L’antifascismo è semplicemente la radice della nostra convivenza civile e democratica”. Carla Nespolo, classe ’43, piemontese, è la prima presidente donna e non partigiana dell’Anpi. Per parlare ancora del 25 aprile, 73 anni dopo, dice, l’importante è ricominciare dai fatti.  “Ad un ventenne del 2018 – dice – spiegherei il significato della ricorrenza con i fatti: il 25 aprile del 1945 il Comitato Liberazione Nazionale dell’Alta Italia proclama l’insurrezione generale, anche nei territori ancora occupati dai nazisti e dai fascisti della Repubblica di Salò. È un giorno simbolo, dichiarato festa nazionale. E che cos’è stata la Liberazione? La lotta di un popolo che si è sollevato in risposta all’occupazione dell’Italia da parte dei nazisti che dopo l’8 settembre del 1943 restarono qui nonostante l’armistizio, dando vita ad una delle occupazioni militari più sanguinosa e terribile del nostro Paese e dell’Europa intera”.

Le giovani generazioni sembrano piuttosto disinformate rispetto alle fondamenta su cui è stata costruita la Repubblica italiana…
La storia va insegnata ai ragazzi e alle ragazze perché raramente a scuola si arriva a studiare il Novecento e in particolare la seconda guerra mondiale. Ma soprattutto non si studia che cosa ha significato per interi popoli europei vivere sotto il giogo nazista e riconquistare poi la propria libertà.

La presidente Nespolo col predecessore Carlo Smuraglia alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più razzismi”

Qual è la caratteristica peculiare dell’antifascismo nel 2018?
La Costituzione italiana, nata dalla lotta di Liberazione, ne è il cardine. La sua difesa è avvenuta anche in anni recenti. È molto significativo, infatti, che in un momento in cui c’è poca passione per il voto e forte astensionismo quando si è votato per due referendum, sia quello del 2006 che quello del 2016, che trattavano appunto della Costituzione, i cittadini siano andati a votare. Non mi riferisco al fatto se abbiano dato preferenza al sì o al no. Noi come Anpi siamo stati contrari alle modifiche costituzionali sia nel primo che nel secondo referendum. Sono però convinta che la gente sia andata a votare perché, pur in un momento di crisi di tanti ideali, la Costituzione ci fa sentire tutti quanti in una profonda sintonia civile. Ci tengo a sottolineare questo concetto anche per quei sindaci come quello di Grosseto che dedicano una via a Berlinguer e una ad Almirante, inseguendo l’idea di conciliazione che sostanzialmente equipara il fascismo all’antifascismo. La Costituzione italiana è antifascista.

Dopo le elezioni, il blocco dei partiti che tradizionalmente da sinistra hanno avuto radici antifasciste sono ridotte a una piccola fetta di elettorato. Le altre forze partitiche non hanno un richiamo diretto forte all’antifascismo. L’Anpi con chi si confronta, con chi dialoga?
Noi dialoghiamo partendo dai temi, non dalle sigle. Sono convinta che l’antifascismo sia un valore più vasto rispetto ai singoli partiti. Alla nostra campagna recente per vietare spazi a risorgenti formazioni neofasciste hanno aderito molti sindaci. E ha aderito all’unanimità anche il consiglio comunale di Genova dove c’è una maggioranza di centrodestra.

Su quali aspetti valoriali misurate l’antifascismo nei partiti italiani?
Soprattutto da temi concreti: pace, uguaglianza, democrazia e lavoro. In una società che diventa sempre più diseguale, dove i giovani sono sempre più precari o sottopagati, dove avviene un arretramento della qualità della vita dei ceti medi, il problema sta nella non applicazione piena della nostra Costituzione. Su questo giudichiamo e giudicheremo tutte le forze politiche. In assenza di forti ideali e con dei partiti che appaiono come niente di più di un comitato elettorale (oramai lo sono quasi tutti, lo dico con rispetto), un punto almeno è chiaro: chi è razzista non ci rappresenta. La risposta più facile quando c’è una crisi economica e si ampliano le diseguaglianze è alzare barriere. Dire che chi è più povero di te è tuo nemico, quando in genere è il più ricco che ti fa credere lucciole per lanterne, è sbagliato.

Il Movimento 5 Stelle è di gran lunga il primo partito. Secondo lei è una forza politica antifascista?
I 5 Stelle pur avendo caratteristiche populiste, uso questa parola senza disprezzo, contengono in sé, e ne sono certa, forze e persone sinceramente antifasciste. Penso al discorso del neopresidente della Camera, Roberto Fico, che ha fatto riferimento all’antifascismo e alla lotta di Liberazione o alla sindaca Virginia Raggi che ha condiviso con noi l’impegno per una manifestazione unitaria per il 25 aprile (unità che poi si è rotta, ndr). Poi certo sta a loro fare un passo ulteriore. Dire che l’antifascismo è parte costitutiva della loro identità e visione del mondo. Non l’hanno ancora fatto e auspichiamo che lo facciano.

Qualche problema c’è stato anche con il ministro degli Interni, del Pd, Marco Minniti.
Siamo contro il fascismo e il razzismo. Per questo chiedemmo prima delle elezioni al ministro Minniti di vietare la presentazione di liste esplicitamente filofasciste e filonaziste come Casapound e Forza Nuova. Non l’ha fatto lui, ma gli elettori, non votandoli.

Senza fascisti in Parlamento di quale fascismo ci dovremmo preoccupare?
Di quello che nasce dal razzismo, dall’egoismo individualista, dal mito del superuomo. Siamo preoccupati dalla violenza. Non basta reprimere, ma bisogna far conoscere. È quello che noi definiamo “memoria attiva”. Oggi che i partigiani sono sempre meno, viene meno la forza della testimonianza diretta e per questo ci si deve concentrare sulla forza della conoscenza. Un ragazzo di oggi sa che le donne durante il fascismo non votavano? Che con il fascismo non votavano liberamente nemmeno gli uomini? Che non c’era libertà di espressione, di insegnamento, libertà artistica e musicale? La Resistenza è stata il motore della rinascita. Certo, l’Italia è stata liberata con l’intervento fondamentale degli Alleati, ma è altrettanto vero che l’onore della Patria è stato conquistato da uomini e donne italiane che hanno combattuto nelle valli, nelle pianure, nelle montagne e infine nelle città.

Leggendo il manifesto Anpi non troviamo giudizi politici sulla questione dell’Europa che, a giudicare dalle ultime elezioni, è un tema centrale: che ne pensa l’Anpi di questa Europa legata alla supremazia della finanza sulla politica?
Sono stata insegnante e dico che sarebbe bello se nelle scuole si facesse leggere il Manifesto di Ventotene scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e altri. Era l’Europa dei popoli, sicuramente di pace. Le cose però sono andate diversamente e oggi l’Europa è quella essenzialmente dei mercati finanziari. Che si è rivelata forte coi deboli (vedi il caso della Grecia) ma che però di fronte a fenomeni epocali come le migrazioni non ha saputo fare granché. Non basta un blando rimbrotto al governo ungherese che alza i muri. L’Europa deve tornare ad essere un luogo di alta moralità.

Lei oltre che parlamentare nelle fila del Pci è stata anche insegnante. Spesso ci si chiede se la scuola fa abbastanza sul tema dell’antifascismo.
La scuola è ancora un luogo di resistenza democratica. Noi come Anpi abbiamo avviato una convenzione con il ministero dell’Istruzione per portare nelle aule la nostra esperienza e la nostra memoria. Una scuola i cui programmi si incentrano sul concetto di cittadinanza attiva vanno riempiti di attività didattica e contenuti adeguati. Oggi la scuola italiana si regge molto sull’eroismo di tanti insegnanti e sulla buona volontà di tanti alunni.

Chi le farebbe piacere avere sul palco del 25 aprile?
Sul palco di Milano avremo don Luigi Ciotti, Susanna Camusso e il sindaco Beppe Sala. Poi vorrei in piazza tante donne e uomini, ragazze e ragazzi di buona, fresca e civile volontà. Il 25 aprile è un giorno di festa e solidarietà anche se si hanno linguaggi diversi. I partigiani sono stati i primi a rispettare nelle loro identità e diversità tutte le componenti di lotta: quelle comuniste, socialiste, cattoliche, liberali, monarchiche e anarchiche. Hanno combattuto insieme per dare all’Italia la libertà e una Costituzione meravigliosa.

Se però il presidente del consiglio diventa il leader della Lega, Matteo Salvini, l’Anpi che fa?
Non ho condiviso le parole razziste pronunciate da Salvini in campagna elettorale e non so se andrà al governo e che cosa farà. Giudicheremo anche lui, come gli altri, dagli atti che compirà. La nostra sicurezza è l’impegno democratico e antifascista del presidente della Repubblica.