Mark House si occupa di progetti straordinari. Con i suoi 187mila dollari di stipendio, circa 152mila euro, è un’eccezione appunto. Tutti gli altri 377 dipendenti e collaboratori di Trump percepiscono al massimo 179mila dollari, quanto il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale Jhon Bolton. La Presidenza della Repubblica italiana ne ha 765. Non decidono i destini di mezzo mondo, ma sono il doppio e costano il triplo dei loro omologhi a Washington.

Da un paio di giorni sul sito del Quirinale c’è il bilancio di previsione  per il 2018. La buona notizia, enfatizzata nella relazione illustrativa, è che il budget a carico dello Stato resta di 224 milioni di euro (e così sarà nei prossimi due anni). Non di meno, avverte la nota illustrativa, perché l’uscita più pesante è sempre la retribuzione dei dipendenti: da sola assorbe metà della spesa effettiva (50,95%).

Bilanci, relazione e sito del Quirinale non aiutano a capire: non indicano consistenza, stipendi medi e massimi del personale di ruolo. Sul sito della White House c’è invece l’elenco nominale con relative retribuzioni. A sera dal Colle arriva il dato aggiornato sui dipendenti: sono 765 appunto, vale a dire 388 più che sotto la bandiera Usa. Sono tutti necessari? Si dirà che il Quirinale – coi suoi palazzi storici da 1200 stanze, un patrimonio da 261 arazzi, carrozze d’epoca, tenuta di Castel Porziano e così via – non è paragonabile al 1600 di Pennsylvania Avenue. Ma neppure gli stipendi, a ben vedere, lo sono.

Messi insieme costano 115.464.080 di euro, più del triplo rispetto a quelli di Washington, che per metà personale spende l’equivalente di circa 30 milioni di euro. L’arcano, evidentemente, non sta solo nel numero ma nel livello retributivo. Lo stipendio medio del personale Usa è di 89mila dollari (72.446 euro), quello massimo di 179.700 (146.236 euro), con 22 addetti che raggiungono questa cifra mentre altri 18 ricevono 165.000 dollari. Gli altri tutti meno. E i servitori del nostro Presidente? Il dato medio non è pervenuto ma si può calcolare: 137.754 euro, cioè 65mila euro più degli omologhi yankee.

Nessuno sotto la cupola bianca raggiunge poi i 240mila euro, massimo stipendiale al Colle che vale 88mila euro più del più pagato inquilino della Casa Bianca. “Quelli che lo raggiungono però si contano sulla dita di una mano”, fanno notare dal Quirinale, ricordando come proprio Mattarella abbia voluto quel limite come misura strutturale, diversamente dalle Camere che l’hanno messa a termine. Sempre Mattarella, rimarcano, ha voluto il divieto di cumulo per impedirne l’aggiramento. Le due misure “producono effetti permanenti di notevole risparmio”, si legge nella nota ufficiale. Ma quel che da noi è un “tetto” massimo, alla Casa Bianca è al massimo un miraggio: il più pagato laggiù guadagna 72.456 euro l’anno meno del più pagato quaggiù.