Il consiglio regionale della Liguria ha approvato una mozione che impegna la giunta Toti ad “attuare la parte a tutela della maternità della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza per salvaguardare la vita”. Sono stati 17 i voti favorevoli (centrodestra), 6 i contrari (Pd) e 5 gli astenuti (M5s e Rete a Sinistra-LiberaMente Liguria). Il provvedimento è stato proposto del capogruppo FdI Matteo Rosso ed era mirato a far sì che “vengano attuate tutte le azioni riportate dalla legge 194/78”. Si tratta di una mozione molto simile a quella già votata a Verona a ottobre scorso e che aveva provocato numerose polemiche da parte delle femministe di Non una di meno. In quel caso però, si esortava anche il primo cittadino a dare finanziamenti ad associazioni pro life. In segno di protesta venne organizzata una manifestazione di piazza a cui aderirono attiviste da tutta Italia.

Oggi la Liguria ripropone il tema, limitandosi a chiedere una maggiore difesa della vita. “La legge 194 è conosciuta e considerata come la legge sull’aborto ma ciò che molto spesso viene disatteso è che la legge è a tutela della maternità e delle donne”, ha detto il capogruppo di FdI Rosso, giustificando la mozione. Quindi in Aula ha parlato anche della necessità di migliorare la presenza di consultori familiari che “dovrebbero aiutare a superare le cause che possono indurre la donna a abortire, in particolar modo se queste hanno natura economica, sociale e familiare”. “La legge va applicata in toto – hanno replicato le opposizioni -, la mozione dimentica il principio di autodeterminazione delle donne e non rafforza la rete dei consultori pubblici”.

Per la grillina Alice Salvatore “la legge 194 non si esaurisce nel testo deficitario della mozione, che tralascia il principio di autodeterminazione della donna e non garantisce la presenza in tutti i presidi ospedalieri del personale medico non obiettore di coscienza”. Mentre per il capogruppo Pd Giovanni Lunardon “da parte della giunta Toti non c’è la volontà di applicare la legge 194 in toto. La mozione non richiama il principio di autodeterminazione della donna, vuol fare strumentalizzazione politica, valorizzare consultori senza dare risorse”. Infine per Giovanni Pastorino, capogruppo Rete a Sinistra-LiberaMente “ogni legge è un unicum, non si può spacchettare. L’ultima riorganizzazione dei consultori liguri ha provocato un disastro tagliando risorse e rimanendo passiva contro le carenze di personale. Bisogna aumentare la capacità di risposta dei consultori pubblici portandoli a uno ogni 20 mila abitanti come previsto dalla legge”.

E’ stato comunque approvato un emendamento inizialmente presentato dal Pd, poi ripresentato da Liguria Popolare, per garantire l’applicazione del principio di autodeterminazione della donna. Respinto un emendamento M5s per potenziare la rete dei consultori pubblici.

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