L’acqua che salvò il Giappone da una catastrofe nucleare dopo il terremoto e lo tsunami che nel 2011 danneggiarono la centrale di Fukushima, oggi è una bomba a orologeria. Secondo un’inchiesta del quotidiano britannico The Telegraph, a sette anni dall’incidente Tokyo è pronta per sversare nell’Oceano Pacifico più di un milione di tonnellate di liquido altamente radioattivo, attualmente immagazzinato in 900 serbatoi. Solo di recente l’operatore della centrale, la Tokyo electric power company, ha dovuto ammettere i livelli di contaminazione dell’acqua e alcune falle nel sistema di depurazione utilizzato ma, secondo il quotidiano, si tratta di una verità che anche il governo giapponese conosceva da tempo. A svelare alcuni retroscena è stata una fonte del governo giapponese. Ora, però, c’è il fattore tempo a remare contro. Perché il Giappone sta esaurendo lo spazio per immagazzinare l’acqua venuta a contatto con il combustibile sfuggito a tre reattori nucleari danneggiati all’interno della centrale. Il quotidiano ha potuto anche visionare alcuni documenti che confermano quanto rivelato dalla fonte. Il piano di Tokyo ha scatenato una violenta reazione da parte di residenti locali e organizzazioni ambientaliste, ma anche da Corea del Sud e Taiwan che temono che l’acqua contaminata arrivi sulle loro coste.

UNA BOMBA A OROLOGERIA – Dopo l’incidente provocato l’11 marzo 2011 dal terremoto e poi dallo tsunami, l’operatore della centrale, la Tepco, con il sostegno del governo iniziò a pompare milioni di litri di acqua nei reattori per mantenerli freschi. In seguito, 160 tonnellate di acqua al giorno furono utilizzate per il combustibile fuso. L’acqua contaminata contenuta nei serbatoi è un mix fra quella pompata per raffreddare i reattori e quella sotterranea che scorre dentro i reattori nel suo corso, dalle colline intorno alla centrale verso l’oceano. Nel 2015 è iniziato, tra le proteste dei pescatori, lo sversamento in mare dell’acqua di falda radioattiva. Prima però, secondo quanto dichiarato dalla Tepco, l’acqua di falda doveva essere filtrata attraverso il sistema advanced liquid processing progettato da Hitachi, che avrebbe dovuto rimuovere sostanze radioattive come lo stronzio e il cesio, ma che nulla può – per ammissione della stessa Tepco – contro il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

QUALCOSA NON TORNA – La Tepco ha dichiarato fino a poco tempo fa che l’unico elemento radioattivo presente nelle cisterne era, appunto, il trizio e sarebbe pericoloso solo in grandi quantità. A settembre scorso, poi, qualcosa è cambiato. La Tepco ha ammesso che l’acqua radioattiva racchiusa nelle vasche di contenimento all’interno dell’impianto necessita di ulteriori trattamenti di purificazione, prima di poter essere rilasciata nell’oceano. Non solo. “Se il processo di decontaminazione è in grado di rimuovere gran parte delle impurità radioattive eccetto il trizio, secondo gli esperti sicuro solo in piccole dosi, ulteriori studi – ha spiegato la Tepco solo poche settimane fa – hanno rivelato che oltre l’80% delle 920mila tonnellate di acqua accatastata nei grossi recipienti racchiude un ammontare di sostanze radioattive che eccedono i limiti consentiti dalla legge per la salvaguardia dell’ambiente”. Lo stesso operatore ha dichiarato che i livelli di stronzio 90 trovati in 65mila tonnellate di acqua passata attraverso il sistema di depurazione sono oltre 100 volte superiori ai livelli consentiti dalla legge. Secondo il quotidiano britannico si tratta di una verità di cui operatore e governo erano già a conoscenza da tempo. The Telegraph riporta, infatti, alcuni documenti consultati che dimostrano come questo sistema non abbia affatto eliminato altri elementi radioattivi, tra cui iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio, cobalto e anche lo stronzio. Nessun commento né da Hitachi, né dal governo giapponese.

IL PIANO DEL GIAPPONE E LE SUE CONSEGUENZE – Nel frattempo, però, quest’acqua contaminata continua ad accumularsi e il Giappone sarebbe per questo pronto a sversarne 1,09 milioni di tonnellate nell’Oceano Pacifico. E, a proposito di trizio, la comunità scientifica ha già espresso i suoi timori, perché lo sversamento non riguarda piccole quantità, ma un’enorme mole di acqua che potrebbe avere effetti devastanti, anche sulla contaminazione dei prodotti ittici. Shaun Burnie, uno specialista nucleare di Greenpeace, contesta le affermazioni di Tepco sul trizio. “Le sue particelle beta all’interno del corpo umano sono più dannose della maggior parte dei raggi X e dei raggi gamma” ha detto. “La presenza di stronzio 90 nelle cisterne è poi una minaccia per chiunque consumi pesce in Giappone” scrive il quotidiano. Le specie più piccole, infatti, possono immagazzinare nelle ossa alte quantità di questa sostanza, che se ingerita dagli esseri umani può causare cancro e leucemia. Mentre The Telegraph ha ricordato anche i dati riportati da Kahoko Shinpo, un quotidiano giapponese locale, riguardo ad alcuni rilevamenti: “I livelli di iodio 129 e rutenio 106 hanno superato i livelli imposti dalla legge in 45 campioni su 84 nel 2017”. Anche in questo caso si tratta di sostanze che possono causare il cancro.