Il consiglio dei ministri del 14 febbraio discuterà i testi per l’autonomia rafforzata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. A darne garanzia è la ministra per gli Affari regionali del Carroccio Erika Stefani: “Non c’è nessuno slittamento. I testi sono pronti e li porto in Consiglio dei Ministri domani. Restano dei nodi politici sui quali discutere”. Sul tema continua lo scontro tra le Regioni.

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca, in una conferenza stampa, ha fatto un appello al suo partito, il Pd, ma anche al Movimento 5 stelle: “Verifichiamo chi vuole difendere in maniera civile il sud e chi tradisce il Sud”, ha dichiarato. De Luca si è rivolto poi ai dem, ma “in primo luogo alla forza politica che ha avuto larghi consensi nel Sud e che in questo momento è silente, impressionata dal voto in Abruzzo, in letargo”. Ai cronisti che gli riportavano la posizione dei 5 Stelle che affermano di essere garanti della perequazione nei confronti del Sud, De Luca ha detto “a queste favole non crede nessuno”. De Luca ha ricordato di aver chiesto al governo che la Campania possa sedere al tavolo della trattativa sull’autonomia: “E il governo non ci ha ancora risposto. Non siamo degli intrusi ma soggetti cointeressati in maniera vitale alle decisioni che si prendono in relazione a Veneto, Lombardia ed Emilia. E’ necessario sapere se c’è una affermazione non equivoca da parte di tutte le istituzioni su due domande fondamentali: l’unità nazionale è un valore irrinunciabile per tutti? Rimane l’impegno alla coesione nazionale?”. A De Luca ha risposto direttamente il presidente della Regione Veneto Luca Zaia: “Un bravo governatore come De Luca”, ha detto, “dovrebbe essere quello che chiede l’autonomia non quello che la ostacola. L’autonomia non è mai contro qualcuno ma è la via per favorire la vera assunzione di responsabilità nelle nostre comunità. De Luca paventa che con l’autonomia vengano meno questioni di contenuto e metodo democratico e annuncia la mobilitazione sociale fino alla lotta in nome di un nuovo Risorgimento”.

Si è schierato contro l’autonomia anche il neosegretario della Cgil Maurizio Landini: “Riaffermiamo con forza la nostra contrarietà”, ha dichiarato, “a questa idea che si sta portando avanti. Le prime bozze che circolano confermano non solo le nostre preoccupazioni, ma anche l’idea che non si sta discutendo di un’autonomia come prevede la nostra costituzione. Siamo invece davanti alla messa in discussione dell’identità del paese che non sarebbe più la stessa. I cittadini non avrebbero più gli stessi diritti”. E ha concluso: “Sarebbe un elemento di gravità senza precedenti. E’ un processo che aumenta le diseguaglianze. Se le bozze si trasformano in legge è come se si avesse tanti stati all’interno di uno stesso stato, e quindi è come se lo stato non esistesse più”.

Intanto 130 nomi di storici, paesaggisti, soprintendenti, intellettuali ha firmato un appello contro l’autonomia regionale sui temi delicati di ambiente, urbanistica, beni culturali. “Un vento di follia sta investendo il Paese”, si legge, “quanto resta dello Stato viene sbriciolato a favore di Regioni che, in quasi mezzo secolo, hanno spesso dimostrato inerzia, incapacità, opacità a danno della comunità, della Nazione italiana”. E ancora: “E’ un atto costituzionale che assesta un colpo mortale allo Stato unitario, destinato a portare al massimo il caos politico-amministrativo del Paese anche nei suoi rapporti con l’UE e col resto del mondo”. Preoccupa in particolare il fatto che “fra le prime competenze rivendicate in esclusiva vi sono Ambiente, Beni Culturali, Urbanistica (ma non solo)”.

 

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