Nel decreto su Genova spunta una sanatoria edilizia che consentirebbe di definire pratiche per nuovi condoni nell’isola di Ischia pendenti dagli anni Ottanta (e con le regole degli anni Ottanta), collegandoli alla ricostruzione post sisma del 2017. Questi edifici, che per le norme vigenti sono abusivi, non solo verrebbero sanati ma avrebbero il completo rimborso dallo Stato per la ricostruzione. Una sanatoria che, nei giorni scorsi, i Verdi Angelo Bonelli e Claudia Mannino hanno definito incostituzionale “con tanto di contributi concessi dallo Stato a chi ha edificato abusivamente” e che ha spinto Legambiente a lanciare un appello al Parlamento e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “Una follia riaprire il condono per edifici abusivi costruiti in aree a rischio idrogeologico e sismico – scrive Legambiente – con la beffa che sarebbero soldi pubblici a pagare la ricostruzione”.

ISCHIA NEL DECRETO SU GENOVA – Il Decreto su Genova, provvedimento urgente approvato dal Governo e che ora il Parlamento deve convertire in legge entro 60 giorni, prevede degli interventi da attuare nell’isola campana a seguito del terremoto che il 21 agosto 2017 fece tremare la terra provocando due morti, 42 feriti e 2.405 sfollati con 640 abitazioni rimaste completamente inagibili. Nel decreto in questione sono ben 20 gli articoli che riguardano Ischia, quasi il doppio di quelli sul capoluogo ligure. La sanatoria riguarda gli immobili distrutti o danneggiati dal sisma per i quali è stata presentata istanza di condono alla data di entrata in vigore del decreto legge. Come sottolineato da Sergio Rizzo su Repubblica, dovranno essere definite in sei mesi pratiche legate sia al condono del 1985 (era Craxi) sia a quelli dei governi Berlusconi, del 1994 e del 2003. L’articolo 24 dispone, infatti, che la concessione dei contributi sia sospesa “nelle more dell’esame delle istanze di condono” e che la loro erogazione sia “subordinata all’accoglimento di dette istanze”.

IL TERZO CONDONO CON LE REGOLE DEGLI ANNI OTTANTA – Grazie al decreto verrebbe applicato il terzo condono edilizio (finora non applicato sull’isola perché area soggetta a vincolo) che verrà esteso agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma. A destare clamore è soprattutto il contenuto dell’articolo 25 che, in pratica, prevede che tutte le pratiche vadano definite facendo riferimento alle sole disposizioni del primo condono, ossia quelle contenute nella legge 47/1985. Ciò significa che non varrebbero le norme in materia di tutela paesaggistica e idrogeologica introdotte successivamente e che si azzerano tutte le prescrizioni limitative introdotte con i due successivi condoni.

LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE – È quanto denuncia Legambiente definendo tale scelta “grave e inaccettabile, perché consentirebbe di sanare edifici in aree a rischio in un’isola che, dal terribile terremoto del 1883 ad oggi, ha visto alternarsi tragedie per crolli legati alle scosse sismiche e per quelli dovuti alle frane”. Questi edifici, tra l’altro, beneficerebbero del contributo al 100 per cento della ricostruzione post sisma. “Il segnale – sottolinea l’associazione – per chi ha speculato costruendo abusivamente sull’Isola e vuole continuare a farlo sarebbe un via libera anche per il futuro”. Altro problema: l’articolo 23 dà la possibilità di avviare i lavori per danni lievi escludendo solo le costruzioni interessate da ordini di demolizioni. In pratica, potranno avviare i lavori anche gli edifici con abusi parziali a cui non si fa cenno nel testo. Sul decreto legge Legambiente è intervenuta in audizione alla Camera dei Deputati. “In audizione – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – abbiamo descritto i pericoli di una norma che consentirebbe di sanare edifici che perfino le sanatorie approvate dai Governi Berlusconi del 1994 e 2003 vietavano, proprio perché posti in aree pericolose da un punto di vista idrogeologico e sismico, oltre che vincolate paesaggisticamente”.

LE PROPOSTE – Sono 28mila le richieste di condono ‘ufficiali’ nell’Isola di Ischia: nei soli comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, che contano circa 13mila abitanti, le pratiche di condono sono oltre 6mila, una su due abitanti. “Nell’agosto del 2017 – aggiunge Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – sono stati spropositati i danni rispetto all’intensità del sisma di magnitudo 4.0, anche per via dei materiali scadenti usati negli edifici”. Un aspetto che chiama in causa il tema dei controlli e della gestione della ricostruzione. Per questo l’associazione ha presentato delle proposte di modifica, in particolare all’articolo 25. “Si dovrebbero affidare al Commissario straordinario – spiega l’associazione – strumenti e risorse per aiutare i Comuni a smaltire le pratiche di sanatoria relative ai tre condoni, da valutare secondo le norme in vigore al momento della presentazione, ma anche responsabilità e poteri per eseguire le ordinanze di demolizioni pendenti nei comuni dell’Isola”. Tra le proposte Legambiente chiede l’istituzione di un Osservatorio Civico per accompagnare la gestione commissariale e che tra i compiti del Commissario deve essere previsto la stesura di un Piano di gestione delle macerie da redigere in collaborazione con la Regione Campania.

TERREMOTO E POST TERREMOTO – Una necessità per Ischia, che non dimenticherà quella notte a cavallo tra il 21 e il 22 agosto. Il primo corpo senza vita ritrovato fu quello di Carmela Balestrieri, mamma di quattro figli ed altri due adottati. Insieme al marito Antonio era arrivata a Casamicciola a bordo dell’auto, il cornicione della chiesetta del Purgatorio le crollò addosso uccidendola all’istante. Il centro delle operazioni di soccorso divenne la palazzina di due piani crollata in via Serrato, poco distante dalla chiesetta del Purgatorio e da Piazza Maio. Nove le persone sepolte dalle macerie, tra cui 3 fratellini, ed è sotto queste macerie che perse la vita Marilena Romanini, 65 anni, nata a Brescia, ma residente a Monte San Giusto (Macerata) e per un periodo trasferitasi a Casamicciola, per stare lontano dall’altro terremoto, quello del Centro Italia. Il 29 agosto il governo deliberò lo ‘Stato di emergenza’ che lo scorso 2 agosto ha nuovamente prorogato per ulteriori 6 mesi. Sono 25,6 i milioni di euro stanziati dal governo per la gestione della fase di emergenza (2,5 milioni dalla Regione Campania). Ma la situazione è ancora difficile, tra polemiche, sfollati e incertezze sulla ricostruzione che rischiano di creare una spaccatura tra chi ha la necessità di un tetto e chi non dimentica il passato, chiedendo che quel tetto sia anche sicuro.

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