A metà maggio un’inchiesta della Procura di Busto Arsizio ne aveva decapitato la guida politica, arrestando il sindaco Gianbattista Fratus (Lega), il suo vice Cozzi (Forza Italia) e un assessore comunale per corruzione. Ora, a distanza di due mesi, il prefetto di Milano ha chiuso il cerchio, avviando la procedura che porterà allo scioglimento del Comune di Legnano, travolto dallo scandalo che ha coinvolto il centrodestra lombardo.

A ratificare la fine dell’amministrazione leghista è stata una nota del prefetto di Milano, Renato Saccone. Testuale: “A seguito dell’ordinanza del Tar Lombardia n. 883/2019 in data 11/07/2019, con la quale è stata accolta la domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente e per l’effetto sospesi i provvedimenti di surroga impugnati – si legge nel comunicato – il prefetto, tenuto conto che a causa della riduzione per impossibilità di surroga alla metà dei componenti del Consiglio, di cui all’art. 141, lettera b) n. 4 del Tuel 267/2000, non potrà essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi, ha disposto in data odierna la sospensione del Consiglio comunale di Legnano e la nomina della dottoressa Cristiana Cirelli, quale Commissario per la gestione provvisoria dell’Ente. Contestualmente – ha concluso Saccone – il prefetto ha avviato la procedura per lo scioglimento“.

Centrale, nella scelta del prefetto Saccone, la decisione della prima Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, che nella giornata di giovedì 11 luglio ha sospeso i provvedimenti di surroga dei consiglieri comunali di Legnano, disposti da un commissario ad Acta, nominato dal difensore civico regionale lo scorso marzo. Secondo il Tar “il potere di surroga risulta esercitato in modo illegittimo, perché riferito ai componenti di un organo collegiale privo del quorum costitutivo, in base alla disciplina statutaria di riferimento“. L’intervento del difensore civico regionale era stato chiesto dal sindaco Gianbattista Fratus dopo le dimissioni di tutti i consiglieri comunali di minoranza e due della maggioranza. A motivare le dimissioni la carica di assessore assegnata a Chiara Lazzarini, anche lei ai domiciliari per turbativa d’asta. È stata quindi accolta dal Tar la domanda cautelare presentata dalla minoranza e sono stati sospesi i provvedimenti di surroga impugnati. Il provvedimento prefettizio tiene conto del fatto che “a causa della riduzione per impossibilità di surroga alla metà dei componenti” del Consiglio “non potrà essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi”. L’udienza per la discussione nel merito è fissata per il 15 gennaio 2020.

Nel frattempo, però, il consiglio comunale di Legnano non ha più ragione di esistere. Ed è lo sviluppo più logico dopo quanto accaduto il 16 maggio 2019, quando il comune in provincia di Milano è balzato su tutte le prime pagine dei giornale a causa dell’operazione della Procura di Busto Arsizio. Sindaco e vicesindaco arrestati, al pari di un assessore comunale. Durissime le accuse: corruzione elettorale e turbativa d’asta “nello svolgimento delle procedure selettive” per la selezione del dirigente per lo sviluppo organizzativo del comune, del direttore generale di Agma Legnano spa, e di un incarico professionale presso la partecipata Europa Service srl. All’epoca il procuratore aggiunto non ha usato mezzi termini: “Spregiudicate manipolazioni delle procedure“. Un terremoto. Che ha portato Forza Italia a sospendere i suoi assessori, mentre a bloccare il primo cittadino ci ha pensato il prefetto.

Un’azione, quella di Saccone, che però non è bastata a fermare Fratus. Subito dopo gli arresti, il sindaco leghista di Legnano dai domiciliari ha comunicato le sue dimissioni, salvo poi ritirarle dopo qualche giorno, incassando tra l’altro la solidarietà della Lega lombarda e del segretario Matteo Salvini. “È una persona perbene come Siri, Rixi e Fontana” ha detto il vicepremier il 9 giugno, difendendo la scelta di Fratus di continuare a fare il sindaco dai domiciliari. Un’impresa durata poco più di un mese.