Autostrade per l’Italia chiede. Il dirigente del ministero dell’Ambiente si fa subito trovare pronto e dice sì alla richiesta. Fa niente se in questa vicenda la società autostradale della famiglia Benetton sia il controllato che non vuole avere più di mezzo il controllore, cioè l’Osservatorio ambientale della Rho-Monza, un organismo istituito in seno allo stesso ministero che dovrebbe vigilare sulle opere di mitigazione e compensazione ambientale legate al potenziamento dell’infrastruttura che collega Monza con quello che era il sito di Expo. Un’opera che si sarebbe dovuta realizzare per l’esposizione universale. E invece la fine lavori è slittata fino a questo aprile e poi è stata ulteriormente posticipata a fine 2019. Un progetto contestato dagli abitanti di alcuni comuni attraversati, riuniti nel Comitato cittadini interramento Rho-Monza. Della loro richiesta di interrare un tratto non se n’è fatto nulla, ma il ministero tre anni fa ha istituito l’osservatorio, di cui fanno parte oltre ai suoi stessi rappresentanti, quelli di regione e città metropolitana. Tra i suoi compiti, per esempio, quello di controllare che durante gli scavi fossero installate delle barriere antipolvere a protezione di chi vive lì vicino.

L’osservatorio, in base a quanto stabilito dal ministero, dovrebbe continuare a vigilare sul rispetto delle prescrizioni ambientali fino a un anno dopo la conclusione dei lavori. Ma ecco cosa Autostrade per l’Italia, che ha in carico la realizzazione di un lotto dell’opera (gli altri due sono di Milano Serravalle, controllata da Regione Lombardia), ha scritto venti giorni fa alla direzione generale per le Valutazioni e le autorizzazioni ambientali del ministero: “A fronte dello stato di avanzamento dei lavori prossimo alla conclusione”, si legge nel documento di cui ilfattoquotidiano.it è entrato in possesso, “le attività residuali in capo all’Osservatorio ambientale non giustificano più l’impiego delle risorse economiche fino a oggi dedicate”. E dunque “la scrivente ritiene di non poter dare l’intesa al rinnovo dell’Osservatorio ambientale”. Richiesta accolta lo stesso giorno dal direttore generale Giuseppe Lo Presti, che subito dopo aver ricevuto la missiva delle autostrade, ne invia una all’osservatorio per comunicare che “la scrivente direzione generale (…) ritiene condivisibile la necessità di non procedere al rinnovo del suddetto osservatorio a far data dalla prossima scadenza (l’incarico degli attuali membri scadrà l’11 maggio, ndr)”.

Insorge il presidente dell’Osservatorio, Alberto D’Ercole, nominato nell’organismo in rappresentanza dello stesso ministero, che in una lettera accusa la direzione generale di aver aderito “in maniera pedissequa alle rappresentazioni fornite dal soggetto controllato in merito alle attività svolte e da svolgersi a cura del proprio organo di controllo”. Protesta il comitato dei cittadini, che definisce la posizione del direttore generale “gravissima”. Della questione si fa carico Massimo De Rosa, ex parlamentare del M5S e oggi consigliere regionale in Lombardia: “Un governo ad interim, con un ministero di fatto vacante, non dovrebbe assumersi l’onere di portare avanti nel silenzio una simile iniziativa. Soprattutto se suggerita da una delle parti in causa. Praticamente il controllato che chiede di rimuovere il controllore. Così si privano i cittadini di uno strumento di controllo e analisi fondamentale al fine della tutela della loro stessa salute”.

Resta da capire se l’Osservatorio verrà davvero cancellato, oppure se i membri in scadenza verranno, se non rinnovati, quantomeno sostituiti. Per questo ilfattoquotidiano.it ha chiesto al ministero dell’Ambiente quale sia il significato delle parole del direttore generale Lo Presti. Ma dall’ufficio stampa del ministero dicono che “Lo Presti non vuole rispondere”. Facciamo presente che la richiesta di chiarimenti è finalizzata a informare l’opinione pubblica e che, anche se Lo Presti non vuole rispondere, il ministero dovrebbe sapere, e far sapere ai cittadini, se l’osservatorio chiuderà o meno. Ma l’email promessa, dopo questa seconda richiesta, non è mai arrivata.

@gigi_gno