Scontri a Milano tra manifestanti dell’estrema destra e la polizia. Il gruppo, circa 300 persone e poi ingrossatosi fino a circa 1000, attorno alle 20.45 ha deciso di sfidare i divieti imposti dalla prefettura, e ha lasciato il presidio organizzato in ricordo di Sergio Ramelli per dirigersi verso il corteo antifascista, organizzato da alcune sigle della sinistra milanese. È stato però bloccato dagli agenti di polizia e carabinieri in assetto antisommossa a circa 300 metri da Piazzale Susa, punto di ritrovo dei militanti, con una carica di alleggerimento. Un manifestante è crollato a terra, probabilmente per un malore, ed è stato soccorso dall’ambulanza. Mentre altri due sono rimasti contusi negli scontri.

Il corteo è stato bloccato su viale Romagna per oltre due ore. Finita l’emergenza legata ai feriti lievi, si è cercato di evitare la prosecuzione del confronto faccia a faccia con il cordone di polizia trovando una soluzione per far proseguire la commemorazione. A chiederlo ai vertici dell’ordine pubblico sono stati i tre deputati di Fdi presenti, Carlo Fidanza, Marco Osnato e Carla Frassinetti, oltre al consigliere regionale della Lega Max Bastoni. Dalla folla alcuni manifestanti hanno urlato: “Fateci andare a onorare il nostro morto“. Alla fine è stato trovato un compromesso: i manifestanti non hanno marciato in corteo ma si sono limitati a una “passeggiata” sul marciapiede per approdare in via Paladini, sotto casa di Ramelli, assassinato 44 anni anni da alcuni esponenti di Avanguardia Operaia. Lì, attorno alle 23, i mille – molti dei quali appartenenti a CasaPound, Forza Nuova e Lealtà Azione – hanno commemorato il giovane con la deposizione di una corona di fiori ed eseguendo il saluto romano durante il rito del “presente”.

Pochi minuti prima, da piazzale Loreto, era partito il corteo antifascista promosso da centri sociali come Cantiere e Lambretta, dal comitato Milano antifascista, antirazzista, meticcia e solidale. Ad aprire la manifestazione lo striscione: “Milano 29 aprile, nazisti no grazie“. Il percorso del corteo è stato cambiato per volere della Questura, che ha motivato la modifica con la “troppa vicinanza” con il raduno di estrema destra, come hanno spiegato i promotori della manifestazione. Il 29 aprile “non deve diventare una data contraltare del 25 aprile, i neo fascisti non hanno diritto di parola – ha scandito al megafono uno dei promotori della manifestazione -. Il problema sono anche i partiti istituzionali che legittimano le forze neo fasciste. Come Salvini che ormai interpreta tutte le parole d’ordine della destra estrema. Noi diciamo no al 29 aprile come celebrazione del fascismo che in Italia è reato”