Prima il Nord, in ogni caso, anche ora che le cose vanno molto bene anche al Centro ed è partita la conquista del Sud. Prima il Nord e infatti il segretario della Lega Matteo Salvini esce dal vertice di Palazzo Grazioli sull’elezione delle presidenze delle Camere con il gruzzolo più concreto, finora: la candidatura a presidente della Regione Friuli Venezia Giulia per Massimiliano Fedriga. Triestino, 38 anni, ex capogruppo del Carroccio alla Camera, da tempo ai vertici del partito nella regione, Fedriga è uno dei leghisti dal volto buono, ma comunque sempre portatore della linea del capo. Ha davanti un’autostrada: la presidente uscente Debora Serracchiani è stata a lungo portatrice d’acqua della causa del renzismo, il candidato del Pd è Sergio Bolzonello (non proprio fortissimo) e, soprattutto, i segnali delle urne – dalle amministrative al 4 marzo – sono stati chiari: la Lega è il primo partito della regione, con il 25 per cento. Se Fedriga, il 29 aprile, diventasse il governatore del Friuli Venezia Giulia, la Lega potrebbe avvicinarsi all’en-plein con Veneto (Zaia) e Lombardia (Fontana), preparandosi a riconquistare il Piemonte, dove già ha governato Roberto Cota. Senza contare che in Liguria il presidente è Giovanni Toti, forzista “eretico” visto che da un paio d’anni professa la necessità di un partito unico e di un asse più saldo (e proprio per questo da un po’ è fuori dai cerchi magici di Berlusconi).

Tutto questo sarebbe lineare se fino a stamani mattina il candidato ufficiale del centrodestra in Friuli Venezia Giulia non fosse un altro, cioè Renzo Tondo, già governatore per due volte (dal 2001 al 2003 e dal 2008 al 2013). Dopo aver perso le Regionali contro la Serracchiani costituisce in consiglio regionale il gruppo Autonomia Responsabile, uscendo così da Forza Italia. Un movimento che poi entra dentro Direzione Italia, il movimento di Raffaele Fitto che poi ha dato origine alla cosiddetta “quarta gamba”, Noi con l’Italia-Udc, che ha fallito il raggiungimento della soglia di sbarramento. Tondo, tuttavia, ha battuto la Serracchiani nel collegio uninominale di Trieste ed è stato eletto deputato.

Tondo era diventato ufficialmente il candidato del centrodestra il 16 marzo dopo che il centrodestra aveva litigato per mesi tra molti nomi: lo stesso Fedriga, il sindaco di Cividale del Friuli Stefano Balloch, il capogruppo uscente in consiglio regionale di Forza Italia Riccardo Riccardi. Una nota dell’ufficio stampa della Lega celebrava l’intesa raggiunta: “Ringraziando Massimiliano Fedriga per la sua disponibilità a candidarsi alla guida della sua Regione, gesto di generosità che ha avuto il merito di ricompattare un centrodestra che fino ad oggi non aveva trovato una posizione comune, sosteniamo la candidatura del già governatore Renzo Tondo per liberare finalmente questa splendida regione dal malgoverno del Pd”. Giancarlo Giorgetti, plenipotenziario e braccio destro di Salvini, certificava: “Siamo leali a Forza Italia, come dimostra l’intesa appena conclusa per candidare Tondo”.

Poi tutto è cambiato. E’ insorta, soprattutto, la base leghista che ha rivendicato il primato tra le forze politiche della regione. Così Salvini è intervenuto a un incontro pubblico al Palamostre di Udine, affollatissimo, e ha assicurato: “Ho ascoltato, perché il mio mestiere è ascoltare, datemi ancora qualche ora”. Ad accogliere il leader leghista, a Reana del Roiale, tanti trattori con cartelli a sostegno di Fedriga. Finché, oggi, Tondo ha scongiurato la coalizione: “Non so cosa stia accadendo a Roma, ma siccome siamo leali e responsabili, sono qui per dire che sono comunque dentro la coalizione e disponibile a correre per la Regione con qualsiasi ruolo”. Dopo l’ascolto, Salvini prima che alle cariche “alte” dello Stato, ha pensato a mettere a punto ciò che è più sicuro.