Come ampiamente annunciato, ci sono i giornalisti Giovanni Minoli e Michele Santoro. E poi molti consiglieri uscenti, come Diaconale, Freccero, Siddi, Borioni, Mazzuca. Ma fra i candidati alla poltrona di consigliere nel Cda Rai, i cui curricula sono stati pubblicati sui siti internet di Camera e Senato, ci sono anche molte sorprese: come l’ex iena Dino Giarrusso, candidato alle ultime elezioni con il M5s e risultato non eletto, l’ex direttore di Rai 1 Fabrizio Del Noce e l’ex ad di Tre Vincenzo Novari, già in corsa per la poltrona di direttore generale della tv pubblica durante l’era Renzi.

Fra le 236 persone che hanno presentato il proprio curriculum vitae (196 alla Camera e 169 al Senato, di cui 129 quelle in comune), ci sono anche molti uomini già legati in passato alla tv di Stato. Come Aldo Forbice, Eugenio De Paoli (ex Rai Sport), Renato Parascandolo, Piero Vigorelli, l’ex vicepresidente della Vigilanza Giorgio Lainati (in quota Forza Italia). Fra gli outsider spiccano i nomi del direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori e dell’ex direttore generale del Censis Giuseppe Roma, mentre fanno parte del mondo televisivo Emmanuel Gout (ex presidente di Tele+) e il produttore Francesco Siciliano. Fra le donne candidate, in netta minoranza rispetto agli uomini, ci sono l’ex deputata Nunzia De Girolamo, le docenti universitarie Lucia Calvosa e Mihaela Gavrila.

I nomi dei candidati alla poltrona di consigliere Rai sono stati resi pubblici dagli uffici di Montecitorio e di Palazzo Madama in base alla riforma Renzi del 2015 che ha introdotto una procedura di “selezione pubblica” per la governance della tv di Stato. Fino al 31 maggio, infatti, chiunque fosse in possesso dei requisiti adatti poteva presentare la propria candidatura. Nel futuro Consiglio di amministrazione ci sarà posto per due consiglieri nominati dalla Camera dei deputati, due dal Senato, altri due dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Economia e l’ultimo dall’assemblea dei dipendenti di viale Mazzini. Scaduto il bando, le norme di “trasparenza” volute dall’ex premier (che comunque hanno mantenuto la consueta “spartizione” delle nomine da parte della politica) prevedono che i due rami del Parlamento rendano pubbliche le candidature. E che procedano con le votazioni.

Il Cda uscente, che ha già approvato il bilancio 2017, finirà il suo mandato il 30 giugno prossimo subito dopo la presentazione dei palinsesti autunnali agli sponsor. La data del voto dei nuovi consiglieri in Parlamento sarà quindi decisa nei prossimi giorni. Compatibilmente con i tempi di avvio delle commissioni permanenti, l’ipotesi è che il nuovo Cda venga eletto tra il 10 e il 20 luglio.