“Non ho mai messo a rischio l’indagine, non ho mai rivelato alcuna notizia coperta da segreto: questa è la verità e spero che venga affermata anche dal punto di vista giudiziario”. Sono le parole del maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto, ex ufficiale del Noe, durante le dichiarazioni spontanee davanti al gup di Roma, Clementina Forleo, nell’ambito dell’udienza preliminare del procedimento sul caso Consip che vede imputati tra gli altri, l’ex ministro Luca Lotti, l’ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette. “Al giudice ho confermato – ha riferito Scafarto fuori dall’aula – quello che ho sempre sostenuto. Per questa vicenda la mia vita è stata stravolta, prima ero in ufficio di polizia giudiziaria ora mi occupo di logistica”.

L’ufficio inquirente, guidato all’epoca da Giuseppe Pignatone, aveva chiesto il rinvio a giudizio di Scafato – per violazione di segreto, falso in atto pubblico e depistaggio: l’ultima accusa è contestata in concorso con Sessa. Al militare vebiva contestato anche il falso relativo all’informativa in cui attribuiva la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” a Romeo. In realtà a pronunciare quella frase (senza che si riferisse a Tiziano Renzi) era stato l’ex parlamentare Italo Bocchino. Scafarto ha sempre ribadito di non aver “mai taroccato” alcuna informativa. Ma, stando a chi ha indagato, nell’informativa aveva inserito anche il presunto coinvolgimento di “personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti, ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito delle indagini esperite”. Nell’informativa scrisse che aveva “il ragionevole sospetto di ricevere attenzioni da parte di qualche appartenente ai servizi”.

Lo scorso giugno anche Luca Lotti si era presentato davanti al gup negando ogni addebito. L’ex ministro dello Sport, che aveva reso dichiarazioni spontanee ed era stato interrogato dal pm Mario Palazzi, è accusato di favoreggiamento perché avrebbe rivelato all’allora amministratore delegato della società di appalti pubblici, Luigi Marroni, dell’inchiesta in corso su Consip. “Escludo categoricamente” di averne parlato con con Marroni, “nel nostro incontro del 3 agosto 2016”, anche perché “non potevo riferire a Marroni ciò che non sapevo“, ha ripetuto Lotti.

A rischiare il processo per Consip ci sono altre sei persone. Di favoreggiamento risponde il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia: per l’accusa invitò Marroni a essere prudente perché la procura di Napoli stava indagando. Viene contestata invece la rivelazione di segreto d’ufficio al generale Del Sette che, stando alla procura di Roma, rivelò a Luigi Ferrara, presidente della Consip, l’inchiesta a carico di Alfredo Romeo, attualmente imputato per corruzione in un procedimento parallelo. Sempre favoreggiamento – per aver avvertito Marroni – è il reato per cui rischia il processo Filippo Vannoni, già presidente di Publiacqua Firenze ed ex consigliere di Palazzo Chigi ai tempi in cui il premier era Renzi.
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