Chi si aspetta un nuovo governo ora, subito dopo il voto, resterà deluso: prima di sapere chi guiderà la XVIII Legislatura passerà un mese o forse anche più. Una volta scrutinate tutte le schede e certificati i risultati, prenderà il via la maratona per trovare i nuovi presidenti delle Camere e formare il nuovo governo. Ecco tutte le tappe:

8-9 marzo – Deputati e senatori eletti possono cominciare a registrarsi in Parlamento: foto, consegna del tesserino da parlamentare e altri adempimenti burocratici.

23 marzo – Prima seduta delle nuove Camere. Per scegliere chi presiederà questo primo appuntamento delle nuove assemblee, i regolamenti parlamentari di Camera e Senato fissano criteri diversi. A Palazzo Madama vale quello dell’anzianità: l’onore spetterà all’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano (93 anni). A Montecitorio si pescherà dai vicepresidenti della Camera della passata legislatura, partendo da quello che è stato eletto con più voti nel 2013: toccherà a Roberto Giachetti del Partito Democratico altrimenti si passerà al leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio. Se tra i deputati non dovesse esserci nessun ex vicepresidente (neanche delle precedenti legislature), sul seggio più alto siederà il deputato più anziano.

L’elezione dei presidenti delle Camere – La prima seduta sarà dedicata all’elezione dei nuovi Presidenti. Al Senato si farà presto, massimo due giorni: se dopo tre votazioni nessuno supera la maggioranza assoluta si va al ballottaggio tra i due più votati. Vince chi ottiene la maggioranza dei voti. Alla Camera, invece, i tempi potranno essere più lunghi: per eleggere il nuovo numero uno dell’assemblea serve la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, poi la maggioranza assoluta, e si va avanti così fino alla fumata bianca.

25 marzo – Per questa data i parlamentari devono comunicare a quale gruppo vogliono appartenere.

27 marzo – Entro questa data i gruppi parlamentari eleggono i loro presidenti.

Fine marzo-inizio aprile – Una volta eletti i presidenti di Camera e Senato e formati i gruppi parlamentari, il premier Paolo Gentiloni rassegna le dimissioni e partono al Quirinale le consultazioni per la formazione del nuovo governo. La settimana santa (Pasqua quest’anno cade il primo aprile) non dovrebbe bloccare i lavori. Al Quirinale saliranno i presidenti delle Camere, l’ex capo dello Stato Napolitano e i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Al termine del giro d’orizzonte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella deciderà il da farsi: incarico esplorativo (se la situazione dovesse essere ancora confusa) o incarico pieno, per formare il nuovo governo. Nel frattempo continua a governare Gentiloni, in carica per gli affari correnti.

Il nuovo governo – Se l’incaricato scioglie la riserva, presenta la lista dei Ministri al presidente della Repubblica, giura con la sua squadra al Quirinale e va alla Camera e al Senato per il voto di fiducia. Se invece rinuncia, nuovo giro di consultazioni e nuovo incarico. Una volta ottenuta la fiducia dei due rami del Parlamento, il Governo non ha altri adempimenti da compiere e può cominciare il suo lavoro.

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