È tempo di giornalismo d’inchiesta: tornano i Dig Awards, i premi internazionali dedicati a inchieste e reportage video da tutto il mondo. “Celebriamo il giornalismo d’inchiesta video e reportage in mille forme, raccogliendo lavori prodotti in tutta Europa e non solo”, racconta a ilfattoquotidiano.it Matteo Scanni, presidente dell’associazione Dig. Le iscrizioni ai Dig Awards 2018 si sono chiuse in questi giorni, e i vincitori verranno annunciati durante il DIG Festival dall’1 al 3 giugno a Riccione.

Sono oltre 200 le opere in concorso. “I lavori che ci arrivano sono un’agenda del mondo articolata, fotografano i problemi più caldi e spesso raccontano spicchi di realtà non tracciati dai radar dei media tradizionali”, spiega Scanni. “Arrivano vere e proprie gemme”. Dalla globalizzazione alla crisi del sistema bancario, dalle migrazioni e la violazione dei diritti umani, passando attraverso mafie, criminalità e corruzione: “È rappresentato tutto quello che accade”, dice ancora Scanni. “I conflitti del mondo arabo, la politica di potenza di Trump, la parità di genere, i processi democratici messi a dura prova in tutto il mondo di fronte all’avanzata dei nazionalismi”. E tanti sono i paesi indagati: a Siria, Sud Sudan, Yemen, Ucraina si affiancano Brasile, Kurdistan, Venezuela, Bangladesh, Kenya, Mongolia, Cipro.

Per partecipare a DIG Pitch invece, la categoria ideata per progetti in fase di sviluppo o pre-produzione, c’è tempo fino al 29 marzo. “Il video è uno strumento sempre più importante per raccontare conflitti, soprusi, pezzi di realtà sconosciuti”, ragiona Scanni. “Il fatto che le telecamere siano sempre più piccole e trasportabili ha contribuito, certo. Ma non è solo questo: il tema della verità, della documentazione dei processi democratici messi a dura prova viene descritto attraverso il video, che ha una potenza e una grammatica di immediata presa sulla coscienza delle persone e infinitamente superiore a quella della parola scritta”.

Il Dig “è pensato per dare spazio ai lavori di freelance e giornalisti indipendenti: quelli che per anni non sono stati rappresentati, quanto meno in Italia, da stampa e tv”, spiega Matteo Scanni. “E se questo, un tempo, era un panorama fatto di poche persone, oggi rappresenta il meglio della produzione. Non servono più grandi investimenti: grazie alla tecnologia e al fatto che alcuni produttori si sono accorti che sono i freelance e gli indipendenti il vero motore di questo mercato, abbiamo ormai molti lavori notevoli”.

A partecipare quest’anno ci sono anche tante testate italiane: accanto a RaiNews24, Tg3, Tg1, SkyTg24, ci sono gli approfondimenti di programmi come Bersaglio mobile, Le Iene, Nemo, Piazzapulita, Presa Diretta, Report, ma anche realtà online come Fanpage e le edizioni online dei principali quotidiani e periodici – Corriere della Sera, ilfattoquotidiano.it, la Repubblica, l’Espresso.