Un appello alla Conferenza Episcopale Italiana e a tutti i vescovi, con 1.100 firmatari, perché si attivino apertamente contro la sempre più dilagante “cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia; cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti di istituzioni”. La lettera è stata resa pubblica domenica 15 luglio dai promotori dell’iniziativa – operatori della Chiesa – e ha raccolto sempre più consenso tra pastorali, vicari, parroci, direttori di uffici diocesani, responsabili Caritas, catechisti, suore di congregazioni religiose e altri rappresentanti del mondo ecclesiale. Non è la prima opposizione dell’ambiente clericale alle ultime politiche del governo: a inizio mese preti, vescovi e suore “di frontiera” avevano organizzato un presidio di protesta a Montecitorio, con tanto di digiuno.

Don Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia politica alla Gregoriana e promotore dell’appello ha sostenuto all’Ansa la necessità di riflettere sull’influenza che un determinato tipo di linguaggio ha sulla società, in particolare sulle “parole di razzismo che circolano e che incidono sul nostro tessuto culturale”. Nello specifico D’Ambrosio ha portato come esempio le parole di un direttore Caritas, secondo cui a breve si sarebbe trovato “senza più volontari” a causa dei toni di rifiuto e di esclusione che si sentono contro i migranti. L’appello alla Cei è stato firmato da una quindicina di vescovi tra cui quello di Mantova Gianmarco Busca e quello di Bologna Matteo Zuppi, che condividono la posizione dei promotori per cui “oltre all’accoglienza delle persone bisogna affrontare il razzismo dilagante nelle nostre comunità. Una cosa che va a toccare le omelie, le nostre catechesi”, ha continuato D’Ambrosio.

I vescovi si erano già pronunciati verso una politica dell’accoglienza, ma il promotore dell’appello ha sostenuto che “non basta: occorre aprire una discussione interna sulle visioni xenofobe che si diffondono sempre di più”. Per cui “abbiamo lavorato bene sull’accoglienza – ha continuato – ma prendiamo atto dei toni razzisti di certi discorsi, anche dei rappresentanti delle istituzioni, come oggi fa bene anche Famiglia Cristiana“. L’appello al Cei è di lavorare su “un’emergenza” che è oggi “culturale”, aiutando “i cristiani a essere meno razzisti e più evangelici“.

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