Ancora sorprese dal rover Curiosity: le rocce marziane del cratere Gale sono insolitamente porose e non compatte come si pensava finora. Lo indicano i dati dei sensori di bordo, analoghi a quelli degli smartphone, e utilizzati dal rover della Nasa per orientarsi e spostarsi sul suolo di Marte. La scoperta, pubblicata su Science, si deve al gruppo della Johns Hopkins University di Baltimora guidato da Kevin Lewis.

I ricercatori hanno utilizzato i dati rilevati dagli accelerometri e dai giroscopi installati su Curiosity e che, oltre a determinare l’orientamento del rover, misurano la forza di gravità di Marte nel punto in cui si trova il rover. Nella ricerca sono stati utilizzati i dati relativi alla gravità in oltre 700 punti lungo la strada percorsa dal rover verso il Monte Sharp, la montagna alta 5.000 metri che si trova al centro del cratere dove Curiosity sta percorrendo dal 2012. Poiché i valori della forza di gravità sono collegati anche alla densità delle rocce, i ricercatori sono riusciti a calcolare la densità delle rocce del cratere.

I dati indicano che le rocce del cratere Gale siano porose e non compatte come si riteneva finora; un risultato che ha sorpreso i ricercatori anche perché, ha rilevato Lewis, suggerisce che il cratere in passato non sia stato colmo di sedimenti. Secondo alcune teorie, infatti il cratere una volta era pieno di sedimenti che, con il loro peso, avrebbero generato una pressione tale sul letto del bacino da rendere più compatte le rocce sottostanti. Successivamente l’erosione dei venti avrebbe lentamente ‘svuotato’ il cratere, lasciando solo la vetta centrale alta 5.000 metri. I nuovi dati smentiscono questa teoria e rafforzano quella secondo la quale il cratere in passato non fosse colmo di materiali e il Monte Sharp sarebbe nato dall’accumulo di polveri e sedimenti trasportati dal vento e depositati al centro del cratere.

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