Il nome del partito di Ingroia, il simbolo dell’Ulivo di Prodi e l’aiuto di un senatore socialista e “orgogliosamente craxiano”. Sta nascendo così la nuova “Azione civile” di Matteo Renzi, che non ha smentito – né lui né i suoi fedelissimi – l’ipotesi di scissione dal Partito democratico. Fin qui, l’ostacolo era quello della rappresentanza parlamentare, perché con la riforma del regolamento del Senato, approvata alla fine del 2017, i fuoriusciti dai partiti non possono formare nuovi gruppi a Palazzo Madama. La sponda decisiva, però, potrebbe portare il nome e il cognome di Riccardo Nencini.

Secondo le nuove regole interne al Senato, non è più possibile uscire da un gruppo parlamentare per formarne uno dal nulla. Bisogna sempre associare un simbolo presentato alle elezioni e con almeno un rappresentante eletto. In caso contrario, si può sempre passare al Gruppo misto, ovviamente, ma non si può più sfiduciare il capogruppo prima del traguardo di metà legislatura. Procedura diversa da quanto accade ancora alla Camera, dove è sufficiente presentarsi con almeno 20 deputati per formare un nuovo gruppo parlamentare. Ecco che se la scissione renziana avvenisse domani, l’ex premier potrebbe portare via dal gruppo Pd circa 35 senatori. Tecnicamente, questi dovrebbero iscriversi al Gruppo misto, dove la presidente è la senatrice di Leu, Loredana De Petris.

La sponda socialista e il simbolo di Prodi – Ma far parte di un gruppo parlamentare senza avere ruoli nella segreteria è piuttosto limitante rispetto ai lavori d’Aula. Come fare? Sempre nel Gruppo misto milita appunto Nencini, eletto in Senato con la lista Insieme, di ispirazione ulivista, che teneva al suo interno il Psi, i Verdi e l’Area Civica di Giulio Santagata. Fu un fallimento politico, quello del marzo 2018, con appena lo 0,54% dei consensi raccolti. Pochi voti, bastati tuttavia ad eleggere il senatore di Barberino del Mugello. Ecco dunque l’idea: fare l’accordo con Nencini, costituire il nuovo gruppo – magari lasciando a capo proprio il socialista – e dare vita a un gruppo che potrebbe chiamarsi “Insieme Azione civile”. Una manovra di aggiramento, ma che non comporterebbe nemmeno l’uscita formale dei renziani dalla coalizione di centrosinistra, visto che Insieme era associata proprio al Pd. Alla Camera, invece, sarebbe diverso: gli “scissionisti” potrebbero tranquillamente utilizzare il nuovo simbolo.

La soluzione è allo studio. Esiste la trattativa politica, come lascia intendere lo stesso Nencini a ilfattoquotidiano.it: “C’è una discussione in corso, ma vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni”. Ancora silenzio, invece, sul fronte renziano. Ma bisogna anche blindarsi dal punto di vista tecnico. All’articolo 14, comma 4, si legge che “ciascun Gruppo dev’essere composto da almeno dieci Senatori e deve rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di Senatori”. È ammessa anche “la costituzione di Gruppi autonomi, composti da almeno dieci Senatori, purché corrispondenti a singoli partiti o movimenti politici che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati”. Tutto quadra, insomma.

Rosato risponde a Ingroia: “Una sua idea? No, per scaramanzia” – Resta il tema del nome, “Azione civile”, già utilizzato da Antonio Ingroia in occasione della sua candidatura nel 2013. Il progetto politico non ebbe grande fortuna, ma oggi l’ex magistrato rivendica una sorta di plagio del nome. “A mia memoria in Italia, nella storia della Repubblica, non c’è mai stato il caso di un nuovo partito che cerca di rubacchiare il nome a un altro movimento esistente da anni”. Un problema per il quale i renziani stanno cercando di porre rimedio. A Ingroia, infatti, è arrivata la risposta di Ettore Rosato, altro fedelissimo dell’ex segretario dem: “I circoli lanciati da Renzi si chiamano ‘Comitati di azione civile’. Da qui l’ipotetico nome di ‘azione civile’ oggi evocato da anticipazioni giornalistiche. Del resto lungi da noi usare un’idea di Ingroia, per ragioni di tutela del nome e soprattutto scaramantiche”.

Quando avverrà la scissione? È possibile, se la crisi dovesse andare avanti più di quanto auspica la Lega, che si possa posticipare l’annuncio a dopo l’estate. Nel frattempo, “voci” della maggioranza Pd, a guida Zingaretti, giudicano “grave” che dall’opposizione interna, non siano ancora state smentiti i rumor su un eventuale scissione per dar vita a un nuovo soggetto politico. “Il Pd è finito – interviene Carlo Calenda – Così com’è è finito sicuramente. Dopodiché può decidere di andare oltre sé stesso, rilanciarsi, ricostruirsi in qualcosa di diverso”.

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