Minacciavano e ricattavano con veri e propri raid un imprenditore che si era aggiudicato un appalto per farsi consegnare una tangente da un milione di euro. È quanto emerso dalle indagini dei carabinieri di Tivoli, in provincia di Roma, che hanno arrestato cinque persone tra la provincia di Roma e Frosinone, accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Arrestati il consigliere comunale di Ferentino, in provincia di Frosinone, Pio Riggi, eletto con una lista civica a sostegno dell’attuale sindaco di centrosinistra Antonio Pompeo, e quattro appartenenti a un clan camorristico napoletano trapiantato a Roma. Tra loro ci sono il capo del gruppo camorristico, Ugo Di Giovanni, e Gennaro Rizzo, già coinvolti nella gambizzazione di un fantino per un debito a Roma nel febbraio 2012, nel quartiere di Tor Pagnotta. In carcere anche il romano Emiliano Sollazzo e Luciano Rosa, considerato dagli inquirenti il trait d’union fra il consigliere comunale e gli esponenti del clan. Arrestata in flagranza, poi, anche la sorella di Rosa: durante la perquisizione nella sua casa i carabinieri hanno trovato droga.

Secondo quanto ricostruito dai militari, Lorenzo Scarsella, imprenditore 28enne della zona Tiburtina, aveva in delega dal 2013 il project financing per la costruzione e la gestione di alcuni loculi del cimitero di Ferentino, Comune di circa 20mila abitanti, e nel 2018 si era aggiudicato un appalto da sei milioni di euro.

Il consigliere Riggi, delegato ai servizi cimiteriali, avrebbe allora chiesto all’imprenditore una tangente. Dapprima la richiesta era del 5% sui 6 milioni, ovvero 300mila euro. Poi è arrivata a un milione di euro. L’imprenditore, dopo aver pagato una prima tranche di 44mila euro, ha smesso di pagare.

Riggi, allora, per convincerlo a consegnare il denaro avrebbe reclutato alcuni appartenenti alla camorra, appartenenti a un clan del centro di Napoli ma di stanza a Roma. Questi, sfruttando la loro forza di intimidazione, avrebbero agito con l’uso di armi e con veri e propri raid nella sede dell’azienda. Minacce e intimidazioni compiute per convincere Scarsella a pagare il ‘pizzo’. Oltre alla tangente da un milione, poi, il clan avrebbe preteso anche il 10% del fatturato dei futuri lavori della ditta in cambio di protezione, mentre nel frattempo stava indirizzando le sue mire anche sul nuovo stadio di Ferentino.

L’imprenditore, terrorizzato dalle minacce, ha però deciso lo scorso febbraio di denunciare tutto ai carabinieri di Tivoli, che, sotto il coordinamento della procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia, hanno chiuso l’indagine in un mese. Gli arrestati si trovano ora in carcere a Regina Coeli.

Centrale il ruolo del consigliere Riggi, “il vero artefice e ideatore della condotta estorsiva”, come scrive il gip Flavia Costantini. “Sebbene incensurato, il suo ruolo appare fondamentale – continua il gip -: grazie a lui l’organizzazione camorristica fagocita un’impresa sana e la asserve ai suoi desiderata; il suo inserimento ormai pluriennale all’interno dell’amministrazione di Ferentino ne garantisce il concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte anche per reati di pubblica amministrazione”.

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