“Mi viene difficile poter credere che sia sfuggito l’atteggiamento di questa persona, distaccata, in preda ad uno stato che non aveva un aspetto di normalità. Faccio fatica a credere che questo possa essere sfuggito ad una pattuglia di polizia”. Francesco Angrilli, fratello di Marina, la prima vittima di Fausto Filippone, l’uomo che poi ha lanciato da un cavalcavia la figlia di 10 anni, riflette sulla  testimonianza secondo cui sul luogo dove è caduta la donna a Chieti fosse arrivata una volante quando sul posto era ancora presente il marito, Fausto Filippone, che l’avrebbe spinta di sotto. “Sono sconvolto dalle notizie che ho letto. Mi auguro che la dinamica non sia questa”, continua Francesco Angrilli con l’Ansa. E ancora: “Vorrei sperare che non sia così. Spero che la pattuglia sia arrivata dopo che lui si è allontanato. A me riesce difficile credere che una pattuglia della polizia presente sul posto lasci andare via una persona in quelle condizioni, cioè come Filippone è stato descritto dall’uomo che ha soccorso mia sorella”. Incredulità anche rispetto al comportamento che la polizia “ha avuto con me e con l’altra mia sorella. Ho notato sempre un’attenzione, una sensibilità… questo cozza con questo comportamento, per cui mi auguro che la dinamica dei tempi non sia proprio quella e provo ad immaginare che la pattuglia della polizia sia arrivata quando lui si era già allontanato. È chiaro – ha concluso – che questo aggiungerebbe dolore al dolore: siccome il rapporto che ho avuto con le forze dell’ordine è encomiabile io immagino che loro siano arrivati dopo che mio cognato se n’era andato”.

Successivamente Angrilli ha aggiunto: “Ho pieno rispetto e fiducia per le forze dell’ordine. Sulla dinamica di quanto accaduto a Chieti attendo le versioni ufficiali delle fonti istituzionali preposte, a precisazione di quanto dichiarato stamani e forse male interpretato da alcuni. “Non sono in grado di stabilire se ci siano delle responsabilità: saranno gli organi preposti a fare quello che devono fare”, ha aggiunto. “Non ho nessuna intenzione di procedere contro qualcuno – ha chiarito Angrilli – so quello che ho perso, non lo potrò riavere e cercare di fare del male a qualcuno non mi potrebbe essere di alcun aiuto“.

Comunque sarà un’inchiesta a stabilire quello che è avvenuto: “In virtù dell’impatto sociale che ha avuto questa vicenda, anche se nessuno finirà sotto processo, in Corte d’Assise, perché il caso purtroppo è risolto con la morte dell’unico colpevole, il marito, è intenzione della Procura andare fino in fondo a tutti gli aspetti della vicenda per fare luce su quanto accaduto” ha spiegato all’Ansa il procuratore capo di Chieti, Francesco Testa, in queste ore a Palermo per partecipare alle celebrazioni in ricordo di Giovanni Falcone.