Sul presunto scambio di favori all’interno della procura di Torino indagheranno i magistrati della procura di Milano, competente nei reati commessi dai colleghi piemontesi o ai loro danni. Nel Palazzo di giustizia di via Freguglia è stato aperto un fascicolo a “modello 45”, cioè senza ipotesi di reato e senza indagati, sui fatti emersi nel corso di un’inchiesta che ruota intorno a un carabiniere in forza nella procura torinese e a un avvocato penalista. L’indagine è sul tavolo dei procuratori aggiunti Laura Pedio e Eugenio Fusco che nei giorni scorsi hanno ricevuto gli atti trasmessi dai colleghi torinesi.

Come scritto ieri da ilfattoquotidiano.it al centro dell’inchiesta torinese ci sono un appuntato dell’arma che lavorava nell’aliquota di polizia giudiziaria, Renato Dematteis (poi trasferito a Canale d’Alba), e il penalista Pierfranco Bertolino. I due sono indagati di corruzione perché, in cambio di piccoli favori, il primo avrebbe indirizzato dei denuncianti verso il penalista e avrebbe seguito le indagini facendo in modo che alcuni fascicoli fossero assegnati a un magistrato diverso rispetto a quello stabilito dalle procedure standard. Il magistrato in questione è il sostituto Andrea Padalino, non indagato e da gennaio trasferito ad Alessandria per coprire i vuoti nell’organico dopo aver risposto a un “interpello” della procura generale. Il carabiniere è anche indagato per alcuni casi di corruzione in atti giudiziari insieme a quattro persone che, in cambio dei suoi buoni servigi, avrebbero offerto automobili usate, visite oculistiche e interventi e altro ancora. L’inchiesta è chiusa, nessuno degli indagati ha risposto ai pm nel corso dell’inchiesta e queste ipotesi di reato devono ancora passare al vaglio del tribunale. Tuttavia dalla lettura dell’avviso di chiusura delle indagini emerge un particolare: i quattro fascicoli nati da queste denunce non avrebbero seguito l’iter previsto dalle linee guida firmate dal procuratore Armando Spataro, ma altri giri, aspetto che fa pensare a una giustizia piegata agli interessi personali di alcune persone.

Fra i comportamenti attribuiti al sottufficiale c’è quello di avere “violato i criteri di assegnazione” dei fascicoli di indagine, così come fissati nel 2015 da una circolare di Spataro. La nuova organizzazione prevede che il sistema informatico di gestione delle notizie di reato sia dotato di un “automatismo” fondato sull’accoppiamento dei singoli procedimenti ai cognomi dei pm in rigoroso ordine alfabetico. Questo, nelle intenzioni di Spataro, dovrebbe assicurare “carichi di lavoro tendenzialmente omogenei” e “impossibilità di prevedere o conoscere il pm assegnatario di querele, denunce e quant’altro”. Spataro aveva sottolineato che “nessuno dei sostituti procuratori potrà autoassegnarsi procedimenti”. E invece qualcosa sembra essere andato nel verso storto.

Secondo quanto si ricava dall’avviso di conclusione delle indagini, notificato martedì pomeriggio agli avvocati difensori, l’appuntato Dematteis è riuscito in più occasioni, “valendosi delle relazioni d’ufficio”, a fare in modo che una serie di notizie di reato venisse assegnata non con criterio automatico, ma “al gruppo di lavoro e al sostituto procuratore con cui collaborava”. Per questo ora la procura di Milano intende approfondire la vicenda.

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