Aveva raccontato quello che succedeva alle cosiddette cene eleganti di Arcore, cioè il bunga bunga. Aveva denunciato di aver ricevuto “tentativi di corruzione“. Poi aveva chiesto di costituirsi parte civile ma era stata estromessa dall’ultimo processo sul caso Ruby, quello che vede imputato anche Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Risalgono al 15 gennaio scorso le ultime dichiarazioni Imane Fadil: solo due settimane prima che la modella finisse ricoverata in ospedale all’Humanitas di Milano. Ci sarebbe rimasta un mese, un periodo che gli investigatori definiscono “d’agonia“. Poi la morte, il primo giorno di marzo. In mezzo le telefonate al fratello e all’avvocato: “Mi hanno avvelenato“, avrebbe detto. Un vero e proprio giallo quello della giovane di origine marocchina, sulla quale la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario. “Non c’è una diagnosi precisa sulla morte ma dalle analisi emerge una sintomatologia da avvelenamento“, ha spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Titolare dell’inchiesta per omicidio ma anche del terzo filone sul caso Ruby. Dove Fadil aveva chiesto di costituirsi parte civile: una richiesta respinta dai giudici.

L’ultima intervista: “Ho subito tentativi di corruzione” – Pago ancora oggi per aver detto la verità su Berlusconi“, si sfogava con le telecamere di Repubblica tv il 14 gennaio scorso. “Io ho detto la verità in questi anni e le altre hanno raccontato il falso ai nostri danni, in quanto erano pagate per farlo. E come è possibile, poi, che per 5 mesi ci sia stata una proposta di trattativa per risarcirci della signora Mariarosaria Rossi e di colpo all’ultima udienza c’è stata la nostra estromissione discutibile dal processo?”, diceva invece all’Ansa il 15 gennaio. Un’intervista in cui aveva raccontato le trattative per essere risarcita dagli avvocati dell’ex presidente del consiglio. “La difesa Berlusconi ci contatta il 4 luglio scorso – aveva affermato la modella – per una proposta di risarcimento per farci uscire dal processo, proposta dalla quale si evince che Mariarosaria Rossi esprime la volontà di pagare per tutti gli imputati, cosa che non si può fare a livello legale. Lei, infatti, non essendo un ente assicurazioni, poteva limitarsi a pagare solo per sé, affinché io ritirassi la costituzione di parte solo nei suoi confronti. In tribunale sapevano tutti di questa proposta prima che venisse palesata in aula”. Nella stessa intervista Fadil faceva notare anche che “la giustizia ha affermato con varie sentenze che io ho detto la verità” nel caso Ruby sulle serate ad Arcore e che lei ha dovuto anche “respingere e subire tentativi di corruzione“. E di tentativi di corruzione la modella parlava già nel 2012, quando era in corso il primo processo Ruby. Fadil aveva detto ai giudici di aver subito “pressioni” da una persona per “andare ad Arcore” tra il maggio e il giugno 2011. “Se dici qualcosa del nostro incontro sono problemi tuoi”. La ragazza aveva raccontato di aver “incontrato quest’uomo vicino a casa. Mi ha dato un telefono non intercettabile per organizzare un appuntamento ad Arcore, ma io non ho voluto”.

Il bunga bunga e le ragazze vestite da suora – La testimonianza di Fadil acquisisce notorietà perché contiene i dettagli della performance ad Arcore delle ragazze traverstite da suore.  “Eravamo in piedi, stavamo prendendo da bere al bar – raccontava riferendosi a una serata del febbraio 2010 – la Faggioli stava facendo una performance nella saletta del ‘bunga bunga’. Dopo dieci minuti scomparve con la Minetti, poi si presentarono con una tunica nera, una croce e un copricapo bianco e fecero una performance che non mi sarei mai aspettata. Fecero ‘Sister act’, poi ballarono, si dimenarono e si tolsero la tunica, restando solo con l’intimo”. L’esibizione l’aveva messa in imbarazzo. “Chiesi a Lele Mora di andarmene. Non ero l’unica. Due ragazze ungheresi si erano avvicinate a me, videro che ero imbarazzata e parlammo sconcertate. Berlusconi chiese a Mora che cosa avessi e lui disse: ‘Lei à particolare, la conosco da anni’. A fine serata, “Berlusconi mi invitò a entrare nel suo ufficio. Ci fece dei regali, tra cui un orologio con lo stemma del Milan e degli anellini. Quindi, mi prese in disparte e disse: ‘Non vorrei che tu ti offendessi, ma so che hai bisogno’ e mi disse di prendere una busta. La presi e dentro c’erano duemila euro in contanti”. Imane lasciò la dimora  di Arcore, ma “mentre uscivamo sentivo che Minetti e Faggioli avevano deciso di fermarsi a dormire”.

L’intervista al Fatto: “Ad Arcore setta che adora il demonio” – Nell’aprile del 2018, quindi, la testimone aveva rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano, annunciando l’intenzione di scrivere un libro. “Voglio raccontare tutto. La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze. C’è molto di più in questa storia, cose molto più gravi”. Secondo la modella ad Arcore succedeva anche qualcosa mai raccontato in tribunale. “Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri, che in quella casa accadevano oscenità continue. Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici”, era un altro passaggio del suo racconto. In cui diceva di aver “visto presenze strane, sinistre. Io sono sensitiva fin da bambina: da parte di mio padre discendo da una persona che è stata santificata e le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c’ è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero“. Accuse gravi, sulle quali sosteneva di avere le prove. Che sarebbero state esibite, a suo dire, presto. “Non manca molto, devo solo finire questo libro. E poi il mondo saprà”. Quel libro è ora agli atti della procura, ma non sembra contenere elementi interessanti a spiegare il decesso della giovane.