Sono diversi gli episodi per i quali si procede per il reato di tortura (articolo 613 bis del codice penale) a carico degli 8 giovani di Manduria (provincia diTaranto) fermati dalla Polizia nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Stano. Nel provvedimento cautelare vengono descritti diversi raid compiuti a gruppi dai giovanissimi, per strada o anche in casa del’anziano. Le violenze sono state filmate dagli stessi aggressori, come dimostrano alcuni dei video diffusi dalla polizia.

“Si chiamano baby gang ma forse è un termine che non rappresenta compiutamente i comportamenti di questi adolescenti, che si sono fatti forza anche per la presenza di due maggiorenni. Sono micro criminali organizzati che hanno posto in essere una serie di incursioni nell’abitazione della vittima” ha commentato il procuratore di Taranto Carlo Capristo intervenendo alla conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell’inchiesta. “Lo hanno fatto oggetto – ha aggiunto il procuratore – di vessazioni e violenze terribili, sono rimasti sordi all’invocazione di aiuto del povero Stano. Come emerge da un video, sull’uscio di casa, ha subito una aggressione violenta fatta di calci, pugni, sputi e schiaffi. Ha cercato disperatamente di difendersi pronunciando spesso la frase ‘Polizia, Carabinieri’. Di fronte a questa affermazione che fa accapponare la pelle quando si vede il video, questi ragazzi sono rimasti assolutamente indifferenti, hanno proseguito nella loro azione”. Il procuratore ha evidenziato come l’episodio sia avvenuto “sull’uscio di casa e quindi in una strada non di campagna, abbandonata, ma in una strada della città di Manduria. Senza voler generalizzare, senza voler colpevolizzare l’intera cittadinanza perché Manduria è una città fatta di persone sane e onesti lavoratori, c’è da dire che chi ha visto o ha sentito non ha avuto la sensibilità in quel momento di chiedere l’intervento di Polizia o Carabinieri”

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