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19 Settembre 2019

Ultimo aggiornamento: 20:22 del 19 Settembre 2019

Vespa, Fnsi: “Intervista a vittima di violenza priva di deontologia”. Lui replica: “Polemica violenta”. E l’ad Rai: “Condivido contrarietà”

di F. Q.
Il caso è arrivato anche in Parlamento: i capigruppo di Leu hanno presentato un'interrogazione, subito seguiti da un senatore del Pd. Sotto accusa i termini usati dal conduttore nei confronti di Lucia Panigalli, vittima di un duplice tentativo di femminicidio. Il giornalista sarà ora sottoposto a un procedimento disciplinare chiesto direttamente da una privata cittadina
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Vespa, Fnsi: “Intervista a vittima di violenza priva di deontologia”. Lui replica: “Polemica violenta”. E l’ad Rai: “Condivido contrarietà”
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Bruno Vespa

Porta a Porta

Violenza sulle Donne

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Il caso dell’intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, vittima di tentato femminicidio, andata in onda durante l’ultima puntata di Porta a Porta il 17 settembre scorso, dopo le considerazioni della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Ordine dei giornalisti, è arrivato anche in Parlamento e ai vertici aziendali. Sotto accusa sono finiti i “toni e il linguaggio utilizzati” dal conduttore durante la trasmissione, come la definizione “amore folle” o la frase “se avesse voluto ucciderla lo avrebbe fatto”. Termini considerati “ambigui” e “privi di deontologia” dai sindacati che oggi sono costati al giornalista l’apertura di un “procedimento disciplinare” nei suoi confronti. Le polemiche, ha replicato però Vespa sono “violente”, tanto da sentirsi “criminalizzato”. Necessario, invece, per l’ad Rai, Fabrizio Salini, che ha condiviso “la contrarietà suscitata dai toni del presentatore”, svolgere “tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza”.

La nota congiunta Fnsi – UsigaRai e l’apertura del procedimento disciplinare – Dopo le critiche lanciate ieri dalle associazioni che difendono i diritti delle donne, il comportamento tenuto dal giornalista durante l’intervista è stato denunciato anche dallo stesso sindacato Rai e dalla Commissione pari opportunità della Federazione nazionale della stampa italiana. “Di fronte ai continui episodi di violenza contro le donne la Rai dovrebbe essere promotrice di cambiamento culturale. E invece dobbiamo assistere all’ennesima intervista che mette sotto accusa la vittima”, si legge nella nota congiunta. “Non è nuovo Vespa a questo tipo di interviste, che si trasformano in interrogatori alle donne invece che in occasioni per raccontare e approfondire un fenomeno strutturale come quello della violenza”, proseguono Usigrai e Fnsi, sottolineando come le parole distorte applicate a una violenza non sono casi isolati. “Ci chiediamo come sia possibile, alla luce del ruolo che la Rai svolge al servizio delle cittadine e dei cittadini, che possa venire tollerata una tale, distorta, tossica rappresentazione della violenza contro le donne”, concludono le due rappresentanze, che lanciano un monito anche all’AD Fabrizio Salini, sottolineando la violazione “non solo delle norme deontologiche ma anche del Manifesto di Venezia“. Una posizione condivisa nel pomeriggio anche dalla Commissione pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti che in una nota ha annunciato che il giornalista sarà “sottoposto al rituale procedimento disciplinare”, arrivato di fronte al consiglio di disciplina territoriale del Lazio grazie alla denuncia di una privata cittadina. Nella nota la Cpo ha sottolineato “i contenuti, i toni e il linguaggio” deplorevoli “utilizzati dalla trasmissione” evidenziando il comportamento “ambiguo e scorretto” nei confronti della donna “già vittima di violenza”, chiedendo “maggiore attenzione alla Rai nella verifica delle trasmissioni dal contenuto particolarmente sensibile come questo”.

La risposta di Vespa: “Criminalizzato” – Immediata la reazione del conduttore alle critiche. “Mi sono dimesso il 23 gennaio 2016 dalla Federazione Nazionale della Stampa per il carattere violento, pretestuoso e settario delle sue polemiche nei miei confronti. Il mio giudizio si rafforza alla luce dell’incredibile dichiarazione di oggi. Credo sia la prima volta in assoluto che un giornalista viene criminalizzato a causa di una trasmissione per la quale viene al tempo stesso ringraziato dall’avvocato della sua presunta vittima”, ha dichiarato Vespa, sottolineando la posizione di Giacomo Forlani, legale della Panigalli che ha ringraziato il presentatore “per la sensibilità mostrata nei confronti di un caso umano”. Una posizione poi rivista dalla vittima che, sentita dall’Ansa, si è invece detta “profondamente offesa” dal conduttore.

L’intervento di Salini – “Condivido la forte contrarietà suscitata dai toni dell’intervista realizzata da Bruno Vespa alla signora Lucia Panigalli”, così l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini ha commentato il caso, sottolineando che l’azienda “considera la difesa e la tutela dei diritti delle donne un principio imprescindibile e indiscutibile, su cui non sono mai tollerabili equivoci. Assicuro che saranno svolti tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza sulla vicenda“. “Prendo atto – ha proseguito – che lo stesso Vespa si è scusato per gli equivoci. Ribadisco che la Rai e tutte le sue strutture – a cominciare da Porta a Porta – devono aderire alla linea editoriale dell’azienda che condanna fermamente la violenza – di qualsiasi natura, in ogni forma e modo”.

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Il caso in Parlamento – E la polemica è arrivata anche in Parlamento con l’intervento del vicepresidente del Movimento 5 stelle della Camera, Maria Edera Spadoni, quello di Liberi e uguali e del senatore del Partito democratico Francesco Verducci, esponente della Commissione di Vigilanza Rai che ha annunciato un’interrogazione parlamentare sul tema. “È davvero sconcertante dover commentare quanto successo in una delle principali trasmissioni della Rai, ‘Porta a porta’ con ospite Lucia Panigalli, sopravvissuta alla violenza del suo ex-compagno – ha detto Verducci – La conduzione di Bruno Vespa ha rovesciato l’intento della trasmissione, trasformandola in un megafono dei peggiori pregiudizi e distorsioni nei confronti della parità di genere e dell’emancipazione femminile. È inaccettabile, in un Paese come il nostro segnato dalla piaga drammatica del femminicidio, che si continui surrettiziamente ad alimentare una sub-cultura manipolatoria e discriminatoria. È andata in onda l’ennesima pagina nera per il servizio pubblico, in uno spazio vetrina della rete ammiraglia. Un fatto su cui l’Ad Salini deve intervenire. Per questo presenteremo una interrogazione urgente”. Un’interrogazione già presentata dai capigruppo di Leu alla Camera e al Senato che hanno chiesto un “intervento urgente dell’azienda”. Posizione condivisa anche da Maria Edera Spadoni che ha promesso una segnalazione all’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni): “Su temi così delicati e sulla sofferenza delle persone, tutti coloro che svolgono il difficile compito di informare, devono avere la massima attenzione e delicatezza. Anche la commissione Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ‘deplora contenuti, toni e linguaggio utilizzati nella trasmissione Porta a Porta’ Inoltre Bruno Vespa è stato deferito al Consiglio di Disciplina del Lazio per l’intervista. Anche io farò una personale segnalazione all’Agcom”.

La vittima: “Offesa dai toni, mi dissocio dal mio legale” – “Le luci, la concitazione, il pubblico, i tempi velocissimi mi hanno frastornato in modo tale da impedirmi di capire ciò che era appena successo, ma ora a mente più fredda dichiaro di sentirmi profondamente offesa dal tono e dai modi usati da Vespa nel corso della trasmissione. Mi sento offesa anche a nome di tutte le donne che non sono state ‘fortunate’ come me'”. Così l’intervistata, Lucia Panigalli, ha risposto all’Ansa in merito alla vicenda che la vede protagonista. “Desidero dissociarmi da quanto apprendo che avrebbe dichiarato uno dei miei legali, fermo restando che ringrazio l’Azienda Rai per l’attenzione che da sempre riserva al mio caso”, ha continuato la Panigalli. Dopo l’intervista rilasciata a ‘Porta a Porta’, ha spiegato, “nell’immediato non sono riuscita a capire cosa mi aveva tanto infastidita. E solo in seguito ho realizzato che non mi sono state poste le domande che mi aspettavo dopo i lunghi colloqui con la redazione. Viceversa – ha precisato la Panigalli – mi è stato chiesto di rivivere le fasi più truci dell’aggressione subita, senza quasi darmi modo di spiegare il motivo vero per cui mi trovavo in quello studio e senza che si cogliesse l’estrema drammaticità di quanto patito”.

Il caso in trasmissione – Durante la puntata Vespa ha usato diverse espressioni considerate “scorrette e irrispettose” nei confronti della donna. Frasi come “se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe fatto”, oppure “signora, 18 mesi sono un bel flirtino”, riferendosi alla storia della vittima con il suo aggressore, o ancora chiamando “amore folle” l’ossessione di lui, Mauro Fabbri. Due in particolare i tentativi di omicidio di Fabbri: il primo nel 2010, quando l’ex compagno della Panigalli l’ha aggredita con calci, pugni e coltellate, finendo poi in galera per 8 anni e mezzo, la seconda nel 2017, quando ha commissionato al suo compagno di cella il delitto, offrendo in cambio 25mila euro, un trattore e un’auto. Un ipotetico reato, quest’ultimo, confermato dalle registrazioni ambientali ma che per la giustizia italiana non è perseguibile non potendo “fare un processo alle intenzioni”.

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  • 17:32 - Sanità, intesa sul contratto: "Aumento di 240 euro al mese per gli infermieri"

    Milano, 29 lug. (Adnkronos Salute) - "Aran e tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Sanità hanno sottoscritto oggi l'ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027. Il contratto interessa 592.638 dipendenti del Servizio sanitario nazionale, tra personale infermieristico, tecnico-sanitario, della riabilitazione e della prevenzione, amministrativo e dei servizi di supporto". Lo annuncia l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.

    "Sul piano economico - comunica l'Aran - l'accordo prevede un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi al mese, che sale a 240 euro per il personale infermieristico. Gli arretrati medi, calcolati al 31 ottobre 2026, ammontano a 1.226 euro per l'insieme del comparto e a 2.300 euro per gli infermieri".

    L'ipotesi di accordo sarà ora trasmessa agli organi di controllo competenti per la certificazione della compatibilità economico-finanziaria, ai sensi dell'articolo 47 del decreto legislativo 165/2001. La sottoscrizione definitiva avverrà a esito positivo della procedura, precisa l'Aran che in una nota entra nei dettagli dell'intesa raggiunta. Capitolo risorse: "La legge di Bilancio ha destinato al comparto Sanità, a regime dal 1° gennaio 2027, risorse ordinarie pari a 1 miliardo e 537 milioni di euro, con incrementi progressivi già previsti a decorrere dal 1° gennaio 2025 e dal 1° gennaio 2026. A queste si aggiungono ulteriori risorse destinate a specifiche categorie di personale, in particolare a quello infermieristico: 445 milioni di euro per l'indennità di specificità infermieristica; 193 milioni per l'indennità di tutela del malato; 35 milioni per il personale operante nei servizi di pronto soccorso".

    Gli incrementi economici. "L'incremento medio complessivo a regime è pari a 209 euro mensili lordi, così composti: 145 euro derivanti dalle risorse ordinarie; 64 euro derivanti dalle risorse aggiuntive. L'incremento percentuale sull'intero triennio si attesta al 7,76%. Per alcune categorie gli aumenti sono più elevati. Per il personale infermieristico l'incremento medio raggiunge i 240 euro mensili, superando l'8%. Cresce inoltre di 100 euro l'indennità specifica riconosciuta al personale dei servizi di pronto soccorso".

    Quanto agli arretrati, "l'accordo prevede la corresponsione degli arretrati con decorrenza dal 1° gennaio 2025, che saranno riconosciuti a tutto il personale interessato. Calcolati alla data del 31 ottobre 2026, gli importi medi sono pari a 1.226 euro per l'insieme del comparto e a 2.300 euro per il personale infermieristico".

    L'Aran evidenzia le principali novità previste dall'accordo. "Il contratto introduce per la prima volta un Titolo interamente riservato all'intelligenza artificiale. Le aziende e gli enti che intendano introdurre sistemi di Ia o algoritmi automatizzati incidenti sul rapporto di lavoro dovranno fornire al dipendente un'informativa preventiva sulle finalità e sugli ambiti di utilizzo, sui dati trattati, sul livello di accuratezza e di cybersicurezza dei sistemi e sulle possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro e sulla valutazione della performance. È esclusa - puntualizza l'agenzia - ogni decisione prevalentemente o esclusivamente automatizzata su atti che producano effetti giuridici o incidano in modo significativo sul rapporto di lavoro, senza un congruo intervento umano. Al dipendente è inoltre garantito il diritto di conoscere, in forma comprensibile, i criteri generali di funzionamento dei sistemi utilizzati. Restano ferme, e non delegabili ai sistemi di intelligenza artificiale, la responsabilità dirigenziale e quella dei titolari dei poteri decisionali. I riflessi dell'Ia sull’organizzazione dei servizi rientrano inoltre tra le materie della contrattazione integrativa".

    "Il contratto - prosegue l'Aran - aggiorna anche l'ordinamento professionale, con la creazione di nuovi profili, tra cui quello dedicato alla cybersicurezza, e ristruttura il sistema degli incarichi per valorizzare il merito e le competenze specialistiche". Ancora, "le disposizioni intervengono sulle relazioni sindacali, sulle progressioni economiche e sulle nuove tutele per il benessere dei dipendenti, con permessi specifici per le malattie gravi e misure di sostegno alla genitorialità". Infine, "il contratto definisce le modalità del lavoro a distanza e della formazione strategica, confermando la centralità dell'aggiornamento professionale continuo nel settore sanitario".

  • 16:49 - Tutor, no al sequestro da 11,3 miliardi: perché il Tribunale ha respinto le misure urgenti

    (Adnkronos) - Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta con cui Alessandro Patanè puntava a ottenere un sequestro conservativo fino a 11,286 miliardi di euro sui beni di Autostrade per l’Italia, Holding Reti Autostradali, Mundys, Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti.

    L’ordinanza, firmata il 28 luglio dal giudice Maria Ciccolo della XVII sezione civile, che l'Adnkronos ha potuto leggere, rigetta anche la domanda subordinata presentata ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile: la nomina di un amministratore giudiziario che imponesse ad Autostrade l’accantonamento di un fondo rischi e bloccasse ulteriori atti di disposizione del patrimonio.

    Non si tratta del giudizio di merito: il Tribunale non ha ancora respinto definitivamente la domanda miliardaria. Ha stabilito che, sulla base delle prove attualmente disponibili, non esistono le condizioni per congelare beni e partecipazioni delle società convenute mentre il processo prosegue.

    Autostrade per l’Italia e Holding Reti Autostradali sono state difese dagli avvocati Roberto Argeri e Carlo Santoro; Mundys dagli avvocati Giuseppe Bernardi e Stefano Bernardi; Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti dagli avvocati Alberto Gambino ed Elena Maggio.

    Patanè sostiene di essere autore e titolare esclusivo dei diritti sul software “AP Consulting”, che avrebbe costituito il nucleo tecnologico del Sicve, il Sistema informativo per il controllo della velocità conosciuto dagli automobilisti come Tutor.

    Secondo la ricostruzione presentata dal ricorrente, una prima versione personalizzata sarebbe stata consegnata ad Autostrade tra settembre e novembre 2004 attraverso la società Multinetworks. Le versioni successive sarebbero state installate fino al 2007 senza che i diritti sul programma fossero trasferiti alla concessionaria, questo sostiene il ricorrente.

    Su questa base Patanè ha chiesto la condanna solidale delle società convenute al pagamento di 11,286 miliardi, oltre agli interessi moratori e alla rivalutazione. Ha domandato anche la stipula entro trenta giorni di una licenza, con una penale di 500mila euro per ogni giorno di ritardo, il divieto di ulteriore utilizzo del software e una provvisionale immediata di 56,43 milioni.

    Le società resistenti hanno contestato la titolarità del programma, l’identificazione dell’opera, la prova della sua originalità e della sua effettiva incorporazione nel Tutor, oltre alla quantificazione del credito.

    Il contenzioso sul Tutor si sviluppa da anni lungo due binari distinti. Il primo riguardava il brevetto rivendicato dalla società toscana Craft; il secondo riguarda invece il software e le richieste di Patanè.

    Nel 2019 il Tribunale delle imprese di Roma aveva respinto la domanda con cui Autostrade e Autostrade Tech cercavano di ottenere un accertamento negativo delle pretese di Patanè: secondo i giudici, le società non erano riuscite a dimostrare di essere proprietarie del programma. Nella stessa causa, tuttavia, erano state respinte anche la querela di falso di Patanè e la sua richiesta risarcitoria da 7 milioni.

    Nel 2021, nel diverso procedimento avviato da Craft, la Corte d’Appello aveva escluso la contraffazione del brevetto da parte di Autostrade, perché il sistema di identificazione dei veicoli utilizzato da Aspi era tecnicamente diverso da quello brevettato dalla società toscana. Restava aperta la separata controversia sul software con Patanè.

    La sentenza del 2019 sul software è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello nel 2022 e dalla Cassazione con l’ordinanza 12850 del 2025. Ma, secondo la nuova ordinanza, quelle decisioni sono state interpretate in maniera troppo estesa.

    Il punto stabilito nei precedenti giudizi era che Autostrade non aveva provato di essere proprietaria del software. Non era stato invece accertato che il proprietario fosse Patanè: la sua domanda riconvenzionale diretta a ottenere tale riconoscimento era stata dichiarata inammissibile. La Corte d’Appello aveva espressamente chiarito che, in un nuovo giudizio, anche Patanè avrebbe dovuto fornire la prova positiva della propria titolarità.

    È proprio questo il passaggio su cui poggia il nuovo provvedimento: perdere una causa nella quale si pretende di essere dichiarati proprietari non significa automaticamente che la proprietà sia stata giudizialmente riconosciuta alla controparte.

    Per ottenere un sequestro conservativo non è necessario dimostrare definitivamente le proprie ragioni, ma occorre almeno rendere verosimile l’esistenza del credito.

    Secondo il Tribunale, Patanè non ha superato questa soglia preliminare. La perizia collegiale depositata per stimare il valore della proprietà intellettuale e dimostrare l’utilizzo illegittimo del programma dopo il 2018 è una consulenza di parte: può essere valutata come indizio, ma non costituisce una prova dei fatti riferiti dai consulenti.

    Ancora più netto il giudizio sulle fatture elettroniche emesse da Patanè per le presunte licenze e penali contrattuali. Il semplice transito delle fatture attraverso il Sistema di interscambio certifica la ricezione e l’inoltro del documento, ma non dimostra l’esistenza di un contratto, di una licenza o di un debito.

    Le fatture, inoltre, erano state ripetutamente contestate da Autostrade. Trattandosi di documenti formati unilateralmente dal soggetto che pretende il pagamento, non possono provare in suo favore il rapporto contrattuale dal quale il credito dovrebbe derivare. Per il giudice, quindi, non risultano dimostrati né il diritto sul software né l’ammontare degli oltre 11 miliardi richiesti.

    Manca anche il secondo requisito richiesto per il sequestro: il rischio che, durante il processo, le società convenute disperdano o impoveriscano il proprio patrimonio rendendo impossibile un futuro pagamento.

    L’ordinanza afferma che non sono stati presentati elementi obiettivi capaci di dimostrare un’insufficienza patrimoniale di Autostrade o delle altre resistenti. Né la mancata iscrizione nel bilancio 2024 di un debito verso Patanè può essere interpretata come un comportamento volto a sottrarsi alle proprie obbligazioni.

    Le regole di contabilità impongono l’accantonamento di fondi quando esiste un’obbligazione attuale e la fuoriuscita di risorse è probabile e stimabile in maniera attendibile. Nel caso in esame, secondo il giudice, non sono stati ancora provati né l’esistenza né l’importo dell’obbligazione.

  • 16:38 - Sanità, intesa sul contratto: "Aumento di 240 euro al mese per gli infermieri"

    Milano, 29 lug. (Adnkronos Salute) - "Aran e tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Sanità hanno sottoscritto oggi l'ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027. Il contratto interessa 592.638 dipendenti del Servizio sanitario nazionale, tra personale infermieristico, tecnico-sanitario, della riabilitazione e della prevenzione, amministrativo e dei servizi di supporto". Lo annuncia l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.

    "Sul piano economico - comunica l'Aran - l'accordo prevede un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi al mese, che sale a 240 euro per il personale infermieristico. Gli arretrati medi, calcolati al 31 ottobre 2026, ammontano a 1.226 euro per l'insieme del comparto e a 2.300 euro per gli infermieri".

    L'ipotesi di accordo sarà ora trasmessa agli organi di controllo competenti per la certificazione della compatibilità economico-finanziaria, ai sensi dell'articolo 47 del decreto legislativo 165/2001. La sottoscrizione definitiva avverrà a esito positivo della procedura, precisa l'Aran che in una nota entra nei dettagli dell'intesa raggiunta. Capitolo risorse: "La legge di Bilancio ha destinato al comparto Sanità, a regime dal 1° gennaio 2027, risorse ordinarie pari a 1 miliardo e 537 milioni di euro, con incrementi progressivi già previsti a decorrere dal 1° gennaio 2025 e dal 1° gennaio 2026. A queste si aggiungono ulteriori risorse destinate a specifiche categorie di personale, in particolare a quello infermieristico: 445 milioni di euro per l'indennità di specificità infermieristica; 193 milioni per l'indennità di tutela del malato; 35 milioni per il personale operante nei servizi di pronto soccorso".

    Gli incrementi economici. "L'incremento medio complessivo a regime è pari a 209 euro mensili lordi, così composti: 145 euro derivanti dalle risorse ordinarie; 64 euro derivanti dalle risorse aggiuntive. L'incremento percentuale sull'intero triennio si attesta al 7,76%. Per alcune categorie gli aumenti sono più elevati. Per il personale infermieristico l'incremento medio raggiunge i 240 euro mensili, superando l'8%. Cresce inoltre di 100 euro l'indennità specifica riconosciuta al personale dei servizi di pronto soccorso".

    Quanto agli arretrati, "l'accordo prevede la corresponsione degli arretrati con decorrenza dal 1° gennaio 2025, che saranno riconosciuti a tutto il personale interessato. Calcolati alla data del 31 ottobre 2026, gli importi medi sono pari a 1.226 euro per l'insieme del comparto e a 2.300 euro per il personale infermieristico".

    L'Aran evidenzia le principali novità previste dall'accordo. "Il contratto introduce per la prima volta un Titolo interamente riservato all'intelligenza artificiale. Le aziende e gli enti che intendano introdurre sistemi di Ia o algoritmi automatizzati incidenti sul rapporto di lavoro dovranno fornire al dipendente un'informativa preventiva sulle finalità e sugli ambiti di utilizzo, sui dati trattati, sul livello di accuratezza e di cybersicurezza dei sistemi e sulle possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro e sulla valutazione della performance. È esclusa - puntualizza l'agenzia - ogni decisione prevalentemente o esclusivamente automatizzata su atti che producano effetti giuridici o incidano in modo significativo sul rapporto di lavoro, senza un congruo intervento umano. Al dipendente è inoltre garantito il diritto di conoscere, in forma comprensibile, i criteri generali di funzionamento dei sistemi utilizzati. Restano ferme, e non delegabili ai sistemi di intelligenza artificiale, la responsabilità dirigenziale e quella dei titolari dei poteri decisionali. I riflessi dell'Ia sull’organizzazione dei servizi rientrano inoltre tra le materie della contrattazione integrativa".

    "Il contratto - prosegue l'Aran - aggiorna anche l'ordinamento professionale, con la creazione di nuovi profili, tra cui quello dedicato alla cybersicurezza, e ristruttura il sistema degli incarichi per valorizzare il merito e le competenze specialistiche". Ancora, "le disposizioni intervengono sulle relazioni sindacali, sulle progressioni economiche e sulle nuove tutele per il benessere dei dipendenti, con permessi specifici per le malattie gravi e misure di sostegno alla genitorialità". Infine, "il contratto definisce le modalità del lavoro a distanza e della formazione strategica, confermando la centralità dell'aggiornamento professionale continuo nel settore sanitario".

  • 15:54 - Buglisi racconta la sua sfida alla mafia, esce 'L'Antimafia dei fatti'

    Roma, 29 lug. (Adnkronos) - "Mi chiedi se avevo paura? Sì, avevo paura. Poi ho smesso di averne". È la frase che accompagna in quarta di copertina, come un mantra, l’uscita de 'L'antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico' (Baldini+Castoldi/Nave di Teseo), il libro nel quale l'imprenditore siciliano Sebastiano Buglisi, con la collaborazione di Antonio Armano e la prefazione di Guido Ruotolo, racconta per la prima volta una vicenda personale e imprenditoriale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana: dall'infanzia nella Sicilia rurale fino alle denunce contro la criminalità organizzata, passando per intimidazioni, processi, polemiche e una riflessione sul significato più autentico della legalità.

    Ad aprire il volume è Guido Ruotolo, tra i più autorevoli giornalisti italiani che hanno raccontato la mafia, che definisce quella di Buglisi "la storia di un incubo", un'esperienza che avrebbe potuto "ammutolire l'anima e il cuore di chiunque". La vicenda prende avvio nella Sicilia del dopoguerra. Buglisi cresce in una casa senza elettricità, studia alla luce della lumera, lavora nei campi e conosce fin da bambino il valore del sacrificio. Da quella realtà costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso professionale: prima geometra, poi amministratore pubblico e infine imprenditore, fino a fondare EdS, azienda attiva nei settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dell'energia. Con la crescita dell'impresa arrivano gli attentati ai mezzi di cantiere, gli incendi dolosi, le intimidazioni e le richieste di pizzo. Buglisi decide di denunciare. Collabora con Carabinieri e magistratura, partecipa alle indagini e contribuisce negli anni all'arresto e alla condanna di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

    Il libro va però oltre la cronaca giudiziaria. Mette a fuoco anche il meccanismo culturale che alimenta il potere mafioso: l'idea che nessun imprenditore possa avere successo senza corrompere qualcuno e che, quindi, chi ha pagato 'l'altro Stato' debba pagare anche l'organizzazione criminale. Più che un'autobiografia, 'L'antimafia dei fatti' è il racconto di un'Italia che raramente trova spazio nelle cronache: quella degli imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro senza accettare compromessi, pagando spesso un prezzo personale elevato. "Avevo paura. Poi ho smesso di averne" non è soltanto la frase simbolo del libro: è la sintesi di una scelta di vita di un siciliano atipico che trasforma il coraggio da gesto eccezionale a responsabilità quotidiana.

  • 15:06 - Genova, rotta sul 66° Salone nautico internazionale: aperto il ticketing online

    Genova, 29 lug. (Adnkronos) - Dopo aver presentato le prime novità di un'edizione caratterizzata dalla crescita dell'esposizione, dal rafforzamento della presenza internazionale e dal ritorno alla tradizionale collocazione nel mese di ottobre, il 66° Salone nautico internazionale entra nel vivo con l'apertura del ticketing online. Organizzato da Confindustria Nautica dal 1 al 6 ottobre, a Genova, il Salone si conferma uno degli appuntamenti più attesi della nautica mondiale e piattaforma di riferimento per l'intera filiera: un luogo in cui industria, innovazione, design, cultura del mare, business e nuove generazioni si incontrano, accompagnando lo sviluppo del settore ben oltre i sei giorni della manifestazione.

    Ospitato nel Waterfront di Levante firmato da Renzo Piano, il Salone propone un format espositivo articolato in cinque aree merceologiche (Yachts&Superyachts, Boating Discovery, TechTrade, Sailing World, Living the Sea) e oltre l'85% degli spazi all'aperto, offrendo un'esperienza immersiva tra design, sostenibilità e nuove tecnologie e confermandosi piattaforma strategica per lo sviluppo della blue economy. A questa consolidata proposta si affianca quest'anno Blue Arena, il nuovo spazio ospitato all’interno del Palasport dedicato all'incontro tra nautica, innovazione, cultura del mare, istituzioni, formazione e nautica per tutti.

    Tra le iniziative confermate per il 2026, il biglietto Under 25 a tariffa agevolata di 13 euro, una scelta che si inserisce nel più ampio impegno di Confindustria Nautica per avvicinare i giovani alla cultura del mare e alle professioni della nautica. Si consolida inoltre la seconda edizione dei TechTrade Days, in programma l'1 e il 2 ottobre, il format B2B dedicato all'accessoristica e alla componentistica nautica che, dopo il positivo debutto dello scorso anno, diventa uno degli strumenti attraverso cui il Salone rafforza la propria funzione di piattaforma di business per l'industria. Oltre 400 brand presenteranno le più recenti innovazioni del settore nell'area TechTrade (Padiglione Blu), dedicata a business, tecnologia e networking professionale, favorendo l'incontro tra produttori, fornitori, progettisti, uffici acquisti e cantieri in un contesto pensato per sviluppare nuove relazioni commerciali e opportunità di mercato.

     

     

  • 14:42 - Buglisi racconta la sua asfida alla mafia, esce 'L'Antimafia dei fatti'

    Roma, 29 lug. (Adnkronos) - "Mi chiedi se avevo paura? Sì, avevo paura. Poi ho smesso di averne". È la frase che accompagna in quarta di copertina, come un mantra, l’uscita de 'L'antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico' (Baldini+Castoldi/Nave di Teseo), il libro nel quale l'imprenditore siciliano Sebastiano Buglisi, con la collaborazione di Antonio Armano e la prefazione di Guido Ruotolo, racconta per la prima volta una vicenda personale e imprenditoriale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana: dall'infanzia nella Sicilia rurale fino alle denunce contro la criminalità organizzata, passando per intimidazioni, processi, polemiche e una riflessione sul significato più autentico della legalità.

    Ad aprire il volume è Guido Ruotolo, tra i più autorevoli giornalisti italiani che hanno raccontato la mafia, che definisce quella di Buglisi "la storia di un incubo", un'esperienza che avrebbe potuto "ammutolire l'anima e il cuore di chiunque". La vicenda prende avvio nella Sicilia del dopoguerra. Buglisi cresce in una casa senza elettricità, studia alla luce della lumera, lavora nei campi e conosce fin da bambino il valore del sacrificio. Da quella realtà costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso professionale: prima geometra, poi amministratore pubblico e infine imprenditore, fino a fondare EdS, azienda attiva nei settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dell'energia. Con la crescita dell'impresa arrivano gli attentati ai mezzi di cantiere, gli incendi dolosi, le intimidazioni e le richieste di pizzo. Buglisi decide di denunciare. Collabora con Carabinieri e magistratura, partecipa alle indagini e contribuisce negli anni all'arresto e alla condanna di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

    Il libro va però oltre la cronaca giudiziaria. Mette a fuoco anche il meccanismo culturale che alimenta il potere mafioso: l'idea che nessun imprenditore possa avere successo senza corrompere qualcuno e che, quindi, chi ha pagato 'l'altro Stato' debba pagare anche l'organizzazione criminale. Più che un'autobiografia, 'L'antimafia dei fatti' è il racconto di un'Italia che raramente trova spazio nelle cronache: quella degli imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro senza accettare compromessi, pagando spesso un prezzo personale elevato. "Avevo paura. Poi ho smesso di averne" non è soltanto la frase simbolo del libro: è la sintesi di una scelta di vita di un siciliano atipico che trasforma il coraggio da gesto eccezionale a responsabilità quotidiana.

  • 14:41 - Tutor, no al sequestro da 11,3 miliardi: perché il Tribunale ha respinto le misure urgenti

    (Adnkronos) - Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta con cui Alessandro Patanè puntava a ottenere un sequestro conservativo fino a 11,286 miliardi di euro sui beni di Autostrade per l’Italia, Holding Reti Autostradali, Mundys, Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti.

    L’ordinanza, firmata il 28 luglio dal giudice Maria Ciccolo della XVII sezione civile, che l'Adnkronos ha potuto leggere, rigetta anche la domanda subordinata presentata ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile: la nomina di un amministratore giudiziario che imponesse ad Autostrade l’accantonamento di un fondo rischi e bloccasse ulteriori atti di disposizione del patrimonio.

    Non si tratta del giudizio di merito: il Tribunale non ha ancora respinto definitivamente la domanda miliardaria. Ha stabilito che, sulla base delle prove attualmente disponibili, non esistono le condizioni per congelare beni e partecipazioni delle società convenute mentre il processo prosegue.

    Autostrade per l’Italia e Holding Reti Autostradali sono state difese dagli avvocati Roberto Argeri e Carlo Santoro; Mundys dagli avvocati Giuseppe Bernardi e Stefano Bernardi; Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti dagli avvocati Alberto Gambino ed Elena Maggio.

    Patanè sostiene di essere autore e titolare esclusivo dei diritti sul software “AP Consulting”, che avrebbe costituito il nucleo tecnologico del Sicve, il Sistema informativo per il controllo della velocità conosciuto dagli automobilisti come Tutor.

    Secondo la ricostruzione presentata dal ricorrente, una prima versione personalizzata sarebbe stata consegnata ad Autostrade tra settembre e novembre 2004 attraverso la società Multinetworks. Le versioni successive sarebbero state installate fino al 2007 senza che i diritti sul programma fossero trasferiti alla concessionaria, questo sostiene il ricorrente.

    Su questa base Patanè ha chiesto la condanna solidale delle società convenute al pagamento di 11,286 miliardi, oltre agli interessi moratori e alla rivalutazione. Ha domandato anche la stipula entro trenta giorni di una licenza, con una penale di 500mila euro per ogni giorno di ritardo, il divieto di ulteriore utilizzo del software e una provvisionale immediata di 56,43 milioni.

    Le società resistenti hanno contestato la titolarità del programma, l’identificazione dell’opera, la prova della sua originalità e della sua effettiva incorporazione nel Tutor, oltre alla quantificazione del credito.

    Il contenzioso sul Tutor si sviluppa da anni lungo due binari distinti. Il primo riguardava il brevetto rivendicato dalla società toscana Craft; il secondo riguarda invece il software e le pretese avanzate da Patanè.

    Nel 2019 il Tribunale delle imprese di Roma aveva respinto la domanda con cui Autostrade e Autostrade Tech cercavano di ottenere un accertamento negativo delle pretese di Patanè: secondo i giudici, le società non erano riuscite a dimostrare di essere proprietarie del programma. Nella stessa causa, tuttavia, erano state respinte anche la querela di falso di Patanè e la sua richiesta risarcitoria da 7 milioni.

    Nel 2021, nel diverso procedimento avviato da Craft, la Corte d’Appello aveva escluso la contraffazione del brevetto da parte di Autostrade, perché il sistema di identificazione dei veicoli utilizzato da Aspi era tecnicamente diverso da quello brevettato dalla società toscana. Restava aperta la separata controversia sul software con Patanè.

    La sentenza del 2019 sul software è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello nel 2022 e dalla Cassazione con l’ordinanza 12850 del 2025. Ma, secondo la nuova ordinanza, quelle decisioni sono state interpretate in maniera troppo estesa.

    Il punto stabilito nei precedenti giudizi era che Autostrade non aveva provato di essere proprietaria del software. Non era stato invece accertato che il proprietario fosse Patanè: la sua domanda riconvenzionale diretta a ottenere tale riconoscimento era stata dichiarata inammissibile. La Corte d’Appello aveva espressamente chiarito che, in un nuovo giudizio, anche Patanè avrebbe dovuto fornire la prova positiva della propria titolarità.

    È proprio questo il passaggio su cui poggia il nuovo provvedimento: perdere una causa nella quale si pretende di essere dichiarati proprietari non significa automaticamente che la proprietà sia stata giudizialmente riconosciuta alla controparte.

    Per ottenere un sequestro conservativo non è necessario dimostrare definitivamente le proprie ragioni, ma occorre almeno rendere verosimile l’esistenza del credito.

    Secondo il Tribunale, Patanè non ha superato neppure questa soglia preliminare. La perizia collegiale depositata per stimare il valore della proprietà intellettuale e dimostrare l’utilizzo illegittimo del programma dopo il 2018 è una consulenza di parte: può essere valutata come indizio, ma non costituisce una prova dei fatti riferiti dai consulenti.

    Ancora più netto il giudizio sulle fatture elettroniche emesse da Patanè per le presunte licenze e penali contrattuali. Il semplice transito delle fatture attraverso il Sistema di interscambio certifica la ricezione e l’inoltro del documento, ma non dimostra l’esistenza di un contratto, di una licenza o di un debito.

    Le fatture, inoltre, erano state ripetutamente contestate da Autostrade. Trattandosi di documenti formati unilateralmente dal soggetto che pretende il pagamento, non possono provare in suo favore il rapporto contrattuale dal quale il credito dovrebbe derivare. Per il giudice, quindi, non risultano dimostrati né il diritto sul software né l’ammontare degli oltre 11 miliardi richiesti.

    Manca anche il secondo requisito richiesto per il sequestro: il rischio che, durante il processo, le società convenute disperdano o impoveriscano il proprio patrimonio rendendo impossibile un futuro pagamento.

    L’ordinanza afferma che non sono stati presentati elementi obiettivi capaci di dimostrare un’insufficienza patrimoniale di Autostrade o delle altre resistenti. Né la mancata iscrizione nel bilancio 2024 di un debito verso Patanè può essere interpretata come un comportamento volto a sottrarsi alle proprie obbligazioni.

    Le regole di contabilità impongono l’accantonamento di fondi quando esiste un’obbligazione attuale e la fuoriuscita di risorse è probabile e stimabile in maniera attendibile. Nel caso in esame, secondo il giudice, non sono stati ancora provati né l’esistenza né l’importo dell’obbligazione.

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