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19 Settembre 2019

Ultimo aggiornamento: 20:22 del 19 Settembre 2019

Vespa, Fnsi: “Intervista a vittima di violenza priva di deontologia”. Lui replica: “Polemica violenta”. E l’ad Rai: “Condivido contrarietà”

di F. Q.
Il caso è arrivato anche in Parlamento: i capigruppo di Leu hanno presentato un'interrogazione, subito seguiti da un senatore del Pd. Sotto accusa i termini usati dal conduttore nei confronti di Lucia Panigalli, vittima di un duplice tentativo di femminicidio. Il giornalista sarà ora sottoposto a un procedimento disciplinare chiesto direttamente da una privata cittadina
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Vespa, Fnsi: “Intervista a vittima di violenza priva di deontologia”. Lui replica: “Polemica violenta”. E l’ad Rai: “Condivido contrarietà”
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Bruno Vespa

Porta a Porta

Violenza sulle Donne

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Il caso dell’intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, vittima di tentato femminicidio, andata in onda durante l’ultima puntata di Porta a Porta il 17 settembre scorso, dopo le considerazioni della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Ordine dei giornalisti, è arrivato anche in Parlamento e ai vertici aziendali. Sotto accusa sono finiti i “toni e il linguaggio utilizzati” dal conduttore durante la trasmissione, come la definizione “amore folle” o la frase “se avesse voluto ucciderla lo avrebbe fatto”. Termini considerati “ambigui” e “privi di deontologia” dai sindacati che oggi sono costati al giornalista l’apertura di un “procedimento disciplinare” nei suoi confronti. Le polemiche, ha replicato però Vespa sono “violente”, tanto da sentirsi “criminalizzato”. Necessario, invece, per l’ad Rai, Fabrizio Salini, che ha condiviso “la contrarietà suscitata dai toni del presentatore”, svolgere “tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza”.

La nota congiunta Fnsi – UsigaRai e l’apertura del procedimento disciplinare – Dopo le critiche lanciate ieri dalle associazioni che difendono i diritti delle donne, il comportamento tenuto dal giornalista durante l’intervista è stato denunciato anche dallo stesso sindacato Rai e dalla Commissione pari opportunità della Federazione nazionale della stampa italiana. “Di fronte ai continui episodi di violenza contro le donne la Rai dovrebbe essere promotrice di cambiamento culturale. E invece dobbiamo assistere all’ennesima intervista che mette sotto accusa la vittima”, si legge nella nota congiunta. “Non è nuovo Vespa a questo tipo di interviste, che si trasformano in interrogatori alle donne invece che in occasioni per raccontare e approfondire un fenomeno strutturale come quello della violenza”, proseguono Usigrai e Fnsi, sottolineando come le parole distorte applicate a una violenza non sono casi isolati. “Ci chiediamo come sia possibile, alla luce del ruolo che la Rai svolge al servizio delle cittadine e dei cittadini, che possa venire tollerata una tale, distorta, tossica rappresentazione della violenza contro le donne”, concludono le due rappresentanze, che lanciano un monito anche all’AD Fabrizio Salini, sottolineando la violazione “non solo delle norme deontologiche ma anche del Manifesto di Venezia“. Una posizione condivisa nel pomeriggio anche dalla Commissione pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti che in una nota ha annunciato che il giornalista sarà “sottoposto al rituale procedimento disciplinare”, arrivato di fronte al consiglio di disciplina territoriale del Lazio grazie alla denuncia di una privata cittadina. Nella nota la Cpo ha sottolineato “i contenuti, i toni e il linguaggio” deplorevoli “utilizzati dalla trasmissione” evidenziando il comportamento “ambiguo e scorretto” nei confronti della donna “già vittima di violenza”, chiedendo “maggiore attenzione alla Rai nella verifica delle trasmissioni dal contenuto particolarmente sensibile come questo”.

La risposta di Vespa: “Criminalizzato” – Immediata la reazione del conduttore alle critiche. “Mi sono dimesso il 23 gennaio 2016 dalla Federazione Nazionale della Stampa per il carattere violento, pretestuoso e settario delle sue polemiche nei miei confronti. Il mio giudizio si rafforza alla luce dell’incredibile dichiarazione di oggi. Credo sia la prima volta in assoluto che un giornalista viene criminalizzato a causa di una trasmissione per la quale viene al tempo stesso ringraziato dall’avvocato della sua presunta vittima”, ha dichiarato Vespa, sottolineando la posizione di Giacomo Forlani, legale della Panigalli che ha ringraziato il presentatore “per la sensibilità mostrata nei confronti di un caso umano”. Una posizione poi rivista dalla vittima che, sentita dall’Ansa, si è invece detta “profondamente offesa” dal conduttore.

L’intervento di Salini – “Condivido la forte contrarietà suscitata dai toni dell’intervista realizzata da Bruno Vespa alla signora Lucia Panigalli”, così l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini ha commentato il caso, sottolineando che l’azienda “considera la difesa e la tutela dei diritti delle donne un principio imprescindibile e indiscutibile, su cui non sono mai tollerabili equivoci. Assicuro che saranno svolti tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza sulla vicenda“. “Prendo atto – ha proseguito – che lo stesso Vespa si è scusato per gli equivoci. Ribadisco che la Rai e tutte le sue strutture – a cominciare da Porta a Porta – devono aderire alla linea editoriale dell’azienda che condanna fermamente la violenza – di qualsiasi natura, in ogni forma e modo”.

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Il caso in Parlamento – E la polemica è arrivata anche in Parlamento con l’intervento del vicepresidente del Movimento 5 stelle della Camera, Maria Edera Spadoni, quello di Liberi e uguali e del senatore del Partito democratico Francesco Verducci, esponente della Commissione di Vigilanza Rai che ha annunciato un’interrogazione parlamentare sul tema. “È davvero sconcertante dover commentare quanto successo in una delle principali trasmissioni della Rai, ‘Porta a porta’ con ospite Lucia Panigalli, sopravvissuta alla violenza del suo ex-compagno – ha detto Verducci – La conduzione di Bruno Vespa ha rovesciato l’intento della trasmissione, trasformandola in un megafono dei peggiori pregiudizi e distorsioni nei confronti della parità di genere e dell’emancipazione femminile. È inaccettabile, in un Paese come il nostro segnato dalla piaga drammatica del femminicidio, che si continui surrettiziamente ad alimentare una sub-cultura manipolatoria e discriminatoria. È andata in onda l’ennesima pagina nera per il servizio pubblico, in uno spazio vetrina della rete ammiraglia. Un fatto su cui l’Ad Salini deve intervenire. Per questo presenteremo una interrogazione urgente”. Un’interrogazione già presentata dai capigruppo di Leu alla Camera e al Senato che hanno chiesto un “intervento urgente dell’azienda”. Posizione condivisa anche da Maria Edera Spadoni che ha promesso una segnalazione all’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni): “Su temi così delicati e sulla sofferenza delle persone, tutti coloro che svolgono il difficile compito di informare, devono avere la massima attenzione e delicatezza. Anche la commissione Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ‘deplora contenuti, toni e linguaggio utilizzati nella trasmissione Porta a Porta’ Inoltre Bruno Vespa è stato deferito al Consiglio di Disciplina del Lazio per l’intervista. Anche io farò una personale segnalazione all’Agcom”.

La vittima: “Offesa dai toni, mi dissocio dal mio legale” – “Le luci, la concitazione, il pubblico, i tempi velocissimi mi hanno frastornato in modo tale da impedirmi di capire ciò che era appena successo, ma ora a mente più fredda dichiaro di sentirmi profondamente offesa dal tono e dai modi usati da Vespa nel corso della trasmissione. Mi sento offesa anche a nome di tutte le donne che non sono state ‘fortunate’ come me'”. Così l’intervistata, Lucia Panigalli, ha risposto all’Ansa in merito alla vicenda che la vede protagonista. “Desidero dissociarmi da quanto apprendo che avrebbe dichiarato uno dei miei legali, fermo restando che ringrazio l’Azienda Rai per l’attenzione che da sempre riserva al mio caso”, ha continuato la Panigalli. Dopo l’intervista rilasciata a ‘Porta a Porta’, ha spiegato, “nell’immediato non sono riuscita a capire cosa mi aveva tanto infastidita. E solo in seguito ho realizzato che non mi sono state poste le domande che mi aspettavo dopo i lunghi colloqui con la redazione. Viceversa – ha precisato la Panigalli – mi è stato chiesto di rivivere le fasi più truci dell’aggressione subita, senza quasi darmi modo di spiegare il motivo vero per cui mi trovavo in quello studio e senza che si cogliesse l’estrema drammaticità di quanto patito”.

Il caso in trasmissione – Durante la puntata Vespa ha usato diverse espressioni considerate “scorrette e irrispettose” nei confronti della donna. Frasi come “se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe fatto”, oppure “signora, 18 mesi sono un bel flirtino”, riferendosi alla storia della vittima con il suo aggressore, o ancora chiamando “amore folle” l’ossessione di lui, Mauro Fabbri. Due in particolare i tentativi di omicidio di Fabbri: il primo nel 2010, quando l’ex compagno della Panigalli l’ha aggredita con calci, pugni e coltellate, finendo poi in galera per 8 anni e mezzo, la seconda nel 2017, quando ha commissionato al suo compagno di cella il delitto, offrendo in cambio 25mila euro, un trattore e un’auto. Un ipotetico reato, quest’ultimo, confermato dalle registrazioni ambientali ma che per la giustizia italiana non è perseguibile non potendo “fare un processo alle intenzioni”.

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  • 15:00 - Alimenti, Citterio: per 8 italiani su 10 in cucina vincono praticità e qualità

    Roma, 23 set. (Adnkronos) - Settembre riporta gli italiani alla routine e in cucina: per 8 su 10, vincono praticità, qualità e gusto. A raccontarlo è una nuova ricerca realizzata da YouGov per Citterio su un campione rappresentativo di 1.035 italiani, nata dalla volontà dell’azienda di comprendere sempre più da vicino esigenze e abitudini dei consumatori e continuare a rispondervi con un’offerta ampia e diversificata. Da Tagliofresco a Sofficette e La Merenda, fino agli Aiuti in Cucina, le diverse linee Citterio accompagnano infatti differenti occasioni di consumo e preparazioni, dalle più semplici e veloci a quelle più elaborate. La ricerca fotografa un Paese alla ricerca di un equilibrio tra tempo, piacere di mangiare bene e soluzioni semplici da portare in tavola. Durante la settimana, infatti, il 64% dedica non più di 30 minuti alla preparazione del pranzo e il 58% fa lo stesso per la cena. Poco tempo a disposizione, dunque, ma senza rinunciare al gusto: l’86% degli italiani dichiara di amare ricette semplici e gustose, mentre l’84% è favorevole a soluzioni pratiche con pochi ingredienti di qualità.

    Il rientro dalle vacanze porta con sé buoni propositi e voglia di ripartire, ma anche la necessità di riorganizzare la quotidianità. Per il 50% di chi va in vacanza almeno occasionalmente, tornare a casa significa anche sentirsi meglio perché si riprendono abitudini più sane, si torna a mangiare in modo equilibrato o si fissano nuovi obiettivi. Allo stesso tempo, però, il rientro può diventare una fonte di stress: per il 35% la gestione dei pasti è infatti una delle principali pressioni, tra chi deve pensare a cosa cucinare (17%), fare la spesa (13%) o trovare il tempo per preparare i pasti (12%).

    Anche le scelte a tavola cambiano. Al rientro dalle vacanze, il 29% degli italiani predilige ricette facili e veloci, il 26% sceglie pasti più leggeri per rimettersi in forma e il 17% inizia o ricomincia a seguire una dieta o un piano alimentare. Il tempo resta una variabile decisiva: se durante la settimana prevalgono preparazioni rapide, nel weekend gli italiani sono disposti a concedere qualche minuto in più ai fornelli, soprattutto a pranzo, quando il tempo medio dedicato alla preparazione sale a 38,9 minuti rispetto ai 27,2 minuti dei pranzi infrasettimanali.

    La ricerca di semplicità non coincide con il desiderio di rinunciare al gusto. I dati raccontano piuttosto un modo diverso di stare in cucina, in cui praticità, qualità e tradizione devono convivere. L’86% ama preparazioni semplici, veloci e gustose; il 43% apprezza anche la possibilità di rivisitare ricette e ingredienti della tradizione in chiave moderna; il 35% dichiara invece di apprezzare ricette più impegnative e preparazioni che richiedono qualche ora in cucina.

    A emergere è soprattutto il bisogno di avere a disposizione ingredienti capaci di semplificare le preparazioni senza sacrificare la qualità. Nel complesso, il 73% degli intervistati esprime almeno un desiderio legato alla ricerca degli ingredienti: il 38% cerca ingredienti convenienti ma di qualità, il 31% ingredienti facili da usare e il 29% ingredienti della tradizione italiana. Parallelamente, il 63% manifesta almeno un desiderio legato a nuove idee per le ricette, con il 40% che vorrebbe più spunti per preparazioni veloci e facili, percentuale che sale al 43% tra i consumatori settimanali di salumi, e il 35% alla ricerca di idee per piatti originali e gustosi.

    È in questo scenario che si inseriscono gli “Aiuti in cucina” Citterio, una gamma di prodotti pensata per semplificare la preparazione dei piatti senza rinunciare alla qualità e al gusto dei grandi prodotti della tradizione. Soluzioni pratiche e versatili, pensate per l’utilizzo quotidiano e adatte tanto alle ricette più veloci quanto alle preparazioni più elaborate.

    Tra le proposte della gamma, il Guanciale Citterio porta nelle preparazioni quotidiane un grande protagonista della tradizione italiana, con formati pensati per renderne l’utilizzo ancora più semplice e versatile. Le Tagliette di Guanciale, realizzate con guanciale 100% italiano, come appena tagliate al coltello e proposte nel formato da 90 g, ideale per due porzioni e studiato anche per ridurre gli sprechi. Il Guanciale a fette, anch’esso 100% italiano, reinterpreta invece un prodotto della tradizione in un formato pratico e contemporaneo, anche grazie alla doppia vaschetta separabile da quattro fette ciascuna.

    A un gusto di origine americana guarda invece il Bacon a fette, un prodotto sempre più utilizzato anche nelle preparazioni degli italiani e capace di adattarsi a diverse occasioni di consumo, dall’intramontabile panino con hamburger a piatti più ricercati e gourmet. Citterio lo propone realizzato con carne 100% italiana e affumicato naturalmente con legno di faggio, in una confezione da otto fette suddivise in due scomparti apribili separatamente, pensata per preservarne la freschezza e ridurre gli sprechi.

    La gamma Aiuti in Cucina si completa con le Tagliette di Pancetta Dolce e Affumicata, le Tagliette di Speck e i Cubetti di Prosciutto Cotto. Perché se il tempo da dedicare ai fornelli diminuisce, il desiderio di portare in tavola qualcosa di buono resta. E la nuova routine degli italiani sembra partire proprio da qui: semplificare la cucina quotidiana, senza rinunciare al piacere del gusto.

  • 14:42 - Sisto: "Ingegnere ha visto ampliare range di azione, c'è bisogno di specializzazione"

    Trieste, 23 set. (Adnkronos/Labitalia) - "Oggi l'ingegnere ha visto ampliare il suo range di azione in modo clamoroso: l'ingegnere biometrico, l'ingegnere della sicurezza, l'ingegnere gestionale, abbiamo tutta una serie di spazi in cui prima l'ingegneria non metteva piede. Questo vuol dire che la complessità è cresciuta e quando cresce la complessità c'è bisogno di specializzazione. La specializzazione vuol dire personalità della responsabilità". Lo ha detto all'Adnkronos/Labitalia Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, a margine del Congresso nazionale degli ingegneri in corso a Trieste.

    "La riforma degli ordinamenti professionali è in una situazione molto avanzata è stata approvata da un ramo del Parlamento, adesso si passerà al secondo. Direi che è una riforma che soprattutto prende atto del mutamento avvenuto nelle professioni e cerca in qualche modo di svecchiare una parte normativa che poteva essere un freno alla crescita di professioni quali quella degli ingegneri" ha aggiunto Sisto.

    "Si parla tanto di Intelligenza Artificiale, ma dobbiamo stare attenti che non sostituisca quella naturale. Sarebbe un dramma per la meritocrazia all'interno delle professioni, ma anche della nostra cultura. Quindi l'intelligenza artificiale aiuti ma non sostituisca. E' un postulato che sembra quasi ovvio, ma di difficilissima applicazione. Perché, parliamoci chiaro, non c'è niente di più comodo di uno che lavori al posto tuo. C'è qualcuno che lavora per te, questo è quanto di più comodo possa esistere. Non bisogna farsi conquistare dalle sirene della delega all'intelligenza artificiale. Perché questo potrebbe significare anche delle gravi responsabilità" conclude il viceministro della Giustizia, a margine del Congresso nazionale degli ingegneri in corso a Trieste. "Se l'Intelligenza Artificiale - spiega - avesse un algoritmo sbagliato, un database imperfetto, questo potrebbe comportare delle scelte molto pericolose per quanto riguarda non soltanto l'esercizio della professione, ma anche per i settori pubblici come la costruzione di opere pubbliche. Potremmo avere una catastrofe determinata dalla mancanza di controllo di percorsi esterni all'umano".

  • 14:11 - Chirurgia, operare il cervello a paziente sveglio: a Catania congresso Sinch

    Roma, 23 set. (Adnkronos Salute) - Parlare, contare, nominare un oggetto, leggere una parola o muovere una mano mentre il neurochirurgo interviene sul cervello. Sono alcune delle attività che un paziente può essere invitato a svolgere durante un intervento di chirurgia cerebrale con paziente sveglio. La procedura permette all'équipe di controllare in tempo reale il linguaggio, il movimento e altre capacità. Una procedura che esercita un forte richiamo nell'immaginario collettivo, ma che non rappresenta una novità né una soluzione applicabile indistintamente. Viene infatti impiegata solo in casi selezionati. La chirurgia cerebrale con paziente sveglio è tra i temi principali affrontati al 75esimo Congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia (Sinch), in programma a Catania dal 23 al 26 settembre. Durante alcune fasi dell'intervento, la collaborazione del paziente consente all'équipe di controllare in tempo reale il linguaggio, il movimento e altre capacità, adattando il percorso chirurgico alle caratteristiche individuali del cervello.

    "La chirurgia cerebrale a paziente sveglio fa parte da molti anni della pratica neurochirurgica. Nei pazienti correttamente selezionati consente di controllare durante l'intervento funzioni fondamentali come il linguaggio e il movimento. È una procedura complessa, fondata su una programmazione accurata e sul lavoro coordinato di un'équipe multidisciplinare", afferma Domenico d'Avella, presidente della Sinch. Ogni cervello presenta infatti una propria organizzazione. "Le immagini forniscono una mappa molto dettagliata, ma durante l'intervento la collaborazione del paziente offre informazioni preziose per adattare il percorso chirurgico all’anatomia del paziente".

    La chirurgia a paziente sveglio è utilizzata nei centri neurochirurgici di numerosi Paesi, spiega la Sinch in una nota. Un'indagine internazionale pubblicata nel 2024 sulla rivista scientifica internazionale 'Neurosurgical Review', alla quale hanno partecipato 395 neurochirurghi di 46 Paesi, ne conferma l'ampia diffusione e mostra la necessità di continuare a lavorare su criteri condivisi per la selezione dei pazienti, la valutazione delle funzioni e la definizione degli esiti dopo l'intervento. Non esiste tuttavia una modalità migliore in assoluto. Una metanalisi, basata su 3.011 pazienti operati per gliomi localizzati nelle aree motorie, ha riscontrato un'estensione media della resezione del 92,2% con chirurgia a paziente sveglio e del 92,5% con mappaggio eseguito in anestesia generale. I risultati indicano che entrambe le strategie possono essere efficaci e sicure quando vengono scelte in base alle caratteristiche del paziente, del tumore e delle funzioni da proteggere.

    La chirurgia a paziente sveglio - chiarisce la Sinch - può offrire un vantaggio particolare quando è necessario controllare capacità che non possono essere verificate nello stesso modo con il paziente addormentato, come alcune componenti del linguaggio, della lettura, dell'attenzione o di altre funzioni cognitive. Perché il paziente non sente dolore al cervello? L'espressione 'chirurgia da sveglio' può suscitare una comprensibile preoccupazione, ma non significa che il paziente venga lasciato senza anestesia o senza controllo del dolore. Il tessuto cerebrale non possiede recettori sensoriali del dolore. La cute, i muscoli, le membrane che circondano il cervello e il cranio sono invece sensibili e vengono trattati con anestesia locale, sedazione e farmaci antidolorifici. Il neuroanestesista rimane accanto al paziente durante tutta la procedura e ne controlla costantemente le condizioni. A seconda del caso, il paziente può essere sedato nella fase iniziale, mentre il neurochirurgo raggiunge il cervello, e risvegliato nel momento in cui è necessario verificare le funzioni neurologiche. Può poi essere nuovamente sedato per la parte conclusiva dell’intervento. Modalità e tempi vengono stabiliti dall'équipe sulla base della patologia, delle caratteristiche della persona e del tipo di operazione.

    La preparazione - proseguono gli specialisti - comincia prima della sala operatoria: la selezione e la preparazione del paziente sono fondamentali. Prima dell'intervento, l'équipe illustra le diverse fasi della procedura e prova con il paziente gli esercizi che saranno utilizzati in sala operatoria. Durante l'operazione, il paziente può essere invitato a parlare, leggere, riconoscere immagini o compiere semplici movimenti. Nel frattempo, il neurochirurgo stimola per pochi secondi piccole aree del cervello. Se una funzione si interrompe temporaneamente, l'équipe individua la zona da preservare e adatta il percorso chirurgico. L'effetto della stimolazione si esaurisce generalmente in pochi secondi. "Il paziente partecipa attivamente a una fase dell'intervento. Gli esercizi vengono preparati in anticipo e scelti in base alla posizione della lesione e alle funzioni da proteggere. Le risposte ottenute durante il mappaggio aiutano l'équipe ad adattare l'intervento all’organizzazione funzionale di quel singolo cervello", descrive Giuseppe Barbagallo, presidente del congresso e segretario della Sinch.

    Sicurezza e selezione dei pazienti: come ogni intervento neurochirurgico, anche la chirurgia a paziente sveglio presenta possibili rischi che devono essere spiegati e valutati con il paziente. Uno dei possibili eventi durante il mappaggio è la comparsa di una crisi epilettica provocata dalla stimolazione. Una revisione sistematica con metanalisi, basata su 1.815 pazienti, ha rilevato crisi durante l'intervento nell'8,4% dei casi. Il rischio è risultato maggiore nei pazienti con lesioni frontali, una precedente storia di crisi epilettiche o in trattamento con farmaci antiepilettici. Il dato conferma l'importanza della selezione, della preparazione e dell'esperienza del centro.

    La chirurgia a paziente sveglio non viene quindi proposta automaticamente, precisa la Sinch. La scelta dipende dalla posizione della lesione, dalle funzioni potenzialmente coinvolte, dalle condizioni cliniche, dalla valutazione anestesiologica e dalla possibilità del paziente di collaborare durante l'intervento. Come ogni operazione neurochirurgica, presenta rischi che devono essere illustrati e valutati insieme al paziente. Il controllo delle funzioni durante la procedura può contribuire a ridurre alcuni rischi ma non può eliminarli completamente.

    "Non esiste una tecnica migliore in assoluto. Esiste la tecnica più appropriata per quel paziente, per quella lesione e per le funzioni che devono essere preservate. La chirurgia a paziente sveglio è uno degli strumenti a disposizione del neurochirurgo e deve essere proposta soltanto quando può offrire un vantaggio concreto", chiosa d'Avella.

  • 14:00 - Imprese, reputazione è asset strategico ma solo una su dieci ha funzioni e budget dedicati

    Roma, 23 set. (Adnkronos/Labitalia) - La reputazione è uno degli asset più importanti per un’impresa: costruisce fiducia, rafforza le relazioni con clienti e stakeholder, attrae talenti e contribuisce alla competitività. Eppure, proprio mentre intelligenza artificiale, fake news e social media moltiplicano i rischi, molte aziende italiane continuano a gestirla senza strutture, procedure e risorse adeguate. È quanto emerge dalla ricerca condotta da Astra Ricerca per Manageritalia su oltre 1.100 dirigenti d’impresa, al centro dell’incontro 'Il fattore reputazionale. Gestire il rischio, guidare la fiducia nell’epoca dell’Ai', organizzato da Manageritalia Lazio ieri a Roma presso gli spazi del Cfmt. Ad aprire i lavori Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio, che ha presentato i principali risultati dell’indagine.

    “La reputazione non riguarda più soltanto la comunicazione, ma è un fattore di competitività e di gestione del rischio”, spiega Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio, che prosegue: “I manager ne riconoscono il valore, ma resta una distanza troppo ampia tra consapevolezza e organizzazione. Nell’epoca dell’AI e della disinformazione occuparsene soltanto quando arriva una crisi significa essere già in ritardo, la fiducia si costruisce prima, con comportamenti coerenti, ascolto, competenze, relazioni solide e strategie professionali di comunicazione e Pr. Una reputazione richiede anni per essere costruita, ma oggi può essere messa in discussione in poche ore”.

    Per Luca Poma, professore di Reputation management all’Università Lumsa di Roma, uno dei più noti esperti in Italia su questi temi, "il problema è che i brand confondono la reputazione con l’immagine, e sono convinti che per costruirla basti un Adv brillante o un’efficace campagna di influencer marketing, mentre è un bene intangibile molto più complesso". "Per non parlare - prosegue - della mitigazione del rischio: il problema è culturale, i manager nel nostro Paese spesso sono poco sensibili alla previsione e gestione anticipata degli scenari di crisi reputazionale. Gli strumenti esistono, ma si preferisce gestire in emergenza qualora capiti qualcosa, e questo finisce per distruggere valore per gli azionisti”.

    Per i dirigenti del terziario, la reputazione è anzitutto una questione di condotta. La coerenza tra ciò che un’impresa dichiara e ciò che fa è al primo posto con il 71,9% delle indicazioni, seguita dal trattamento dei dipendenti e dal clima interno (58,4%), dal comportamento etico verso gli stakeholder (49,2%) e dalla qualità di prodotti e servizi (48%). Complessivamente, l’86,6% riconduce la reputazione ad almeno una dimensione etica, contro il 29,4% che la lega all’impegno sociale o alle relazioni con istituzioni e territorio. Per il management, quindi, la reputazione resta soprattutto il risultato di come un’impresa si comporta, non di come si racconta.

    Il suo valore emerge anche dagli effetti sull’attività aziendale: per l’80,5% dei manager ha un forte impatto sulla fiducia e fidelizzazione dei clienti e per il 78,4% sull’attrazione dei talenti. L’incidenza scende al 44,4% sulla possibilità di applicare prezzi premium e al 42,1% sulla velocità delle trattative B2B. La reputazione viene quindi percepita soprattutto come una 'licenza a operare': serve per essere scelti, attrarre persone, costruire relazioni e finanziarsi.

    Un patrimonio oggi sempre più esposto. Fake news, contenuti manipolati, attacchi online e disinformazione possono diffondersi in poche ore, mentre l’intelligenza artificiale generativa rende più semplice produrre testi, immagini, audio e video falsi o difficili da distinguere da quelli autentici. In questo scenario non presidiare la reputazione e non disporre di una strategia continuativa di comunicazione e relazioni pubbliche rappresenta esso stesso un rischio d’impresa. Le Pr non possono essere attivate soltanto quando esplode una crisi: servono prima, per costruire autorevolezza, relazioni con media e stakeholder e canali credibili attraverso i quali l’azienda possa far sentire la propria voce.

    È proprio sul passaggio dalla consapevolezza all’organizzazione che emergono le maggiori criticità. Solo l’11,3% delle aziende dispone contemporaneamente di una funzione dedicata alla reputazione e di un budget specifico, mentre il presidio strutturato si ferma al 26,4%. Per il 42,2% si tratta invece di una priorità riconosciuta, ma priva di struttura e risorse. Nel 49,4% dei casi la responsabilità è concentrata sul vertice e nel 19,3% non è formalmente definita.

    Soprattutto, il 45,6% dei dirigenti non ha mai incontrato procedure scritte per la gestione delle crisi reputazionali nelle aziende in cui ha lavorato. Eppure, il 36,6% si considera preparato ad affrontarne una. Anche sui tempi emerge una contraddizione: il 72,5% ritiene che la prima risposta pubblica debba arrivare entro 24 ore, ma per il 41,3% la strategia strutturata può arrivare molto più tardi. Il rischio è parlare rapidamente senza avere prima stabilito cosa dire e come agire nel medio periodo. Una crisi, invece, richiede responsabilità, procedure, monitoraggio e strategie definite prima dell’emergenza.

    Dai numeri si è passati alle esperienze concrete grazie alla tavola rotonda che ha messo a confronto case history e testimonianze di chi ha vissuto o analizzato direttamente dinamiche reputazionali complesse. Sono intervenuti: Marco Astorri, imprenditore e Founder di Bio-On; Lorenzo Castelli, Co-Founder & Managing Director di Alchimia Investments; Giorgia Grandoni, docente e ricercatrice presso il Centro Studi Reputation Management; Luca Poma, professore di Reputation Management all’Università Lumsa di Roma; Carmine Rotondaro, Ceo di Philipp Plein, già Tax & Real Estate Director Worldwide del Gruppo Kering; Fabrizio Sisti, direttore amministrazione e Finanza di Romana Diesel Spa. Il confronto ha mostrato, attraverso esperienze reali, quanto preparazione, tempestività, capacità di ascolto e qualità delle relazioni costruite nel tempo possano fare la differenza quando la reputazione viene messa alla prova.

  • 13:56 - Maria Chiara Carrozza: "Ingegnere ruolo decisivo in progettazione Società 5.0"

    Trieste, 23 set. (Adnkronos/Labitalia) - "Penso che sia molto importante nella Società 5.0 la visione di quello che vogliamo realizzare nei processi, nel progettare la casa, l'ospedale, la fabbrica, in cui effettivamente l'ingegnere ha un ruolo decisivo, cercando l'impossibile, immaginando con creatività quello che si può fare cambiando a volte anche le regole. L'ingegnere oggi ha quindi un ruolo decisivo per portarci a una tecnologia più vicina a noi, con un maggiore impatto sociale, più comprensibile, più utilizzabile e che alla fine rispetti il bene comune". Lo ha detto all'Adnkronos/Labitalia Maria Chiara Carrozza, docente Università degli studi Milano-Bicocca e past president del Cnr, a margine del Congresso nazionale degli ingegneri in corso a Trieste.

  • 12:31 - Pa, Perrini (Cni): "Da ingegneri impegno per applicazione Codice contratti pubblici"

    Trieste, 23 set. (Adnkronos/Labitalia) - "Il Cni continua ad impegnarsi, attraverso incontri istituzionali, audizioni e attività di confronto presso le sedi competenti, con particolare riferimento ai Ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture e Trasporti, per monitorare l’applicazione del Codice dei contratti pubblici e proporre le modifiche necessarie alla luce dell’esperienza applicativa". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria.

    "In tale contesto - afferma - partecipiamo attivamente ai principali organismi e tavoli di confronto istituzionali; il Cni è rappresentato nella Commissione di monitoraggio istituita presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici ai sensi dell’art. 1, comma 13, dell’Allegato I.9 del Codice, organismo che ha recentemente contribuito all’emanazione delle Linee guida per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti; partecipa al tavolo di lavoro promosso dall’Anac per la predisposizione del Bando tipo relativo all’affidamento dei Servizi di ingegneria e architettura e ha sviluppato un costante confronto con Consip sulle procedure di gara e sui numerosi strumenti di acquisizione che interessano direttamente i professionisti dell’area tecnica".

    "Il Cni - sottolinea - partecipa ai tavoli ministeriali per l’aggiornamento dei criteri ambientali minimi, con particolare riferimento ai settori dell’edilizia, delle infrastrutture stradali e della pubblica illuminazione, contribuendo alla definizione di strumenti normativi che coniughino sostenibilità ambientale, qualità progettuale e fattibilità tecnico-economica degli interventi. Obiettivi prioritari del Consiglio nazionale restano la limitazione del ricorso all’appalto integrato e all’accordo quadro quale modalità ordinaria di affidamento, il monitoraggio degli effetti del subappalto a cascata, una maggiore chiarezza nella disciplina della revisione dei prezzi e della gestione delle riserve in fase esecutiva, nonché la valorizzazione del ruolo del responsabile unico del progetto, anche sotto il profilo delle responsabilità, delle competenze e del riconoscimento economico. Particolare attenzione stiamo dedicando all’attuazione dei processi di digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici e alla diffusione delle metodologie di gestione informativa digitale, finalizzata a garantire il miglioramento della qualità progettuale, nonché trasparenza ed efficienza nella realizzazione delle opere pubbliche".

    Equo compenso: "Ingegneri in prima linea per revisione Decreto parametri"

    "Il Cni prima del progetto di riforma della disciplina degli ordinamenti professionali si è da sempre impegnato nella proposta di revisione del cosiddetto Decreto parametri ai fini della determinazione dei corrispettivi posti a base di gara; nell’ambito della Rete delle professioni tecniche, propone di rendere coerenti i parametri di determinazione del compenso con la riduzione da tre a due dei livelli di progettazione e con gli adempimenti imposti dal Codice e dal Decreto correttivo. Intendiamo proseguire nell’azione finalizzata all’adozione, da parte del ministero della Giustizia, del Decreto parametri oltre che sollecitare l’applicazione del principio dell’equo compenso nel rapporto tra il professionista e la committenza privata. Ci impegniamo - infine - a continuare a prendere parte alle attività dell’Osservatorio sull’equo compenso istituito presso il Ministero della Giustizia".

    "Sì a certificazione competenze esperto in transizione digitale"

    "Nella direzione di valorizzare la figura dell’ingegnere, il Cni si sta adoperando per promuovere, attraverso l’Agenzia Certing, la certificazione delle competenze dell’esperto in transizione digitale ai sensi della norma Uni 11621-7:2024". "Non possono però - sottolinea - non essere evidenziati alcuni limiti strutturali quali la complessità delle procedure, nel caso di Transizione 5.0 attivata nel 2025, e un orizzonte temporale ridotto non in grado di consentire la capacità di programmazione delle imprese. Per il 2026 sono stati previsti 5 distinti passaggi e comunicazioni presso il Gse. Se questi strumenti incentivano la transizione digitale, un ulteriore sforzo dovrebbe essere fatto per incentivare la transizione energetica, con meccanismi più semplici di quelli vigenti nel 2025". "Continueremo ad essere interlocutore del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nella realizzazione di piani per lo sviluppo industriale del Paese, proponendo azioni migliorative alle politiche di intervento varate", aggiunge.

    "Serve indice nazionale recuperabilità e valore strategico immobili censiti"

    "Il Cni non può che essere favorevole al Piano casa che mira a valorizzare il patrimonio pubblico come infrastruttura sociale e urbana, da tutelare e restituire a una funzione abitativa, integrandola nelle politiche di rigenerazione urbana; non può comunque esimersi dal segnalare che l’importo di 10 miliardi per 100.000 alloggi corrispondente a un valore medio dell’ordine di 100.000 euro per alloggio appare sottostimato se si considera che lo stato di degrado del patrimonio è piuttosto avanzato tanto da necessitare spesso di demolizioni e ricostruzioni. A tale proposito riteniamo necessaria l’introduzione di un indice nazionale di recuperabilità e valore strategico degli immobili censiti, che governi le priorità d’intervento". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico ancora Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Il Piano casa - spiega - introdurrebbe così un metodo nazionale di governo tecnico del patrimonio pubblico allocando le risorse finanziarie in modo efficace ed efficiente. In questa prospettiva, la ricognizione degli immobili di proprietà pubblica non redditizi e non in uso da destinare a progetti di edilizia sociale, prevista all’art. 3, comma 3, del decreto-legge ed affidata al Commissario straordinario entro trenta giorni dalla nomina, dovrebbe trasformarsi in una classificazione tecnico-prestazionale del patrimonio pubblico, fondata su criteri uniformi, verificabili e comparabili a livello nazionale. In questa prospettiva, sarebbe opportuno prevedere, a supporto del Commissario straordinario, un Comitato tecnico-scientifico multidisciplinare, distinto dalla cabina di monitoraggio, con funzioni istruttorie, metodologiche e valutative, utili, tra l’altro, alla predisposizione delle linee guida tecnico-metodologiche". Un ulteriore profilo di rafforzamento - fa notare - riguarda la digitalizzazione; il Piano casa dovrebbe prevedere l’obbligo di utilizzare metodi e strumenti di gestione informativa digitale con particolare riferimento all’interoperabilità dei dati, alla gestione del ciclo di vita dell’opera e alla manutenzione programmata".

    Per il presidente Perrini "fondamentale resta il principio che l’attuazione del Piano casa dia priorità ad interventi di recupero dei centri storici, divenendo in questo modo uno strumento di rigenerazione urbana; è di ogni evidenza che ciò dovrà avvenire in parallelo all’elaborazione di un nuovo Codice dell’edilizia, che segni finalmente il superamento della legge urbanistica n. 1150/1942, non più adeguata alla complessità della società del terzo millennio". "Sollecitiamo il legislatore - insiste - a promuovere, attraverso le nuove norme, una pianificazione urbana non solo focalizzata sulla trasformazione fisica degli spazi, ma su un processo integrato che metta al centro dell’azione pianificatoria la qualità della vita, la limitazione del consumo di suolo, il recupero del costruito, la valorizzazione di tutti gli spazi urbani intorno ai quali si può creare un senso comunitario di appartenenza, la realizzazione di interventi attraverso cui gli spazi siano resilienti ai cambiamenti climatici".

    "Innescate dinamiche espansive per settore costruzioni"

    "Le politiche incentrate sui cosiddetti superbonus per l’edilizia hanno innescato dinamiche espansive importanti per il comparto delle costruzioni nel periodo 2021-2024, con effetti rilevanti anche sui professionisti del settore dei servizi di ingegneria e architettura. Tra il 2021 ed il 2025 il risparmio energetico conseguito attraverso interventi con Super ecobonus risulta pari a 5,048 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)/anno. E’ un risparmio ingente, che assume peso strategico ancor maggiore in presenza delle attuali tensioni sul mercato energetico legate ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. Si stima attualmente che le minori spese energetiche ottenute attraverso gli interventi con superecobonus si traducano in un risparmio di almeno 1 miliardo l’anno per le famiglie italiane". "A partire dal 2024 - spiega - i cosiddetti Superbonus sono stati progressivamente ridimensionati fino ad arrivare ad aliquote di detrazione delle spese pari al 50% per la prima abitazione ed al 36% per le seconde abitazioni. Se questo ridimensionamento è condivisibile, il Paese non può però permettersi di abbandonare o di non avere un piano per il risanamento energetico dei fabbricati, ottemperando alle prescrizioni di cui alla Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici (c.d. Direttiva Epbd)".

    "Ad oggi in Italia - ricorda - nessuno degli obiettivi indicati dalla Direttiva Epbd è stato raggiunto a cominciare dalla definizione di un Piano organico nazionale, il National building renovation plan (Nbrp) per la ristrutturazione degli immobili che definisca dove e come intervenire al fine di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico e di minore impatto ambientale. Tale piano avrebbe dovuto essere consegnato in sede europea entro il 31 dicembre 2025, con le strategie per ridurre i consumi energetici primari del 16% entro il 2030 e del 22% entro il 2035. Sul tema delle ristrutturazioni profonde del patrimonio edilizio, sia dal punto di vista energetico che antisismico, manca ancora una mappatura per microzona dello stato degli edifici tale da consentire di definire quali siano le priorità di intervento, in modo da graduare le poche risorse a disposizione".

    "Superare contenuto Testo unico edilizia"

    "Il Cni in ogni sede ha sostenuto la indispensabile necessità di superare il contenuto del Testo unico dell’edilizia di natura regolamentare, attuativo della legge urbanistica n. 1150, risalente 1942, peraltro oggetto di successive stratificazioni che ne hanno modificato e stravolto la visione complessiva". "Anche in questa sede - avverte - ribadiamo la necessità di un corpus normativo in grado di armonizzare la legislazione urbanistica, edilizia, ambientale e paesaggistica, con uno sguardo al recupero del patrimonio esistente, alla limitazione del consumo di suolo e alla sostenibilità ambientale, con un parallelo snellimento delle procedure di programmazione e controllo, in materia di edilizia, in capo agli enti locali. Continueremo a sostenere la proposta fatta con la Rpt, di istituire una Consulta permanente presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al fine di procedere rapidamente alla definizione delle nuove norme".

    "Aggiornato codice deontologico per disciplinarne uso negli studi professionali"

    "Il Consiglio nazionale degli ingegneri, nel mese di giugno 2026, tra i primi Consigli nazionali delle professioni ordinistiche a intervenire sul tema, ha provveduto ad aggiornare il Codice deontologico degli ingegneri italiani, per disciplinare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale negli studi professionali. La categoria degli ingegneri non si è fatta dunque cogliere impreparata dalle sfide recate dall’IA, definendo obiettivi, modalità, limiti e sanzioni disciplinari legate all’utilizzo di questo formidabile strumento della tecnologia, il tutto garantendo il controllo umano e la prevalenza dell’attività intellettuale dell’ingegnere nell’esecuzione dell’incarico professionale". "E’ intenzione del Consiglio nazionale - afferma - ripartire con l’organizzazione, d’intesa con gli ordini territoriali interessati, di seminari dedicati a ‘Percorsi di etica e deontologia professionale, per illustrare le novità del Codice deontologico degli ingegneri italiani, comprese quelle legate all’Intelligenza Artificiale’. Da due anni il Cni propone, anche tramite la propria Fondazione Cni, nell’ambito delle attività di formazione continua, eventi finalizzati all’informazione ed alla formazione sugli strumenti di intelligenza artificiale applicata in particolare al processo costruttivo, alle attività di sorveglianza della sicurezza nei luoghi di lavoro ed in ambito industriale".

    "Per il biennio 2025-2026 - sottolinea - ci si è posti l’obiettivo di proporre agli iscritti all’Albo almeno un appuntamento formativo mensile su tali tematiche. In parallelo sono stati avviati seminari dedicati ai più recenti sviluppi della cosiddetta IA agentica, applicabile ai più comuni flussi di lavoro di uno studio professionale di ingegneria, nonché percorsi metodologici per effettuare un’autovalutazione dei fabbisogni del singolo studio professionale. Sarà cura dei singoli ordini professionali creare occasioni di aggiornamento e formazione sui temi specifici dell’intelligenza artificiale anche in collaborazione con Uuniversità e centri di ricerca".

    "Centralità Ai rafforza ruolo ingegneri dell'informazione"

    "La crescente centralità dell’intelligenza artificiale e della cybersicurezza nella pratica professionale rafforza il ruolo degli ingegneri della informazione". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Attraverso il Comitato C3i-Comitato dell’ingegneria della informazione - spiega - il Cni promuove un’azione di indirizzo e divulgazione sui temi della IA, della cybersecurity e della data governance su due piani distinti: da un lato a sostegno della categoria dei professionisti dell’ingegneria e dall’altro a sostegno dell’azione di interlocuzione e di rappresentanza del Cni nei confronti delle imprese e delle istituzioni".

    "Proseguiremo - assicura - nel processo intrapreso di chiarimento delle competenze riservate agli ingegneri dell’informazione; riteniamo che, nei settori ad alto rischio sistemico, tali attività debbano essere attribuite e riservate a ingegneri iscritti all’Albo. Ci impegniamo a promuovere percorsi di certificazione delle competenze degli ingegneri impegnati nella protezione delle infrastrutture critiche. "Parallelamente - spiega - riteniamo che le attività di progettazione e validazione dei sistemi di IA ad alto rischio debbano essere presidiate da professionisti dotati di competenza certificata e soggetti a responsabilità disciplinare, secondo lo stesso principio che nel 1925 pose la riserva di competenza a tutela della sicurezza nelle opere di ingegneria. In coerenza con questo indirizzo, ci impegniamo a rafforzare, mediante il Comitato per l’ingegneria dell’informazione, l’azione di indirizzo sulla qualità e l’affidabilità dei sistemi".

    "Tecnologia porta soluzioni ma ingegnere deve ridurne rischi infortuni"

    “Il dispositivo che segnala al lavoratore l’ingresso in un’area pericolosa può anche ricostruirne ogni spostamento: il confine tra protezione e controllo è sottile. La legge n. 132/2025 chiede che nel lavoro l’intelligenza artificiale tuteli l’integrità psicofisica, la dignità e la riservatezza delle persone, ma a tracciare in concreto quel confine sono le scelte di chi progetta. La tecnologia porta nuove soluzioni e nuovi rischi, e all’ingegnere spetta governarli entrambi verso un solo obiettivo: ridurre il rischio complessivo”. "Per questo - spiega - la sicurezza non può essere una verifica aggiunta a valle, ma un requisito che nasce con il progetto, si tratti di un impianto o di un algoritmo, e che mette la persona al centro della progettazione come del controllo. Porteremo queste domande alla 14ª Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza, il 28 ottobre a Roma, prima tappa del cammino che riparte da Trieste".

    "Dalle professioni tecniche contributo alla Protezione Civile"

    “Quando un sisma colpisce un territorio, la prima domanda che le famiglie rivolgono alle Istituzioni è se la loro casa sia ancora sicura. A quella domanda rispondono sempre più spesso professionisti iscritti agli Albi, formati e abilitati a valutare il danno e l’agibilità degli edifici. Per dare a questo impegno una forma stabile abbiamo la Struttura tecnica nazionale (Stn): sette professioni tecniche e un unico interlocutore per lo Stato e per i territori. Oggi la Stn conta oltre 6.000 iscritti, quasi la metà dei quali ingegneri. I tecnici abilitati al rilievo del danno e dell’agibilità post-sisma affiliati alla Struttura sono oltre 3.000, presenti in tutte le Regioni, così come ci si era proposti dopo l’esperienza del sisma del Centro Italia del 2016”. "I Campi Flegrei - spiega - sono il banco di prova più impegnativo. Su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, la Stn ha fornito la larga maggioranza delle squadre impegnate nelle due campagne di analisi della vulnerabilità sismica dell’edilizia privata e ha contribuito ai rilievi AeDES. Dal 5 agosto scorso più di 100 suoi tecnici sono impegnati nel censimento dei danni delle più recenti scosse". "E' su scala locale -avverte - proprio quella conoscenza dello stato degli edifici che abbiamo indicato come premessa di ogni seria politica di prevenzione: i nostri professionisti la stanno già costruendo, edificio per edificio, là dove il rischio è più acuto. Interventi ma anche, ovviamente, prevenzione. Basti citare l’esercitazione nazionale EXE PO 2026 svoltasi lo scorso giugno a Torino Stn".

    "L’8 ottobre dello scorso anno - ricorda - questo impegno ha trovato un riconoscimento formale nel protocollo d’intesa tra il Dipartimento e la Stn. Il protocollo disciplina l’impiego dei professionisti nel censimento del danno, consente di attivare la Struttura anche per esercitazioni e attività di prevenzione e apre la collaborazione a rischi diversi da quello sismico. Proprio perché funziona, questo modello ha bisogno di condizioni stabili. Nell’audizione dell’8 settembre scorso alla Camera sul decreto-legge n. 144/2026 abbiamo segnalato un problema che riguarda gli iscritti alla Stn che lavorano nella Pubblica amministrazione. Quando sono chiamati per formazione, esercitazioni o censimento dei danni, non dispongono di un permesso specifico e devono ricorrere alle proprie ferie".

    "Abbiamo proposto - conclude - la promulgazione di una norma che riconosca loro il distacco o l’assenza giustificata, come avviene per altre funzioni svolte nell’interesse generale, e un sistema di rimborsi forfettari per i professionisti mobilitati. Sul terreno contiguo della stima dei danni, nella stessa sede abbiamo chiesto che diventi permanente l’accesso diretto degli iscritti agli albi tecnici al ruolo degli esperti assicurativi catastrofali istituito presso Consap. Il decreto oggi lo consente solo fino al 1° aprile 2028. In pochi anni la Struttura tecnica nazionale si è imposta come un presidio essenziale della protezione civile del Paese".

  • 12:31 - Professioni, Perrini (Cni): "Con ingegneri Trieste è frontiera tecnologica, energetica e digitale"

    Trieste, 23 set. (Adnkronos/Labitalia) - "Oggi Trieste torna ad essere frontiera, non più frontiera geografica da difendere, ma frontiera tecnologica, energetica e digitale da attraversare. 'Nuove frontiere, nuove responsabilità' è il titolo che abbiamo voluto dare a questo Congresso; titolo che ben si addice al momento storico che la professione sta vivendo, chiamata come è ad affrontare molteplici sfide in un contesto economico e sociale sempre più complesso". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria che si è aperto oggi a Trieste.

    "La scelta di Trieste - fa notare - è stata strategicamente voluta: Trieste non è una città di confine che subisce la periferia: è una città di frontiera che trasforma il confine in valore. Il suo porto è il più profondo del Mediterraneo e rappresenta la porta naturale dell’Italia verso i mercati dell’Europa Centrale e Orientale. Trieste guarda a Est ma lo fa restando profondamente italiana; è punto di connessione tra il sistema produttivo del Nordest, i Corridoi europei Ten-T e le rotte che arrivano dal Mar Nero e dal Mediterraneo".

    Qui - spiega - il confine non divide, unisce; diventa ponte logistico, ponte scientifico, ponte commerciale. Ieri come oggi, Trieste è strategica perché sa tradurre la sua posizione di frontiera in opportunità di crescita per il Paese. Per gli ingegneri il presente si rivela complicato sia dal punto di vista tecnico-scientifico che dal punto di vista normativo; devono muoversi in un quadro in cui si intrecciano esigenze diverse: sicurezza, crescita, sostenibilità dei processi, governo delle tecnologie nel rispetto di un sistema di norme cogenti e tecniche in continua evoluzione”.

    “In questo contesto - sottolinea il presidente Perrini - il Congresso nazionale 2026 individua come sfida centrale la capacità del sistema ordinistico e dei singoli professionisti di essere protagonisti della Società 5.0, ovvero di quel modello sociale in cui la tecnologia è al servizio dell’uomo ed è quindi strumento per risol¬vere problemi sociali, promuovere l’inclusione, garantire la sostenibilità ed in sintesi migliorare la qualità della vita”. “La Società 5.0 - afferma - si fonda su un’idea di tecnologia umanocentrica, non finalizzata solo al raggiun¬gimento dell’efficienza (dei processi), ma rispettosa del benessere delle persone, orientata a ga-rantire la sicurezza dei lavoratori e capace di contribuire a migliorare la vivibilità; persegue criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale delle attività e dei progetti che coinvolgono le comunità di individui; intende essere resiliente, ovvero capace di adattarsi a contesti critici, tra¬sformando, ove possibile, le difficoltà in nuove idee per la crescita, gli svantaggi in opportunità di miglioramento”.

    Per il presidente Perrini “a questi principi si aggiunge il ruolo centrale attribuito ai dati, alle ICT e agli strumenti di intelli¬genza artificiale. Il cyberspazio non è concepito come mero contenitore di big data, ma come am¬biente in cui i dati sono analizzati per generare soluzioni a vantaggio della collettività. Il digitale, in questa visione, non è sinonimo di efficienza fine a sé stessa, ma leva per costruire un ambiente di vita migliore e sostenibile”.

    “Rispetto a quando questo modello – spiega - è stato formalizzato, intorno al 2016, la rapida diffusione dell’IA ha aggiunto un elemento di complessità: la Società 5.0 deve trovare forme per garantire che il suo utilizzo rimanga a beneficio della comunità, attraverso regole e limiti definiti”. “La costruzione di questo modello sociale – sostiene - rappresenta per l’ingegneria un’opportunità di cresci¬ta, ma pone molteplici e nuove responsabilità, che si misurano prima di tutto nella capacità di comprendere la complessità del presente e di governare rischi e opportunità legate alle nuove tecnologie”. “Su queste sfide - rimarca - il Consiglio nazionale degli ingegneri e gli Ordini territoriali intendono confrontarsi, con l’obiettivo di definire una strategia di riposizionamento del sistema: non solo soggetto di rappresentanza, ma portatore di proposte e soluzioni per le Istituzioni chiamate ad affrontare questioni complesse quali il governo degli strumenti innovativi, la compatibilità della tutela del lavoro con l’utilizzo di tali strumenti, il governo del territorio, la sicurezza energetica”.

    “L’ingegneria è in grado di contribuire al rafforzamento del modello sociale 5.0. Sono individuabili, tuttavia, cinque questioni aperte o meglio ‘variabili critiche’, che possono favorire o rallentare, a seconda dei casi, la realizzazione del modello di Società 5.0”. Prosegue il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. Ed ecco i cinque punti analizzati.

    1) La questione della governance delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Il rischio che i sistemi di intelligenza artificiale si impongano rispetto all’agire libero di ciascun individuo inizia ad essere oggetto di un intenso dibattito. È più che reale la possibilità che poche aziende o gruppi in possesso di dati e di grande capacità computazionale condizionino l’evoluzione del mercato del lavoro, indirizzino le scelte dei consumatori ed orientino le dinamiche economiche. Il cambiamento, lo sviluppo ma soprattutto il lavoro affidati ad algoritmi complessi nelle mani di pochi appaiono l’esatto contrario della tecnologia umanocentrica che è uno dei fondamenti della Società 5.0. Individuare limiti e trasferirli in atti normativi cogenti è la sfida di chi ambisce ad essere oggi classe dirigente.

    2) L’opportunità di disporre di incentivi fruibili dalle imprese per favorire, in particolare, la digitalizzazione dei sistemi produttivi e l’efficientamento energetico degli stessi. I Piani iniziati nel 2016 con Industria 4.0 e proseguiti fino ad oggi con Transizione 5.0 hanno rappresentato un importante sostegno alla modernizzazione del sistema produttivo; scontano tuttavia una certa complessità burocratica, la sovrapposizione di norme che ne regolano l’accesso ed un limitato orizzonte temporale di vigenza, che rende difficile alle imprese pianificare i propri investimenti.

    3) L’importanza di attuare politiche nel campo della sicurezza energetica, del recupero in chiave sostenibile del patrimonio edilizio e di salvaguardia del territorio. Si tratta di interventi su vasta scala, che operano nel segno della sostenibilità ambientale e sociale, di cui l’Italia ha necessità. Occorre programmare tali piani con una visione sistemica dei problemi, visione di cui il Paese è ancora carente, tanto da trovarsi in una condizione di emergenza permanente. Su questo punto l’ingegneria e, in particolare la sua struttura di rappresentanza, può giocare un ruolo tecnico-politico rilevante, costruendo un modello di tutela dei beni pubblici improntato alla resilienza e alla sostenibilità secondo il modello di Società 5.0.

    4) L’importanza della proposta di 'Riforma della disciplina degli ordinamenti professionali', avviata con il disegno di legge delega A.S. 1663 e ora all’esame della Camera come A.C. 3068. Il processo di riforma è l’occasione per rafforzare il ruolo del sistema ordinistico e modernizzare il quadro in cui operano i professionisti, in particolare valorizzando il sistema delle specializzazioni e intervenendo sulla disciplina delle forme di aggregazione tra i professionisti, principalmente sulla disciplina delle società tra professionisti.

    5) Il rafforzamento del ruolo del sistema ordinistico, la cui appartenenza è garanzia del rispetto di norme deontologiche precise, utili alla costruzione di un modello di società che privilegi tecnologie rispettose delle singole persone ed alla creazione di un ambiente del vivere sostenibile e sicuro.

    "Il Consiglio nazionale degli ingegneri non chiede nuove tutele per la categoria: chiede di potersi assumere maggiori responsabilità nell’interesse generale. Siamo noi a proporre al decisore pubblico di estendere il perimetro della competenza certificata là dove la sicurezza dei cittadini lo richiede, offrendo in cambio ciò che il sistema ordinistico garantisce: il presidio sull’obbligo di formazione continua e di copertura assicurativa e sul rispetto di un codice deontologico". "La misura dell’urgenza - spiega - è racchiusa in un dato. Gli ingegneri iscritti all’Albo sono 253.000; i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra questi due numeri racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale - senza alcun collegamento con il sistema ordinistico - perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’Albo". "L’ingegnere italiano - avverte - in qualsiasi campo operi è artefice e controllore dei processi, non passivo esecutore di una porzione di essi. La riserva non è un’area all’interno della quale opera una specie protetta ma un recinto di salvaguardia della collettività: coloro che la occupano hanno competenze certificate rivenienti dal titolo di studio conseguito, dalla abilitazione e dalla iscrizione all’Albo, elementi che garantiscono il persistere della capacità di svolgere prestazioni corrette e consapevoli. Ricomporre questa frattura significa rafforzare la tutela dei cittadini e riconoscere il contributo che l’ingegneria già oggi offre alla costruzione di un modello sociale più sicuro e sostenibile".

    "Ecco le nostre proposte al ddl riforma sistema ordinistico"

    “Il disegno di legge delega di riforma del sistema ordinistico, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera fissa i principi sulla base dei quali devono poi essere emanati i dispositivi attuativi tesi a modernizzare il sistema ordinistico e rendere il ruolo del professionista coerente con le aspettative della società civile. Nell’interlocuzione con gli organismi ministeriali cui spetterà emanare gli atti conseguenti alla attuazione della riforma della professione di ingegnere, solleciteremo l’attenzione su dieci aspetti”.

    1) Stabilire i criteri per l’individuazione delle competenze riservate in via esclusiva agli ingegneri, con l’obiettivo di delineare con chiarezza il confine tra i vari settori dell’Albo professionale - riorganizzato sulla base della formazione acquisita nel percorso accademico - e tra i diversi ambiti dell’ingegneria e le altre professioni dell’area tecnica; ciò non può che avvenire attraverso un’analisi dei percorsi formativi, d’intesa con i rappresentanti dell’Università, tenendo conto della classificazione europea di abilità, competenze, qualifiche e occupazioni, nonché delle diverse offerte formative presenti sul territorio e dei pronunciamenti giurisprudenziali pregressi; analisi e ricerca che possono essere condotte attraverso la nostra Fondazione e analoghe strutture delle altre professioni.

    2) Portare a compimento per la professione di ingegnere la riforma in discussione presso il tavolo tecnico istituito dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che prevede i criteri di accesso previsti dall’art. 4 della legge n. 163/2021, ovvero l’esame di abilitazione contestuale all’esame di laurea, previo tirocinio interno al percorso accademico magistrale, organizzato di concerto con gli Ordini territoriali.

    3) Valorizzare le competenze specialistiche degli ingegneri, attraverso la certificazione ai sensi della norma volontaria Uni Cei EN Iso/IEC 17024, in particolare tramite l’Agenzia Certing, incardinata nella nostra Fondazione, e specializzata negli schemi di certificazione delle competenze nell’ambito dell’Ingegneria.

    4) Garantire la parità di genere nelle elezioni degli organismi di rappresentanza e stabilire che le procedure elettorali possano svolgersi anche mediante piattaforme informatiche che garantiscano la sicurezza e segretezza del voto.

    5) Procedere alla revisione, orientata alla semplificazione, delle attività dei Consigli di disciplina degli Ordini territoriali e dei criteri di nomina dei componenti, garantendo la parità di genere e l’utilizzo di tecnologie informatiche. 6) Garantire l’applicazione del principio dell’equo compenso per lo svolgimento dell’attività professionale sia nei rapporti con gli enti pubblici sia con i privati, determinato sulla base di parametri aggiornati con decreto ministeriale.

    7) Prevedere sistemi di tutela a garanzia dei professionisti in caso di mancati adempimenti nell’esercizio della professione e violazioni di termini per scadenze di natura fiscale, tributaria e previdenziale, per impedimenti dovuti a infortuni, ricoveri ospedalieri, gravi patologie o maternità/paternità.

    8) Integrare la disciplina delle società tra professionisti - stp - individuando un regime fiscale e previdenziale coerente con quello previsto per i modelli societari dalle stesse adottati, escludendo le stp dalla disciplina fallimentare.

    9) Operare affinché venga riconosciuta la natura peculiare degli ordini professionali all’interno del sistema delle pubbliche amministrazioni, giungendo a semplificazioni degli adempimenti burocratici e delle rilevazioni di carattere contabile e gestionale.

    10) Prevedere che, ai fini della elezione dei consigli nazionali, il numero dei voti attribuito a ciascun consiglio territoriale rispetti un principio di proporzionalità attenuata, sì da garantire adeguata rappresentanza ai consigli territoriali con un numero minore di iscritti.

    "Iscrizione Albo sia obbigatoria per chi esercita attività"

    "Sollecitiamo il legislatore a rendere obbligatoria per legge l’iscrizione all’Albo professionale di tutti coloro che svolgono, a qualsiasi titolo, in ambito di lavoro autonomo o dipendente, l’esercizio della professione; confermiamo poi la volontà di perseguire, nel rispetto dei diritti acquisiti, la riorganizzazione dell’Albo in un’unica sezione riservata ai soggetti abilitati in possesso di laurea magistrale. L’iscrizione obbligatoria all’Albo comporta per tutti i soggetti che esercitano la professione l’obbligo di formazione continua, il rispetto del codice deontologico e l’obbligo di assicurazione per responsabilità civile professionale, a garanzia della società civile in ordine alla qualità del lavoro e al rispetto di regole di condotta e di etica". A dirlo è ancora il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. “La formazione degli ingegneri del terzo millennio - fa notare - è profondamente differenziata per effetto della introduzione di nuove classi di laurea e della differenziazione introdotta dai singoli atenei nei programmi di studio anche all’interno della stessa classe, con riferimento a specificità territoriali: ciò direttamente deriva dall’introduzione della autonomia universitaria, nata con la legge n. 168 del 1989, proseguita con la disciplina della autonomia didattica (leggi Bassanini n. 59 e n. 127 del 1999 e D.M. n. 509 del 1999) e consolidatasi con la legge n. 240 del 2010”. "Per garantire alla collettività - sottolinea - che il professionista iscritto in un settore dell’Albo sia in grado di svolgere con scienza e coscienza le prestazioni professionali relative a quel settore, ha indotto il Cni a individuare, in sede di confronto con il mondo accademico, dapprima all’interno del gruppo di lavoro sulla formazione universitaria e successivamente nel tavolo tecnico istituzionale finalizzato alla introduzione della laurea abilitante, una soluzione di compromesso che prevede la suddivisione dell’Albo in cinque settori: Ingegneria Civile e Ambientale; Ingegneria Industriale; Ingegneria dell’Informazione; Ingegneria Biomedica e Clinica; Ingegneria Gestionale".

    "Serve legge su responsabilità civile e assicurazione iscritti Albi tecnici"

    "Il Cni si sta adoperando in tutte le sedi per l’approvazione di una legge che intervenga sulla disciplina della responsabilità civile e penale dei professionisti iscritti agli albi delle professioni tecniche regolamentate (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, geologi, ecc.) che operano, assumendosi la responsabilità degli atti, nei vari settori dell’ingegneria". "Il provvedimento - spiega - che riteniamo un atto di civiltà giuridica, deve perseguire quattro obiettivi: limitare la responsabilità solidale del professionista alla quota di colpa effettivamente a lui imputabile; evitare il trasferimento del rischio professionale sugli eredi del professionista deceduto; introdurre elementi di certezza con riferimento al termine di prescrizione della responsabilità del professionista, rafforzare il principio della assicurazione obbligatoria quale strumento di tutela del committente danneggiato".

    "Una proposta di legge organica - sottolinea - è stata recentemente formalizzata su iniziativa parlamentare; ci auguriamo che il Legislatore possa discuterla e approvarla. In riferimento ai compensi dei professionisti, interviene il disegno di legge delega, che rende obbligatoria per tutti i professionisti la polizza a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, mentre, in altra lettera dell’articolato, viene introdotto un termine di prescrizione quinquennale dell’azione di responsabilità connessa all’attività professionale, per le controversie di responsabilità professionale escluse dall’ambito di applicazione dell’art.8 della legge sull’equo compenso. Alcune tutele possono essere acquisite anche per il tramite della polizza professionale Racing, promossa dal Cni per il tramite del suo organo di supporto, in corso di rinnovamento".

    "Formazione continua garanzia che iscrizione all'Albo offre a collettività"

    "Tra le garanzie che l’iscrizione all’Albo offre alla collettività, la formazione continua è quella che più deve saper evolvere insieme alla professione. Nella seduta del 17 novembre 2025 il Consiglio nazionale ha approvato il nuovo Testo unico delle linee di indirizzo per l’applicazione del Regolamento per l’aggiornamento della competenza professionale, in vigore dal 1° gennaio 2026. La novità principale riguarda la formazione a distanza: resa indispensabile dall’emergenza pandemica e rimasta a lungo affidata a regimi transitori, trova ora una disciplina stabile e organica e, attraverso apposite convenzioni, può rivolgersi agli iscritti di tutto il territorio nazionale". A dirlo è ancora Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. “Abbiamo sottoscritto numerosi protocolli d’intesa - continua - dedicati alla formazione. L’ultimo, firmato il 29 luglio con il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, risponde a una richiesta che molti colleghi ci avevano rivolto. Per i circa 35.000 ingegneri iscritti agli Ordini che lavorano nelle amministrazioni pubbliche, l’intesa prevede un rapporto bidirezionale: la formazione accreditata da un comitato tecnico congiunto, sia essa erogata dagli Ordini o dalla piattaforma Syllabus, sarà reciprocamente riconosciuta. La fase operativa partirà a breve, ma il senso dell’intesa va già oltre la semplificazione: l’amministrazione pubblica riconosce il valore della formazione ordinistica e, con esso, la solidità della garanzia che il sistema degli Ordini offre alla collettività".

    "Ancora eventi per valorizzare figura ingegnere"

    "Il Cni intende proseguire nell’organizzazione di eventi che siano occasione di aggiornamento professionale e nel contempo mettano in risalto il ruolo dell’Ingegneria, e quindi degli ingegneri, nei processi di modernizzazione del Paese. Intende proporre appositi eventi di rilevanza nazionale finalizzati a valorizzare i molteplici ambiti di specializzazione dell’ingegneria". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Si pongono in questa prospettiva - afferma - le Giornate nazionali dedicate all’ingegneria della sicurezza, alla prevenzione in chiave antisismica, alla prevenzione del rischio idrogeologico ed idraulico, all’ingegneria forense, all’ingegneria economica, all’ingegneria per l’impiantistica sportiva e a quella della ingegneria marittima ed aeroportuale e al ruolo dell’ingegneria nei percorsi di rigenerazione urbana, alla valorizzazione della figura femminile nei vecchi e nuovi settori della ingegneria e nelle discipline Stem".

    "Tra le attività promozionali e divulgative - elenca - sono ricompresi, inoltre, tutti gli eventi di confronto e di dibattito sui temi dell’Ingegneria trattati dalla rivista 'L’Ingegnere Italiano' che consentono di esaltare le specificità delle vecchie e nuove specializzazioni ed il ruolo del professionista come garante di processi e sistemi sicuri a favore della collettività. Si tratta di un numero ampio di eventi, che il Consiglio nazionale ha inteso promuovere negli anni per rimettere al centro dell’attenzione delle Istituzioni, così come delle comunità locali, la figura dell’ingegnere del terzo millennio".

    "Cresce partecipazione ad organismi internazionali e nazionali"

    "Il Cni - infine -intende proseguire e rafforzare la propria partecipazione agli organismi europei e internazionali di rappresentanza dell’ingegneria, con l’obiettivo non solo di assicurare una presenza istituzionale della professione italiana, ma anche di favorire lo scambio di esperienze, l’aggiornamento delle competenze e una maggiore integrazione degli ingegneri italiani nel contesto europeo e internazionale". "Particolarmente intensa - commenta - è stata negli ultimi anni l’attività nell’ambito di Engineers Europe, la più importante associazione europea di rappresentanza dell’ingegneria. Il rafforzamento della pre¬senza italiana ha trovato un importante riconoscimento nella nomina del consigliere Cni Luca Scappini a Treasurer di Engineers Europe e componente del suo executive board. Il Cni ha inoltre contribuito al successo del progetto europeo Engineers4Europe – E4E, favorendo in particolare il coinvolgimento degli ingegneri italiani nelle attività di indagine e nelle survey promosse nell’ambito del progetto, anche attraverso la Fondazione Cni".

    "Il progetto - afferma - ha consentito di approfondire l’evoluzione delle competenze richieste agli ingegneri europei e ha portato alla costituzione dell’Engineering skills council, quale sede stabile di confronto sul futuro delle competenze professionali. Nell’ambito di Engineers Europe sono inoltre state sviluppate iniziative e webinar gratuiti dedicati alle competenze digitali, ambientali, imprenditoriali e trasversali. Parallelamente, il Cni tramite la propria Fondazione ha promosso numerosi webinar in lingua inglese, aperti agli iscritti, con l’obiettivo di avvicinare maggiormente gli ingegneri italiani al dibattito professionale europeo, alle sue istituzioni e alle opportunità derivanti da una più ampia dimensione internazionale della professione".

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