“Noi dobbiamo tenere in piedi i conti del Paese, non quelli della famiglia De Falco”. E ancora: “Chi ha deciso di anteporre i propri interessi a quelli del Paese dovrebbe tornarsene a casa“. Il day after della prima sconfitta parlamentare del governo M5s – Lega si apre con un solo uomo al centro della scena: il senatore Gregorio De Falco. Non potrebbe essere altrimenti visto che il capitano – noto alle cronache per aver intimato a Francesco Schettino di risalire a bordo della Concordia, – ha votato a favore dell’emendamento presentato da Forza Italia all’articolo 25 del decreto, cioè quello che disciplina il tanto contestato condono di Ischia. E contro di lui si sono scatenate le critiche dei vertici M5s, con in prima linea il sottosegretario Stefano Buffagni: “Rimane un genio che si sente troppo genio rispetto al gruppo”, ha detto. Poco dopo lo stesso De Falco ha difeso la sua posizione: “È una deviazione rispetto ai principi e ai fondamenti del M5s, che ho sempre rappresentato”, dice il diretto interessato, che per difendersi cita Beppe Grillo: “Ogni eletto deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha la libertà di esprimersi in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capobastone“.

Video di Manolo Lanaro

Fattori: “Clima da terrorismo psicologico” – Citazioni a parte, il problema per il M5s è che il voto di De Falco e dell’altra senatrice Paola Nugnes (che si è astenuta) sono stati decisivi perla sconfitta della maggioranza battuta 23 e 22 . I due oggi raccolgono la solidarietà della collega Elena Fattori che su facebook scrive: “Un sentito grazie ai colleghi De Falco e Nugnes che hanno seguito la loro coerenza, hanno pensato prima al bene dei cittadini e dell’ambiente che agli ordini di scuderia. Grazie anche per il coraggio di una scelta non semplice in un clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione. A riveder le stelle”. Fattori è una dei cinque esponenti del M5s che si erano astenuti al voto di fiducia sul decreto Sicurezza: gli altri erano Virginia La Mura, Matteo Mantero e gli stessi De Falco e Nugnes. Che adesso – secondo i rumors – sono a un passo dall’espulsione

Buffagni: “Non dobbiamo tenere in piedi i conti della famiglia De Falco” – Uno scenario che sembra confermato dalle parole del sottosegretario Stefano Buffagni.  “De Falco aveva detto: torna a bordo. Io gli dico: se non ti trovi, torna a casa“, dice il deputato lombardo. “De Falco – attacca Buffagni – rimane un genio che si sente troppo genio rispetto al gruppo. Ha votato contro e senza preavviso insieme con Pd e Fi. Noi dobbiamo tenere in piedi i conti del Paese, non quelli della famiglia De Falco”. Una dichiarazione che si lega a quella di Luigi Di Maio. “Questo è periodo di restituzione di tagli di stipendio e mi auguro che tutti vogliano restituire i loro stipendi agli alluvionati perché questo è un periodo importante: stiamo per tagliare due milioni di euro degli stipendi dei parlamentari”, ha detto il capo politico del M5s, che ha radunato a Palazzo Chigi ministri e capogruppo del suo partito. L’accusa implicita è che De Falco ha votato contro la maggioranza perché non vuole restituire parte del suo stipendio: in pratica cercherebbe l’espulsione.

La replica: “No ai capibastone. M5s non è un partito” – Il diretto interessato prima si è limitato a dire non si sapere nulla di possibili espulsioni, rivendicando la sua coerenza. Poi ha replicato punto su punto: “Sento di buffe esternazioni, ma credo le sentenze debbano seguire non precedere le accuse. Io non sono affatto dissidente, ma coerente con le idealità del Movimento 5 Stelle“. Sul condono di Ischia, il senatore dice di vedere “una deviazione rispetto ai principi e ai fondamenti del M5s, che ho sempre rappresentato. Non credo che esaminare istanze di condono attraverso una legge ripescata dal passato possa essere una deroga razionale al principio generale del diritto per il quale ‘tempus regit actum. Se quello introdotto dal governo nel dl Genova “non è un condono – sottolinea De Falco – dovrebbero spiegare perché si fa riferimento a una legge dell’85”.  A chi gli chiede se lascerà il M5s, il capitano  risponde citando il comunicato numero 45 di Beppe Grillo: “Ogni eletto -dice – deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha la libertà di esprimersi in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capobastone. I cittadini si facciano Stato  non si sostituiscano ai partiti con un altro partito”.

Salvini: “Conseguenze? Chiedete a M5s” – Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia su facebook getta benzina sul fuoco: “Chi ha deciso di anteporre i propri interessi a quelli del Paese dovrebbe tornarsene a casa – scrive – Siamo stati eletti per dare risposte a questo. Per essere compatti e portare a casa il risultato”.  “Questo non è un caso isolato, – aveva detto in serata Di Maio – sono diverse settimane che ci arrivano segnali di dissenso da parte di senatori che hanno firmato impegni con il M5s e che devono portare avanti il contratto di governo. De Falco e Nugnes sono già sotto procedura dei probiviri“. “Conseguenze? Chiedetelo agli amici del M5s”, ha detto Matteo Salvini a Radio Anch’io, su Radio Rai 1. “Certo che se una ha avuto casa distrutta e attendeva anni una autorizzazione di concessione edilizia, un diritto ce l’ha. Detto questo in Italia s’è costruito troppo e male”, ha aggiunto il leader della Lega commentando il caso Ischia. 

Patuanelli: “Non è un condono” – Secondo il capogruppo del M5s al Senato, Stefano Patuanelli, quello inserito nel decreto Genova “non è un condono edilizio perché non esiste un’apertura nuova di termini per la presentazione di nuove domande, nessuno che non aveva diritto ieri, potrà averne diritto oggi”. Patuanelli è uno dei relatori del decreto Genova e ha cominciato a illustrare il provvedimento in Aula al Senato, per l’avvio della discussione generale. Il senatore ha citato”il famigerato articolo 25“, l’articolo modificato dall’emendamento che applica alle istanze di condono la legge del 1985, ma non “in maniera esclusiva“, e cioè solo per quelle domande che si riferiscono temporalmente alla normativa dell’85. Le pratiche successive seguiranno le leggi sul condono del ’94 e del 2003. “Ma ragioniamo su cosa succederebbe senza l’articolo 25 – ha detto Patuanelli – Quelle case, alcune danneggiate alcune crollate, sarebbero fuori dalla procedura di accesso ai contributi. Hanno comunque una domanda pendente e finché non verranno date risposte, quelle case resteranno lì come sono da 15-20 anni. I proprietari continueranno ad avere una casa abusiva e con i danni del terremoto. Per questo chiediamo un’accelerazione dei termini e dopodiché quelle che non saranno nei criteri di ammissibilità per le domande, saranno oggetto di demolizione”.