Tutti assolti. Dopo una condanna pesante, Carlo De Benedetti e Franco Debenedetti sono stati dichiarati innocenti per le morti e i tumori provocati dall’amianto negli stabilimenti Olivetti. La Corte d’appello di Torino, presieduta da Flavia Nasi, ha assolto loro e gli altri undici imputati a processo per i decessi avvenuti tra il 2008 e il 2016 e le malattie provocate dalle fibre killer presenti nelle fabbriche o nei prodotti utilizzati nella realizzazione della macchine da scrivere, come il talco utilizzato per far scorrere le componenti di gomma su quelle di metallo. Per i giudici della terza sezione penale “il fatto non sussiste”.

Per questi fatti i fratelli De Benedetti, che furono rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo con le funzioni di amministratori delegati, furono condannati a 5 anni e 2 mesi di carcere il 18 luglio 2016. Con loro fu condannato anche l’ex ministro del governo Monti con un passato da ad alla Olivetti, Corrado Passera: in primo grado era stato condannato a un anno e 11 mesi. Altre dieci persone, tutti ex dirigenti dell’azienda fondata da Camillo Olivetti, erano state condannate a pene leggere. Ora, invece, possono tirare un respiro di sollievo: “Aspettiamo con ansia di poter leggere la sentenza che, secondo noi, merita una riforma”, dice l’avvocato Laura D’Amico, legale della Fiom-Cgil e dell’Associazione familiari delle vittime dell’amianto, costituiti come parti civili nel processo.

Il 21 febbraio scorso la procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne stabilite dal tribunale di Ivrea nel processo di primo grado con alcuni aggiustamenti. Ad esempio per Franco Debenedetti è stata proposta l’assoluzione in merito a uno dei capi d’accusa. Per altri due casi contestati a lui e a suo fratello Carlo De Benedetti, inoltre, è scattata la prescrizione del reato e non sarebbero più punibili. C’è poi il caso di un ex dipendente, parte offesa nel processo, morto nel corso del processo: per i pubblici ministeri l’accusa deve essere modificata da lesioni a omicidio colposo. Invariata la richieste nei confronti di Passera. Le difese, tuttavia, hanno fatto leva sulle ultime sentenze della cassazione in materia, che negli ultimi anni hanno annullato diverse condanne simili. “Se ci sono maniere di impugnare lo faremo”, annuncia il sostituto procuratore generale Carlo Maria Pellicano.

Potrebbe essere stata la controversia scientifica sul tema del cosiddetto “effetto acceleratore” nelle malattie provocate dall’amianto a far cadere le accuse al processo Olivetti secondo l’analisi che, nell’attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, viene fatta sia dall’accusa che dalla difesa. “In pratica – spiega uno degli avvocati – il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all’amianto. In questo caso De Benedetti è stato in carica a partire dal 1978 e i dipendenti erano stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente. Se fosse accertata l’esistenza di un “effetto acceleratore” sarebbe diverso. Ma nella comunità scientifica non c’è un consenso unanime. E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto“.