Un “momento importante per il quadro politico nazionale” lo chiama Vito Bardi nella notte che lo incorona come il primo governatore di centrodestra in Basilicata dopo 24 anni di governo del centrosinistra. Il generale della Guardia di finanza in pensione, scelto da Silvio Berlusconi come candidato della coalizione con Lega e Fratelli d’Italia, spiega la netta affermazione con oltre il 42% delle preferenze come la necessità di un “cambiamento” per la regione, la terza conquistata dal centrodestra unito dopo Abruzzo e Sardegna. “I lucani hanno risposto presente – dice – Abbiamo scritto la storia”.

Il primo pensiero va ai tre leader nazionale: “Chiamerò Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni per una grande festa”, annuncia. Poi spiega che nella sua agenda “al primo posto ci sarà il lavoro” perché “i giovani di questa regione dovranno trovare le opportunità in questa terra” e promette che la Basilicata “tornerà ad essere una regione con la centralità che merita nel panorama nazionale”. Infine la promessa: “Il mio mandato sarà improntato sulla trasparenza, legalità e meritocrazia“.

Il primo degli sconfitti, il candidato del centrosinistra Carlo Trerotola, si limita ad augurarsi che i big del Partito Democratico “siano presenti sul territorio anche dopo il voto” ma non commenta il k.o. senz’appello della sua coalizione, composta da sette liste. Mentre il pentastellato Antonio Mattia si augura che Bardi “lavori per i lucani e non per Berlusconi” e sottolinea come la vittoria del centrodestra sia frutto anche della campagna elettorale di Salvini: “Ha portato qui i suoi slogan, la propaganda paga”. La “guardia” dei pentastellati, aggiunge, sarà “alta, perché questo è il peggior centrodestra di sempre”.

Mattia dice “deluso” perché il Movimento “aveva un programma, lo abbiamo discusso e mostrato”. Ma “una lista contro due coalizioni con cinque e sette liste”, lascia intendere, non può funzionare. Il risultato, anche se segna un marcato dimezzamento del 44% raccolto alle politiche nel 2018, resta a suo avviso “comunque positivo” perché “nel 2013 come lista eravamo sotto il 10%”.

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