Siamo a ridosso del nono anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica, cittadina adagiata tra mare e collina nel meraviglioso parco del Cilento in Campania. Angelo fu ucciso la sera del 5 settembre 2010 da mano ancora ignota che gli tese un agguato sulla via di casa, scaricandogli addosso nove colpi di pistola. Un’esecuzione compiuta certamente da mano esperta nell’uso delle armi ed anche nell’organizzazione della fuga e della cancellazione di prove. Un delitto politico il cui movente specifico non è finora emerso, dal momento che non c’è ancora un colpevole e nemmeno un mandante, ma che si colloca senza alcun dubbio in una logica mafiosa di eliminazione di un ostacolo molto duro sulla strada della penetrazione criminale in una zona della Campania, relativamente fuori ma non lontana, dai grandi traffici illegali di droga e di molte altre attività illegali.

Non ultima la forte pressione camorristica sul settore edilizio e dei lavori pubblici, là dove Angelo aveva ingaggiato in tutta la sua consolidata attività di sindaco una strenue lotta all’abusivismo, all’acquisizione di aree da parte di società di dubbia provenienza, di difesa dell’ambiente e del territorio mediante un’accorta politica di valorizzazione delle risorse locali, in primo luogo il mare ma anche l’agricoltura, la gastronomia, la cultura, il turismo sostenibile, in nome di un’altra idea di sviluppo, del tutto originale e fuori del contesto della politica più tradizionale, al contrario intenta a sostenere “gli affari” all’insegna del mattone e del cemento selvaggi.

Angelo Vassallo era ostile a questa mentalità e alle usuali pratiche che l’accompagnano e non lo nascondeva affatto, al contrario denunciava tutto ciò che non andava e per questo non era ben visto, per usare un eufemismo, all’interno del suo stesso partito, il Pd, che invece per scelta o per necessità a Salerno ha da tempo abbracciato la politica del “tutto fa brodo” e che per garantire sviluppo non è il caso di andare troppo per il sottile, fino alle conclamate “fritture” evocate dallo stesso Presidente della regione Vincenzo De Luca ai suoi colleghi di partito per ungere, si fa per dire, il consenso popolare con dispregio evidente di un costume politico un tempo ad uso di quel partito.

Angelo era per queste ragioni sempre meno sopportato dal punto di vista politico, anche se per la sua crescente popolarità godeva di indiscutibile autorevolezza e consenso. Quando si dice troppo è troppo: ecco perché l’omicidio, indipendentemente da chi l’abbia materialmente commesso (emergono nelle più recenti indagini profili di responsabilità perfino in rappresentanti delle forze dell’ordine) è stato il modo brutale e risolutivo per eliminare un personaggio scomodo e ingombrante, ormai eccessivamente popolare, il “pessimo esempio” di una buona politica da far scomparire.

Sabato 7 settembre ci ritroveremo a Pollica per ricordare Angelo e chiedere giustizia. Una grande marcia nell’ambito della festa della Speranza, organizzata dalla Fondazione Angelo Vassallo e promossa dai fratelli di Angelo, Dario e Massimo, con l’intera famiglia Vassallo, insieme alle centinaia di amici e conoscenti del sindaco pescatore. Inoltre, è prevista la partecipazione tra gli altri di don Maurizio Patriciello, il parroco di San Paolo Apostolo a Caivano di Napoli, il prete “della terra dei fuochi”, simbolo della lotta al degrado ambientale e al malaffare camorristico; di Matilde Montinaro, sorella di Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone; di Sabrina, figlia di Renata Fonte, prima vittima donna di un omicidio politico mafioso.

Giovedì 5 settembre sarà l’occasione per ripetere ad alta voce che verità e giustizia non possono essere negate alla famiglia e alla democrazia del nostro Paese, cui è stato violentemente sottratto un uomo delle istituzioni.

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