“Ho visto la foto e mi son detto: ‘Ma pensa all’autocontrollo dei comunisti di una volta che sono rimasti su, ci fosse stato un padre nobile un po’ più reattivo come Dossetti… forse veniva già il quadro. Non disperdiamo l’orgoglio di una sinistra di cui ha bisogno il Paese”. Pier Luigi Bersani chiude a Bologna la campagna elettorale scherzando sulla foto, diventata virale nelle scorse settimane di Pier Ferdinando Casini (candidato all’uninominale al Senato per la coalizione di centro sinistra  e “sfidante” in casa di Vasco Errani che si presenta con Liberi e Uguali) che ritraeva il leader centrista in una casa del popolo “sovrastato” dal pantheon della sinistra storica. “Casini o Lorenzin con il Pd? Qui non è questione delle persone ma è questione di linea, quella di chi ha pensato che espellendo il vecchiume della sinistra si potesse aggregare un’area centrale-moderata. Ma dov’è questa Italia centrale e moderata? Il centro del Paese è arrabbiato, non si può ammucchiare tutto”.
E sullo scenario post elezioni, “ Con la destra non sia andiamo. la nostra vocazione è costruire una grande area progressista che abbia i valori di sinistra come fondamento. Parliamo con tutti compresi i Cinque Stelle ma Di Maio deve decidere da che parte volta la testa, perché stare nel sopramondo e dire ‘venite tutti qua’ non esiste. E poi devono dirci qual è il loro tasso di antifascismo, perché non siam molto convinti”. Poi una stoccata al Pd: “Tirano a mano il voto utile, dicendo che se voti Errani voti Lega. Ricattare l’elettore inventandosi il “BauBau” non funziona,. Non hanno capito che i numeri si lasciano ammucchiare ma le persone no. La condizione per immaginare una ricostruzione del campo progressista è un radicale ripensamento del Pd che prenda atto della verità. Può venire anche Che Guevara o Lenin ma se dirà che Jobs Act o Buona Scuola funzionano per noi non c’è nulla da discutere”.