Le soluzioni di cybersicurezza per protesi, pacemaker e altri dispositivi impiantati nei corpi dei pazienti stanno diventando una necessità inderogabile. Da una parte i ricercatori per la sicurezza studiano barriere software, dall’altra c’è chi pensa a un indossabile che protegga gli indossabili. Un’epifora che pare un’esagerazione, se non si tiene il contro del fatto che quasi tutti i dispositivi medici sono wireless, ossia hanno connessioni senza fili che gli permettono di trasferire dati e fare aggiornamenti. Finora non si sono registrati casi di hacking ai danni di pacemaker e simili, ma ipoteticamente è possibile farlo.

Per questo gli ingegneri della Purdue University nell’Indiana (USA) stanno studiando un braccialetto indossabile per trasformare il corpo umano in una rete privata chiusa. Non solo, sfruttando le comunicazioni elettrofoniche (EQS-HBC) e le proprietà conduttive del corpo per trasmettere un segnale radio a bassa frequenza, si può ottenere un segnale che non trasmette mai più lontano di un centimetro dal corpo umano. Questo non solo rende il collegamento estremamente difficile da hackerare, ma utilizza 100 volte meno energia di una normale connessione Bluetooth.

Crediti: Purdue University image/Debayan Das

 

Tutto parte dall’idea che le cosiddette “reti corporee” attualmente sfruttano la connessione Bluetooth per inviare segnali. Segnali che possono essere rilevati entro un raggio di almeno 10 metri, quindi da un potenziale hacker fisicamente vicino alla vittima. Se invece di Bluetooth si sfruttassero le proprietà dei fluidi, le comunicazioni sarebbero più efficienti e sicure. Quello che occorre è un dispositivo (un circuito integrato di dimensioni ridotte) capace di accoppiare segnali nell’intervallo elettro-quasistatico, molto più basso sullo spettro elettromagnetico.

 

Al momento è stato realizzato un prototipo di bracciale indossabile che è molto spesso, ma è capace di ricevere segnali da qualsiasi parte del corpo, dalle orecchie fino alle dita dei piedi. L’idea è fare in modo che i medici possano riprogrammare i dispositivi medicali senza passare per la chirurgia. Inoltre, lo stesso dispositivo potrebbe semplificare applicazioni di medicina bioelettronica a ciclo chiuso, in cui funzionano i dispositivi medici e si possono fare anche attività di imaging per applicazioni neuroscientifiche.

I ricercatori stanno lavorando alla riduzione in scala del dispositivo, di modo che si possa indossare con il massimo confort. La tecnologia ha incassato numerosi brevetti e si è aggiudicata il premio Air Force Office of Scientific Research YIP e il premio CRII della National Science Foundation.