Fausto Tonna è stato condannato in via definitiva a 6 anni, 9 mesi e 16 giorni per il crac Parmalat. L’ex direttore finanziario del gruppo di Collecchio e braccio destro di Calisto Tanzi si è visto ridurre di 15 giorni dalla Cassazione la condanna a 7 anni rideterminata nell’appello ter, a seguito di due annullamenti emessi dalla Suprema Corte che fin dall’inizio ha ritenuto eccessiva la condanna di Tonna a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni.

In primo grado, nel 2010, il tribunale di Parma aveva condannato Tonna a 14 anni di reclusione. La Cassazione hanno inoltre disposto un nuovo procedimento a Bologna relativo esclusivamente alle pene accessorie in seguito a una recente pronuncia della Corte Costituzionale e a una sentenze delle sezioni unite della Cassazione nella quale si è stabilito che queste pene non possono essere definite in via automatica, ma è un giudice di merito a dover valutare la loro entità.

Tonna è ritenuto uno degli uomini della “cupola” che hanno determinato il crac del 2003, una voragine da 14 miliardi di euro e la truffa a 38mila risparmiatori. Gli inquirenti trovarono nell’ex direttore finanziario di Parmalat un uomo disposto a collaborare. Fu Tonna a fornire le informazioni necessarie a comprendere gli artifici finanziari che avevano consentito al gruppo di occultare il proprio stato di insolvenza.

La finanza creativa di Tonna era fatta di falsi molto spesso grossolani (come le ‘bufale’ del fondo Epicurum), di emissioni obbligazionarie a getto continuo e di un sistema di società costruito per trasformare i debiti in crediti da iscrivere a bilancio, come Bonlat, la società ‘cassonetto’ del gruppo Parmalat.

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