Il Pd dell’Emilia-Romagna trema dopo i risultati dei ballottaggi del 24 giugno. A Imola, da oltre 70 anni in mano al centrosinistra, ha vinto la candidata del M5s Manuela Sangiorgi, sconfiggendo Carmen Cappello sostenuta dal Pd e, per l’occasione, anche dal Mdp di Pierluigi Bersani. La candidata pentastellata ha ribaltato il risultato del primo turno che vedeva in testa la candidata democratica, a dimostrazione che qui ha funzionato l’asse governativo Lega-M5s e i 5 stelle sono riusciti a ottenere il sostegno anche degli elettori del Carroccio. La regione rossa ormai è più che contendibile e serpeggia, tra i dem, l’apprensione per gli appuntamenti alle urne dell’anno prossimo: le comunali e le elezioni per il nuovo governo regionale. Il mantra che risuona tra gli esponenti del Pd è: “O si cambia o alle urne perdiamo”. Nessuno si arrischia a fare dichiarazioni e molti stanno ancora assorbendo il colpo dei ballottaggi ma, off the records, gli esponenti dem ammettono che la sconfitta a Imola è stata “una botta enorme” e che fino all’ultimo “c’era la speranza che, a livello amministrativo, non prevalesse l’onda governativa”. “Regione e Comuni sono contendibili” avvertono. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, non ci ha girato attorno. Il fatto che ci sia da temere anche per le prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna e poi per le amministrative – ha messo in chiaro – “è nell’ordine delle cose. Se non si reagisce e non si costruisce una proposta alternativa credibile, tutto ormai è possibile”.

Dopo la Caporetto del 4 marzo scorso, quando per la prima volta nella storia la regione rossa ha cambiato faccia, consegnando la maggioranza dei voti al M5s e alla coalizione di centrodestra, in tanti nel Pd emiliano avevano iniziato a suonare la sveglia nel partito, preoccupati per una svolta epocale che ha visto diverse roccaforti del centrosinistra cadere. La paura di una vittoria della Lega o del M5s alle prossime regionali e alle comunali, dopo la sconfitta a Imola, si fa ancora più grande. L’anno prossimo, in Emilia-Romagna, si andrà a votare in 230 Comuni e in capoluoghi di provincia importanti come Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Forlì e Cesena, tutti in mano al centrosinistra. Le elezioni regionali, d’altro canto, sono a turno unico. Non c’è quindi, come per le amministrative, lo spettro del ballottaggio che metterebbe insieme gli elettori leghisti e pentastellati, uniti al secondo turno con l’obiettivo di non far vincere il Pd, com’è accaduto a Imola. In più, il M5s non è propenso a coalizioni con il Carroccio per le regionali. La paura di molti democratici è, però, che M5s o Lega ce la facciano al primo turno, magari facendo un patto per spartirsi Emilia-Romagna e Toscana, dove si vota a sei mesi di distanza. E iniziano anche le recriminazioni. Alcuni si lamentano di non essere stati ascoltati. “Noi l’avevamo detto che bisognava cambiare rotta sennò si rischiava, ma ci davano degli allarmisti. Dobbiamo iniziare ad affrontare Lega e Cinque Stelle sul loro terreno e sui temi che davvero interessano alle persone, ad esempio sulle pensioni”.

Il clima generale tra i dem emiliano-romagnoli, ora, è di confusione e smarrimento. In questo momento così complicato, a prendere in mano la situazione è il segretario del Pd dell’Emilia-Romagna Paolo Calvano che avverte che non c’è tempo da perdere e che bisogna andare a congresso: “Occorre ripartire e bisogna farlo con i congressi, a tutti i livelli del partito. E’ urgente convocare elettori e iscritti perché ci aiutino a costruire la nuova identità del nostro partito; un’identità che, in questo momento, non abbiamo” ammette. Calvano chiede “che ci sia al più presto l’assemblea nazionale che definisca questo percorso” perché, avverte ponendo proprio il tema delle prossime consultazioni, “dobbiamo arrivare pronti con le idee chiare ad amministrative, europee e prossime elezioni regionali”.

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