervenire tempestivamente, sia per tutelare la qualità della vita e la fertilità, sia per prevenire, per quanto possibile, l’evoluzione della malattia verso gli stadi più avanzati".

    La patologia si caratterizza per la presenza di tessuto di tipo endometriale in sedi diverse da quella fisiologica della cavità uterina. Può anche essere asintomatica, ma quando si manifesta, il dolore pelvico rappresenta uno dei principali segnali di allarme. "Con questa prima Giornata nazionale - prosegue Nappi - vogliamo portare la ginecologia universitaria ancora più vicino alle donne, mettendo ricerca, competenza e informazione scientifica al servizio della loro salute". Per questo Agui ha predisposto, oltre a un decalogo per riconoscere e gestire l’endometriosi, un Help desk gratuito, sul proprio portale, al quale è possibile inviare quesiti e ricevere informazioni e orientamento da parte degli esperti.

    Tra i 10 punti individuati da Agui, "il primo è abolire il silenzio sul dolore - illustra Nappi - Nonostante i cambiamenti culturali, la donna è ancora spesso portata a soffrire in silenzio e persiste una percentuale di operatori sanitari che tende a considerarlo una conseguenza naturale del ciclo mestruale. Non è così: il dolore importante non deve essere normalizzato. Il secondo punto - continua - riguarda la possibilità di intervenire precocemente e valutare un trattamento adeguato, che può essere farmacologico e/o chirurgico a seconda della situazione clinica. Il terzo aspetto, data la complessità della patologia, riguarda la presa in carico multidisciplinare".

    Nelle 10 raccomandazioni individuate ci sono inoltre: riconoscere anche i sintomi intestinali e urinari ciclici; considerare che la malattia può manifestarsi già durante l’adolescenza; annotare i sintomi e il loro rapporto con il ciclo e richiedere una valutazione ginecologica competente.

    "L’endometriosi viene classificata in 4 stadi - chiarisce il presidente Agui - Attualmente, nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), sono comprese le forme più gravi, corrispondenti al terzo e al quarto. Sarebbe importante estendere il riconoscimento anche al primo e al secondo stadio, per intervenire prima e prevenire, per quanto possibile, lo sviluppo delle forme più avanzate con conseguenze importanti sulla fertilità. In un Paese come l’Italia, che affronta una grave crisi della natalità, tutelare la salute riproduttiva delle donne è una priorità. A questo si aggiunge il risparmio economico: prevenire le complicanze di una malattia cronica significa ridurre i costi per il sistema sanitario e per la società nel suo complesso".

    Rispetto al passato, oggi la diagnosi è possibile anche senza la laparoscopia e "può basarsi sulla valutazione clinica, sulla sintomatologia e sugli esami di imaging, come l’ecografia eseguita da operatori esperti - evidenzia Nappi - Si stanno inoltre studiando strumenti innovativi, tra cui i test salivari, che potrebbero contribuire a identificare la malattia attraverso l’associazione di un test e di un algoritmo basato su un questionario. Su questo fronte è stato finanziato un progetto ministeriale che coinvolge le università di Cagliari, Foggia, Roma e Milano. Una volta identificata la malattia, in alcune situazioni può essere indicata la terapia ormonale, compresa quella con contraccettivi estroprogestinici, ma il trattamento deve essere personalizzato".

    Recentemente Agui ha partecipato alla tappa di Cagliari di 'Fism for People', iniziativa promossa dalla Federazione delle società medico-scientifiche italiane per portare la prevenzione sempre più vicino ai cittadini attraverso un modello di sanità di prossimità.

    "La divulgazione è sempre importantissima - osserva il presidente Agui - La divulgazione è metà terapia, metà diagnosi: è conoscenza, una forma di educazione rivolta non soltanto ai cittadini, ma anche agli stessi professionisti sanitari. Questi incontri pubblici - conclude - consentono di mantenere alta l’attenzione su temi che rischiano di essere sottovalutati nella pratica quotidiana e di raggiungere anche le persone che non arrivano direttamente negli studi medici. La divulgazione diventa così uno strumento per intercettare bisogni, diffondere consapevolezza e favorire il riconoscimento precoce dei sintomi e promuovere salute".

  • 15:34 - Poste, passaporti da record: superate 300mila richieste

    Roma, 19 ott. (Adnkronos) - Superate le 300 mila richieste di rilascio e rinnovo del passaporto presentate presso gli uffici postali italiani. Il mese di agosto 2026 ha fatto registrare il record di 16.947 passaporti erogati. Il precedente massimo era stato raggiunto nel mese di febbraio dello stesso anno con 15.940 passaporti rilasciati, segnando quindi un aumento delle richieste dallo scorso primato del 6%.

    Il servizio di rilascio e rinnovo del passaporto, si legge in una nota di Poste Italiane, è disponibile in 6.932 uffici postali Polis (situati in Comuni con meno di 15mila abitanti) e in 431 uffici postali di grandi città come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Firenze, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.

    Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. I risultati confermano il successo dell’iniziativa: A oggi sono state presentate 300.154 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 236.531 presso i 6.932 uffici Polis attivi nei Comuni con meno di 15.000 abitanti, e 63.623 negli altri 431 uffici postali presenti nei grandi centri urbani.

    Tra i Comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Bergamo (18.555), Verona (18.418), Vicenza (16.712) e Monza (11.833).

    Il procedimento per richiedere il passaporto presso gli uffici postali è semplice e veloce. È sufficiente presentare un documento di identità valido, il codice fiscale, una fotografia e corrispondere l’importo di 42,70 euro, oltre al contrassegno telematico da 73,50 euro. L’importo va versato utilizzando i canali messi a disposizione da Poste Italiane presso gli uffici postali e sulle piattaforme online, oppure mediante i diversi Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) che aderiscono al servizio.

    In caso di rinnovo, è necessario consegnare anche il vecchio passaporto o la denuncia di smarrimento o furto. Gli operatori degli uffici postali raccolgono i dati biometrici (impronte digitali e foto) e inviano la documentazione all’ufficio di Polizia competente. Nelle grandi città il servizio è disponibile su prenotazione che può essere effettuata registrandosi sul sito di Poste Italiane. Il servizio prevede la possibilità di consegna a domicilio del passaporto: una scelta effettuata dall’81% dei cittadini nei piccoli centri e dal 30% dei residenti nelle grandi città.

  • 15:23 - Parcheggio piazza Capponi, residenti: "Ennesimo scavo inutile e i nostri palazzi tremano"

    Roma, 19 ott. (Adnkronos) - "Marciapiedi chiusi, un disabile intrappolato a casa per un cancello sbarrato, la ruspa fin dentro alle finestre e vibrazioni che mettono a rischio i nostri palazzi. Tutto questo per uno scavo archeologico propedeutico alla realizzazione di un parcheggio privato, un'opera giubilare incompiuta a distanza di un anno dalla fine del Giubileo, un'opera inutile, pericolosa e dannosa". A parlare all'Adnkronos è Rosita Torre, portavoce del Comitato di Base Rione Borgo, dove è in programma la realizzazione di un parcheggio interrato in piazza Capponi.

    "A nessuno interessa avere dei parcheggi pertinenziali, se non a chi può comprarne uno a 180mila euro l'uno - aggiunge - Noi siamo esasperati, la situazione è gravissima. Nessuno ci ascolta, intanto qui trema tutto e si continua a scavare senza considerare le paure di noi residenti".

  • 15:07 - Ghiron (Tor Vergata): "Aula intitolata a Federica Torzullo ci invita a non restare indifferenti"

    Roma, 19 ott. - (Adnkronos) - "Intitolare un'aula a Federica Torzullo significa fare in modo che il suo nome continui ad essere presente nella vita quotidiana di questa università, di questa comunità. Possiamo testimoniare che Federica non è dimenticata e che la sua storia riguarda anche noi. Perché un'università non è soltanto un luogo in cui si trasmettono conoscenze, si fanno ricerche, si preparano professionisti. È anche una comunità che custodisce storie, riconosce le persone e si interroga sul mondo in cui viviamo. È un luogo che deve educare al rispetto, alla libertà e alla dignità di ogni essere umano. Il nome di Federica sarà qui non come un ricordo distante, ma come una presenza che ci invita a non essere indifferenti". Così il rettore dell'Università Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron, intervenendo oggi a Roma alla cerimonia per lo svelamento della targa dell’aula che ora porta il nome di Federica Torzullo, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 nell’ateneo e vittima di femminicidio ad Anguillara Sabazia (Roma) l'8 gennaio 2026.

    "Un gesto che nasce dalla sensibilità, dalla consapevolezza del valore della memoria, ma anche dalla volontà di dare a questa memoria un posto concreto nella vita della nostra comunità universitaria - continua il rettore - Oggi, nel ricordare Federica, non vogliamo che sia associata soltanto alla violenza dell'evento che è le stato inflitto. Vogliamo ricordare la persona che era, la studentessa che è stata il cammino che ha compiuto, la possibilità che aveva che ha avuto davanti a sé il legame che ha costruito e l'affetto che continua a vivere in chi le ha voluto bene. E vogliamo farlo con rispetto, con la delicatezza e con la consapevolezza che nessuna parola può colmare il vuoto lasciato dalla sua assenza. Un pensiero particolare alla sua famiglia, ai genitori, a sua sorella, a suo figlio che ringrazio per essere qui con noi. La loro presenza - aggiunge - dà questa cerimonia, un significato ancora più profondo. Desidero esprimere a nome mio e dell'intera comunità dell'Università di Roma Tor Vergata la nostra vicinanza. Sappiamo che nessuna iniziativa, nessuna targa, nessuna parola può restituire una persona cara".

     

    Intitolare l’aula a Federica “ci richiama alla necessità di riconoscere e contrastare ogni sorta di sopraffazione, di controllo, di negazione delle libertà delle donne. Ci ricorda che il rispetto non è un principio astratto, ma è un qualcosa che si costruisce ogni giorno attraverso i comportamenti, le relazioni, l'educazione e la capacità di intervenire quando la dignità e la libertà di una persona vengono messe in discussione - osserva il rettore - Vorrei che questa cerimonia fosse soprattutto un gesto di memoria e di vicinanza, un gesto che restituisca a Federica un posto nella comunità di cui ha fatto parte e che riconosca il legame che continua a unirci alla sua storia. Da oggi l’aula che le intitoliamo porterà il suo nome. Che quel nome non sia soltanto letto su una targa, ma sia custodito nel pensiero, nei comportamenti di chi attraverserà questo luogo che ci ricorda quanto ogni vita sia preziosa, quanto sia importante riconoscere l'umanità dell'altro e quanto sia necessario costruire insieme una società in cui ogni donna possa vivere libera, senza paura. A Federica, alla sua memoria e a chi oggi porta con sé il dolore della sua assenza - conclude - va il pensiero commosso e il rispetto di tutta la nostra comunità”.

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