Mastella chiama, Sala risponde. E così la polemica sulle chiusure domenicali degli esercizi commerciali torna anche di domenica. Quando il sindaco di Benevento ha fatto sapere di essersi è sentito offeso per le parole del primo cittadino di Milano che sabato 10 novembre a un convegno sull’occupazione femminile, interpellato in merito aveva mandato a dire a Luigi Di Maio di farle “ad Avellino, non rompere le palle a Milano”.

“Se è così me ne scuso, ovviamente, era un po’ di ironia su Di Maio – replica Beppe Sala -. Mica ce l’ho con gli avellinesi, anzi ci mancherebbe altro. Riguardo Mastella, ma dopo quarant’anni ancora Mastella dobbiamo ascoltare? E va beh… Me ne farò una ragione”. Se dovessero approvare una legge in merito, “troveremo delle formule tipo promuovere un referendum o qualche forma del genere perché, ripeto, è qualcosa che qua non funziona”, ha aggiunto il primo cittadino meneghino. Per poi sottolineare che “il tema non è semplicemente quello delle chiusure e delle aperture, ma anche di un modo di intendere la società e la linea politica. Alla fine io ritorno sempre un po’ a quello che il mio slogan: la solidarietà si coniuga con lo sviluppo. Quindi bisogna andare avanti. I diritti dei lavoratori certo che sono fondamentali. Anzi, prendo la cosa positiva di tutto ciò come uno stimolo ad approfondire ancor più con i sindacati il tema dei diritti dei lavoratori”.

Sala ha però definito “una follia” il fatto che “adesso si voglia trasformare Milano in una città dove i diritti di tutti non siano perseguiti da chi l’amministra: noi tuteliamo tutti i diritti, anche dei lavoratori”, ha aggiunto riferendosi agli attacchi del Cobas. “Io devo anche pensare – ha concluso – a quello che va bene per Milano e può non andare bene per il Paese, ma Milano, ripeto, è una città che ha deciso di funzionare in un certo modo e quindi io difendo quello”.

Secca la replica alle critiche di Matteo Salvini, che sempre domenica mattina ha auspicato che a Milano “ci fosse un sindaco più attento alla città e non alle vicende nazionali”. Secondo Sala, però, “questo è un problema locale. Obbiettivamente l’economia milanese e la vita milanese non vive su sei giorni ma su sette. Quindi più locale di questo non ce n’è. Però Salvini fa quello che deve fare, difende Di Maio. Non sono convinto che Salvini la pensi esattamente così anche perché, se la pensasse così, vorrebbe dire che si è un po’ allontanato da quella che è la mentalità del nord e su questo, fossi in lui, starei un filo attento“.

“Siamo a favore del diritto alla famiglia e al riposo, che deve andare di pari passo con il lavoro e lo sviluppo. A Milano mi piacerebbe che ci fosse un sindaco più attento alla città e non alle vicende nazionali”, era stata la dichiarazione di Salvini in visita (domenicale) all’Eicma, il salone milanese delle due ruote. “Andate a chiedere a una mamma che non vede in faccia il figlio da troppe domeniche, per troppe settimane e poi ne riparliamo – ha aggiunto il ministro dell’Interno -. Io ho già incontrato i rappresentanti di Federdistribuzione e come sempre la verità sta nel mezzo, io non chiedo di chiudere sempre, pretendo che non si sia aperti sempre, con il buon senso che non è quello dell’insulto”. Secondo Salvini, serve “una mediazione tra il diritto del riposo dei lavoratori, il diritto a stare con i propri figli e il diritto al lavoro delle aziende e il diritto all’apertura delle città – ha concluso -. Con il buon senso la soluzione si trova, la Lega su questo ha più di una proposta. Nessuno vuole chiudere niente”.  Infine la stoccata: “Sala si occupi dei quartieri di Milano, piuttosto che insultare Avellino o Salvini: Il sindaco di una grande città come Milano dovrebbe lavorare, lui rappresenta un partito che, se si votasse oggi, prenderebbe la metà dei voti della Lega anche in città”.

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