Non rabbia, ma soprattutto amarezza e delusione. È quella che si respira a Norcia, nel totale silenzio, dopo il sequestro preventivo del centro polivalente ‘Norcia 4.0 – realizzato dall’architetto Stefano Boeri e inaugurato nel giugno 2017 per restituire alla cittadinanza un centro di aggregazione dopo il sisma – nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Spoleto. “Sono rispettoso delle istituzioni e del lavoro della magistratura, ma tutto questo non può essere fatto sulla pelle della nostra gente”, ha affermato il primo cittadino, che ha ricevuto il suo secondo avviso di garanzia in tre mesi e ha annunciato di aver preso in considerazione l’ipotesi di dare le dimissioni. Il centro, secondo la Procura, sarebbe un’opera definitiva e non temporanea, in deroga alla normativa per la gestione dell’emergenza post terremoto. Alla conferenza stampa tenuta all’aperto, in piazza San Benedetto, «perché a Norcia non abbiamo nessun altro luogo pubblico», i cittadini hanno pregato Alemanno di non lasciarli soli. “Quella struttura era il nostro unico luogo di incontro”, dice una donna; mentre un’altra racconta che la gente è stanca «e adesso se ne vuole andare”.
Anche l’archistar Stefano Boeri, indagato dalla Procura di Spoleto assieme ad Alemanno in quanto direttore dei lavori, è intervenuto sulla vicenda. “Sono amareggiato nel rilevare come un lavoro finanziato dai cittadini italiani – ha commentato – svolto dal mio studio in totale gratuità e con grande attenzione alle esigenze della comunità di Norcia venga trattato alla stregua di una speculazione abusiva”.
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