Dopo l’emergenza Pfas, in Veneto scoppia il caso GenX. Ed è bufera sull’azienda Miteni di Trissino, già al centro di un’inchiesta della Procura di Vicenza che indaga per disastro ambientale, proprio per la vicenda Pfas, le sostanze perfluoro alchiliche considerate cancerogene rilevate nel 2013 nella falda acquifera di un’area che abbraccia 21 Comuni tra le province di Vicenza, Padova e Verona. Pochi giorni fa la Regione ha segnalato alla magistratura che, l’anno dopo (nel 2014, quindi in piena emergenza Pfas) il direttore dell’area Tutela e Sviluppo del territorio della Regione Alessandro Benassi, in aspettativa dall’Agenzia per la protezione ambientale del Veneto (Arpav), diede il via libera alla Miteni per lavorare rifiuti tossici provenienti da uno stabilimento olandese. Nel dettaglio il dirigente firmò “l’autorizzazione integrata ambientale per la produzione di prodotti chimici organici, come idrocarburi alogenati e prodotti chimici inorganici come acidi e sali”. Tra questi ultimi rientra il GenX (nome commerciale HFPO-DA), acido dimerico esafluoropopilene ossido, sostanza del gruppo dei Pfas presente nei rifiuti provenienti dall’Olanda. Uno sviluppo inaspettato, che ieri ha portato la Provincia di Vicenza a sospendere alcune attività della Miteni.

LE ANALISI – L’Arpav di Verona ha già eseguito le prime analisi su alcune acque sotterranee a valle dello stabilimento. Al Corriere del Veneto, il direttore tecnico dell’Arpav, Carlo Terrabujo, ha spiegato che dalle verifiche sono risultate concentrazioni della sostanza “comprese tra 25 e 40 nanogrammi per litro” e ha sottolineato che, secondo studi condotti negli Stati Uniti, i filtri a carboni attivi installati a valle di pozzi contaminati, sono sì in grado di eliminare sostanze quali il GenX, ma solamente a concentrazioni inferiori ai 10 nanogrammi per litro d’acqua. Tra l’altro, si tratta di una sostanza che, da alcuni anni, viene utilizzata in processi industriali di sintesi di composti fluorurati al posto del Pfoa, (Acido Perfluoroottanoico), un tipo di Pfas potenzialmente cancerogeno per l’uomo. Un problema non da poco, che potrebbe aprire nuovi scenari rispetto all’inchiesta a carico della Miteni.

LA DECISIONE DELLA PROVINCIA DI VICENZA – Dopo i risultati delle ultime analisi, la Provincia di Vicenza – come riportato da Il Giornale di Vicenza – ha provveduto a sospendere alcune attività comprese nell’autorizzazione ambientale della Miteni. Queste analisi, uniche nel loro genere, hanno evidenziato, a parere dell’Arpav, alcune falle nel processo produttivo dell’azienda, spingendo ad una rilettura globale dell’intera vicenda dell’inquinamento ambientale. Questa attività amministrativa è stata permessa anche tramite le nuove disposizioni della legge 68 di recente emanazione (2015).

L’ALLARME DALL’OLANDA – Ad informare la Regione Veneto del flusso di rifiuti verso l’azienda è stato a marzo scorso il ministero delle Infrastrutture olandese, interessato ad avere informazioni sulla diffusione dello GenX. Tre mesi dopo, il 18 giugno scorso, il direttore tecnico dell’Arpav ha scritto a Nicola Dall’Acqua, direttore generale dell’Arpav nonché coordinatore della Commissione Ambiente e Salute e alla direzione Ambiente guidata da Alessandro Benassi, firmatario di quell’autorizzazione arrivata proprio mentre la Regione cercava di rimediare al disastro degli Pfas. In queste ore Arpav e Regione stanno informando la Procura passo dopo passo e, in attesa dei risultati di ulteriori analisi, Benassi, intervistato dal Corriere del Veneto, ha spiegato che quella di rilasciare l’autorizzazione è stata una decisione della Conferenza dei servizi. Partecipanti: Regione, Provincia, Arpav, Comune e Usl del territorio, oltre a gestori di acquedotti e fognature. Benassi ha anche tenuto a sottolineare che nel 2014 non c’erano “gli strumenti di rilevazione analitica delle sostanze chimiche a disposizione oggi”, né i limiti per i Pfas “che la Regione Veneto ha imposto per prima”.

L’AZIENDA – Di fatto i primi risultati delle indagini Arpav non sono incoraggianti e ci si domanda, al di là della pericolosità della sostanza, come mai sia stata riscontrata la presenza del GenX nelle acque sotterranee e nei pozzi, mentre dovrebbe essere limitata alle linee dedicate agli scarichi delle industrie. “Noi rigeneriamo queste molecole di tensioattivo, le FRD, invece di crearne di nuove e le riconsegniamo integralmente al cliente – ha spiegato la Miteni – Non c’è nessun via libera a sversare alcunché”. In una nota l’azienda sottolinea che “La Regione ha autorizzato la lavorazione, tra cui il processo di trattamento delle acque, che ha dimostrato la sua efficacia nell’abbattimento delle emissioni” e che “Miteni, come previsto dell’Autorizzazione integrata ambientale, invia ogni anno a Palazzo Balbi l’elenco delle sostanze che produce, con le quantità di materiale in ingresso e di materiale creato”.

GREENPEACE: “VICENDA GRAVISSIMA” – Dura la posizione di Greenpeace. “Quello che emerge dai dati Arpav è gravissimo – spiega Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna inquinamento di Greenpeace Italia – soprattutto perché le stesse autorità venete già nel 2013 avevano identificato Miteni come fonte principale della contaminazione di una delle falde acquifere più grandi d’Europa”. Secondo Greenpeace “la leggerezza con cui hanno operato le autorità regionali venete ha di fatto condannato un territorio, già gravemente colpito, a subire anche l’inquinamento proveniente dall’Olanda”. Per questo l’organizzazione chiede un intervento immediato del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a cui Greenpeace ha già chiesto un incontro urgente “affinché venga immediatamente revocata a Miteni l’autorizzazione a trattare i rifiuti contenenti il GenX”.

LA MOBILITAZIONE – Nel frattempo i movimenti No Pfas manifestano davanti alla Procura. “L’inchiesta è ferma da un anno e nel frattempo la Miteni continua a sversare di tutto nelle nostre acque: è ora di finirla e di chiudere l’impianto” denuncia Michela Piccoli, a capo delle Mamme No Pfas. “Di fronte a questa terribile ed inquietante notizia – spiega il movimento – possiamo affermare con certezza che non solo sono mancati i dovuti e necessari controlli ma, cosa ancor più grave, in piena emergenza Pfas, Miteni è stata autorizzata a lavorare questo agente contaminante chiamato Genx, utilizzato dall’industria in sostituzione dei Pfoa”.