“La crisi va risolta all’insegna di decisioni chiare e in tempi brevi”. Altrimenti, si tornerà alle urne, ma “non è una decisione da assumere alla leggera”. Il presidente della Repubblica ha chiuso il primo giro di consultazioni annunciando che darà altro tempo ai partiti, ma non ha nascosto la preoccupazione e la diffidenza per una situazione complessa. Sergio Mattarella, come già fatto trapelare dai suoi consiglieri in questi giorni di trattative, ha ribadito che “un Paese come il nostro” ha bisogno di un governo all’altezza delle sfide da affrontare. Il tono freddo e serio ha dimostrato una severità rivolta esplicitamente ai partiti che in questi giorni hanno sfilato al Quirinale. Perché, anche se non pubblicamente, aveva chiesto una soluzione condivisa e veloce per dare segnali di responsabilità e invece, sarà necessario altro tempo e ancora la direzione non è chiara né definitiva.

Mattarella ha infatti riferito che “alcuni partiti politici” gli hanno comunicato che “sono state avviate iniziative per un’intesa”, ma pure “altre forze politiche” hanno espresso la “possibilità di ulteriori verifiche”. Uno scenario che ricorda addirittura quello di un anno fa, quando i 5 stelle aprirono i famosi “due forni”. Ma questa volta, il presidente della Repubblica, e lo ha ribadito anche oggi, non è disposto ad aspettare tre mesi prima che le forze politiche si mettano d’accordo. E non è un caso che la durezza dei toni di questa sera ha ricordato quando, in piena trattativa per il governo gialloverde, si presentò ai giornalisti, poco prima di dare l’incarico esplorativo a Carlo Cottarelli, per richiamare anche lì l’inconcludenza dei partiti. Questa volta Mattarella ha detto di avere “il dovere di non precludere l’espressione di volontà maggioritaria del Parlamento“, ma al contempo anche “il dovere” di “richiedere, nell’interesse del Paese, decisioni sollecite”. Cinque sono i giorni che ha concesso ai partiti che, a partire da martedì prossimo, dovranno presentarsi al Colle con le idee chiare altrimenti sarà lui stesso a volere il ritorno a nuove elezioni.

Il capo dello Stato ha esordito con un brevissimo accenno alla crisi politica, che ha liquidato definendola “rottura polemica” e sminuendo in qualche modo i motivi reali che hanno portato le due forze a disfare l’alleanza. “Con le dimissioni presentate dal Presidente Conte – che ringrazio, con i ministri, per l’opera prestata – si è aperta la crisi di governo, con una dichiarata rottura polemica del rapporto tra i due partiti che componevano la maggioranza parlamentare”, ha detto. Quindi, chiedendo velocità e “tempi brevi”, ha detto che lo “richiede l‘esigenza di governo di un grande Paese come il nostro. Lo richiede il ruolo che l’Italia deve avere nell’importante momento di avvio della vita delle istituzioni dell’Unione Europea per il prossimo quinquennio. Lo richiedono le incertezze, politiche ed economiche, a livello internazionale. Non è inutile ricordare che, a fronte di queste esigenze, sono possibili soltanto governi che ottengano la fiducia del Parlamento, in base a valutazioni e accordi politici dei gruppi parlamentari su un programma per governare il Paese”.

Mattarella ha anche osservato come il continuo voler ritornare alle urne, non “è una decisione da prendere alla leggera” perché la nostra Costituzione prevede che i cittadini siano chiamati a esprimere la loro preferenza una volta ogni cinque anni e non a seconda degli umori delle forze politiche. “In mancanza di queste condizioni la strada da percorrere è quella di nuove elezioni”, ha spiegato. “Si tratta di una decisione da non assumere alla leggera – dopo poco più di un anno di vita della Legislatura – mentre la Costituzione prevede che gli elettori vengano chiamati al voto per eleggere il Parlamento ogni cinque anni. Il ricorso agli elettori è, tuttavia, necessario qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di governo”.

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