Poco più di una settimana è passata dalle attesissime elezioni del 2018. Prima del voto, ho sentito mia madre e mio padre discutere giorno e notte su chi votare e perché. Diceva la sua anche mia sorella, che quest’anno votava per la prima volta e che non si è fatta trovare impreparata in vista delle accese discussioni con i miei genitori. In tv e sui giornali non si parla d’altro da diverso tempo: nelle prime pagine e sui teleschermi vedo i sorrisi ammiccanti dei politici e scritte a caratteri cubitali le promesse di ciò che faranno una volta saliti al governo. Per quanto riguarda la mia famiglia, nonostante le liti “furiose”, alla fine si sono trovati tutti d’accordo e hanno votato il Movimento 5 Stelle. “Sono stanco di vedere le stesse facce al governo” ha detto mia madre. Mio padre ha deciso di dare a loro il suo voto perché dice che lo ha convinto la loro spontaneità e che è rimasto colpito dal loro programma. “Tra l’altro – ha concluso – piuttosto che votare certe facce da **** , voto i Cinquestelle molto volentieri”.

Non tutte le persone con cui ho parlato la pensano come mio padre, anzi. Una mia vecchia insegnante, fiera sostenitrice del Partito Democratico, ha tenuto a spiegarmi la sua decisione in ogni sua sfumatura, annoiandomi per oltre mezz’ora sul perché Renzi, candidato premier del Pd, sia il miglior politico in circolazione, delle sue riforme, della Buona Scuola e degli 80 euro mensili alle famiglie con reddito basso. Per non parlare del mio zio, che – nostalgico – da un anno a questa parte non fa altro che ripetere una sola frase quando vede mia madre: “Era meglio con Berlusconi!” seguito da monologhi infiniti sul suo amato Cavaliere.

Dopo lo spoglio delle schede, la situazione mi è stata ben poco chiara; il Movimento 5 Stelle ha vinto di gran lunga sugli altri partiti singoli, ma l’alleanza del centrodestra (formata da Berlusconi e da Salvini, quello delle ruspe) lo ha superato. Tutti dicono di aver vinto, tranne Renzi, segretario del Pd: ha perso il referendum l’anno scorso, ha fatto la campagna elettorale in bicicletta e non ha raggiunto nemmeno il 20 per cento, un risultato talmente basso che si è dimesso. Anche questa cosa mi è poco chiara: ma non si era già dimesso quando ha perso il referendum? Anche stavolta le sue dimissioni sono state parecchio ambigue: “Mi dimetto ma la guerra non è persa” ha detto più o meno. Ma non si capisce: resta o se ne va? Parla chiaramente, non nasconderti dietro queste frasi fatte, tira fuori il coraggio di farlo a testa alta, sia che tu voglia andartene, sia che tu voglia restare.

Invece Berlusconi, nonostante non abbia raggiunto nemmeno il 15 per cento, ci ha tenuto a far notare che senza di lui l’alleanza non avrebbe vinto. Ma anche se avesse stravinto, non sarebbe potuto diventare premier o sbaglio? Insomma, con tutti i processi che ha in ballo, mica può diventare presidente del Consiglio o no? Intanto la Lega, il partito di Salvini, sempre quello delle ruspe, ha riscosso grande successo tra gli italiani. Ho chiesto a mio padre perché, secondo lui, così tanta gente lo ha votato. La sua risposta è stata semplice: la paura. La paura nei confronti degli extracomunitari, da lui stesso scatenata durante i comizi che ha fatto per tutta Italia e durante le sue dichiarazioni pubbliche; la stessa paura che ora ha contagiato anche gli italiani che lo hanno votato.

Il pensiero comune è che noi adolescenti non siamo interessati alla politica, ma non per tutti è così; nonostante la nostra età, io e alcuni miei coetanei abbiamo affrontato diverse discussioni molto accese. La differenza tra le discussioni di politica degli adulti e quelle che facciamo noi ragazzi sta in questo: noi, un po’ per ignoranza e un po’ per disinteresse, non parliamo di partiti, politici  o maggioranze. Quando viene espressa un’idea, tutti insieme discutiamo dell’idea esposta, non della persona che l’ha esposta. E credo che questo sia un punto di forza di noi adolescenti, noi non partiamo prevenuti con le persone, ci esprimiamo tutti liberamente; nel bene e nel male ascoltiamo tutti e giudichiamo tutti.

Molti ragazzi che conosco hanno in bocca questa ormai celebre frase “Prima gli italiani” ma io faccio molta fatica ad accettarla; la vita o il benessere di un italiano vale davvero più della vita o del benessere di un qualsiasi straniero? Non siamo tutti accomunati dal fatto di essere persone? Ma la vera domanda è, chi governa? A quanto pare nessuno lo sa. Di Maio, il candidato premier del M5s, e Salvini sono convinti entrambi di aver vinto, ma nessuno dei due ha abbastanza consenso per diventare presidente del Consiglio. Infatti né il M5s né la coalizione del centrodestra hanno abbastanza seggi per poter governare da soli.

A quanto ho capito, ora la decisione definitiva spetta a Mattarella, il presidente della Repubblica, che dovrà decidere chi diventerà premier o se addirittura tornare ancora al voto. Non voglio neanche immaginare un altro mese di campagna elettorale, i faccioni sbattuti su ogni manifesto che c’è per strada, i miei che litigano, i telegiornali uno fotocopia dell’altro e tutto il resto. Chissà se per una volta governerà qualcuno di competente o che non ci frega i soldi da sotto il naso. Mio padre non fa altro che chiederselo e per una volta vorrei vederlo sorridente mentre parla di politica.

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