“Non sono occupazioni alla Robin Hood per dare casa a chi ne ha diritto. Il fine dell’equità sociale è solo una ipocrisia perché il gruppo antagonista non rispettava le graduatorie e assegnava le abitazioni ad amici e a chiunque potesse garantire un supporto al gruppo e allargare in questo modo la base del consenso nel quartiere”. Così il procuratore di Milano Alberto Nobili ha spiegato il sistema organizzato da alcuni appartenenti al Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio: nove le persone finite agli arresti domiciliari accusate di associazione a delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di immobili di proprietà pubblica e alla resistenza a pubblico ufficiale: sette italiani, un colombiano e un peruviano.

Gli indagati, a vario titolo sono 75, le occupazioni organizzate almeno una cinquantina.”Non si tratta di benefattori della comunità impegnati in un’opera di aiuto sociale, a pagare il prezzo più caro erano i poveri assegnatari legittimi che non erano utili ai progetti del gruppo – ha continuato il procuratore -. Bisogna riconoscere che gli arrestati non hanno guadagnato soldi, motivo per cui gli sono stati concessi i domiciliari, ma l’obiettivo era conquistare consenso in un quartiere difficile come quello di Giambellino e allargare la base contro le istituzioni in puro stile anarco-insurrezionalista”. I carabinieri hanno sequestrate nove case di proprietà dell’’Aler’ (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale). L’indagine è iniziata nell’ottobre 2016.

Secondo il gip di Milano Manuela Cannavale il gruppo aveva “uno scopo comune: una propagandata ‘giustizia sociale’ a tutela del diritto della casa, volta a creare una soluzione all’emergenza abitativa, parallela e contrapposta a quella offerta dalle istituzioni”. Gli arrestati, spiega ancora il gip che ha firmato l’ordinanza su richiesta del pm Piero Basilone, “intendevano, con mezzi leciti ed illeciti, impedire gli sgomberi di immobili abusivamente occupati da parte di Aler e delle forze dell’ordine, occupare e/o organizzare occupazioni abusive, mantenere il possesso degli immobili abusivamente occupati, combattere le Istituzioni a colpi di occupazioni (per ogni sgombero, due occupazioni abusive), in modo da portarle all’esasperazione“. Il giudice ha disposto anche la chiusura e il sequestro del centro sociale “Base di solidarietà popolare” che si trova in via Manzano 4, nel quartiere Lorenteggio-Inganni. Gli operatori dell’Aler hanno sigillato ’immobile applicando lastre di ferro alle finestre e agli ingressi.

“Iniziano già i primi articoli di giornale. Ci accostano al racket. Sono semplicemente ridicoli. Chiunque abbia un po’ di sale in zucca conosce la differenza fra lottare ed essere un racket” si legge sulla pagina Facebook del Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio. “Noi non abbiamo mai preso soldi per nulla, perché noi non siamo una cricca di mafiosi, ma un comitato di solidarietà! E la differenza fra queste due cose è abissale. Rispediamo quindi al mittente con una grassa risata questa infame accusa. Ritentate, sarete più fortunati!”. La maggior parte delle persone coinvolte ha precedenti legati ad attività di contestazione, tra cui iniziative No Tav e dei movimenti per le case. Preciso di essere stato avvisato dell’esecuzione di alcuni provvedimenti ben dopo la pubblicazione della notizia. Ecco. Che dire. Il problema dunque non è solo Salvini – dice l’avvocato Eugenio Losco, legale di alcuni antagonisti milanesi – Il problema dell’informazione giudiziariaè ben più ampio e non può essere liquidato con battute relative all’incompetenza di un ministro”. Il legale segnala “addirittura” che sui media, oltre ad “una dettagliata ricostruzione della vicenda”, è “pubblicato persino l’audio di una intercettazione telefonica”. “Ovviamente – aggiunge – al sottoscritto al momento non è stato notificato nulla. Come è possibile tutto ciò? Chi fornisce queste informazioni?“.

 

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