“Io sono culturalmente ed economicamente contrario all’assistenzialismo. Noi stiamo lavorando a un incentivo di avviamento al lavoro. Si rivolge al ventenne che ha inviato invano 200 curriculum e al cinquantenne la cui azienda ha chiuso”. Mentre Luigi Di Maio nell’ultima intervista al Corriere della Sera tra le “priorità per i cittadini” non parla del reddito di cittadinanza, Matteo Salvini intervistato dal Messaggero rilancia con la proposta di quello che il neosenatore del Carroccio Armando Siri ha definito appunto “reddito di avviamento al lavoro”. E spiega di essere disposto, anche su questo fronte, “ad ampliare e a modificare il nostro programma”, visto che “per governare da soli al momento non abbiamo numeri sufficienti”. “Bisogna mettersi al tavolo con tutti, e certamente anche con M5S”, aggiunge. Chi andrà a Palazzo Chigi? “Lo vedremo nelle prossime settimane, l’importante è che non sia un governo di tutti, per non cambiare niente”.

L'”ideologo” della flat tax leghista ha parlato del reddito di avviamento al lavoro nei giorni scorsi su Radio Padania. Si tratta però non di un sussidio condizionato alla ricerca di un posto, come quello annunciato dal Movimento 5 Stelle, bensì di un prestito. Circa 750 euro mensili destinati a chi è disoccupato, ma da restituire con una trattenuta sullo stipendio nel momento in cui si trova un posto. “Il primo anno è coperto al 50% dallo Stato, il secondo anno per il 30%, il terzo totalmente a carico del cittadino”, ha spiegato al Siri. Che sul Sole 24 Ore ha anche ipotizzato i costi per il beneficiario: “Se si usa integralmente per tre anni la rata sarà di circa 75 euro al mese“. Costo stimato, secondo il quotidiano di Confindustria, 11,5 miliardi complessivi: 7 per il primo anno, 4,5 per il secondo. Contro gli almeno 15 miliardi più 2 per i Centri per l’impiego necessari per il reddito di cittadinanza secondo l’Istat. Per lavoce.info la misura ne costerebbe invece 29 all’anno.

Parlando con il quotidiano romano – l’intervista è pubblicata anche su Mattino e Gazzettino – Salvini ribadisce poi che a suo vedere “il premier spetta al centrodestra” ma, pur partendo dal programma del centrodestra, “non potendo governare da soli, perché al momento non abbiamo numeri sufficienti, siamo disposti ad ampliare e a modificare il nostro programma. Non sono uno che s’impunta“. Con Di Maio, ricorda, “abbiamo lavorato insieme, perché venissero eletti alle presidenze”. Ma, come per il candidato premier M5s, “quella del governo è un’altra partita”, “non abbiamo mai parlato di governo, e adesso cominceremo a farlo”.

L’Italia va ricucita, dice, e “la Lega sta lavorando a questa ricucitura, fin dal momento in cui sono diventato segretario. Nel centrodestra, il partito più votato a Roma e nel centro Italia è il nostro. E questo è indicativo di un messaggio che è stato capito. E’ fatto di autonomie e federalismo, con un ruolo forte per Roma”. Parlando del Mezzogiorno, sottolinea che “la tassa unica al 15 per cento è richiesta ovunque da tanti imprenditori, ma gli effetti più forti li avrebbe al Sud, sul turismo, sull’agricoltura. E tante aziende anche straniere, con una tassazione ridotta, potrebbero andare in questa parte d’Italia. Con i 5 stelle, proprio sul Sud ci dovremo chiarire bene”, “non servono regalie ma garanzie che permettono di rientrare nel mondo del lavoro, di far ripartire l’impresa”. Infine la proposta per Roma: “Molti cittadini romani mi chiedono: portate via un po’ di ministeri, qui c’è troppo caos. Per esempio il ministero delle Infrastrutture potrebbe andare a Napoli o Bari”.