Simone Di Stefano, il leader di CasaPound, è atteso stasera a Torino. Ad attenderlo ci saranno molti antifascisti dei centri sociali, ma anche dell’Anpi e di molti partiti e movimenti di centrosinistra e sinistra. È già molto teso il clima intorno alla presentazione dei candidati locali della formazione di estrema destra e stamattina la Digos della Questura di Torino ha eseguito alcune perquisizioni ai militanti del centro sociale Askatasuna e altri di CasaPound piu vicini alle frange violente degli ultras. Un antagonista di 29 anni, L.D., è stato arrestato per il possesso di una bomboletta di gas lacrimogeno Cs, il cui uso è riservato alle forze dell’ordine. Nel frattempo alla procura di Torino il deputato Pd Davide Mattiello ha consegnato al procuratore Armando Spataro un esposto contro CasaPound e Forza Nuova per la violazione della legge Scelba. Secondo il parlamentare i due movimenti di estrema destra violano le norme che vietano la riorganizzazione del Partito fascista.

Per sostenere la sua ipotesi Mattiello ha allegato all’esposto un dossier con “documenti che dimostrano quanto CasaPound e Forza Nuova abbiano raccolto l’eredità politica del Partito Fascista”, spiega il deputato. Ci sono le dichiarazioni dei leader e degli esponenti dei due movimenti che si dichiarano eredi del Partito fascista e delle sue derivazioni. Il politico Pd ricorda che l’articolo 1 della legge Scelba pone paletti precisi: “Quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”, recita la legge.

Per lui i presupposti ci sono tutti, anche perché i principali rappresentanti di CasaPound e Forza Nuova non negano i legami con quell’ideologia. “Lei è fascista?”, chiedeva un giornalista del Corriere della Sera in un’intervista a Di Stefano pubblicata il 18 novembre scorso: “Certo. Siamo gli eredi della tradizione che dopo Rsi e Msi è stata interrotta da An”, rispondeva il leader di Casapound. A luglio, a Il Tempo, dichiarava di essere pronto a finire in carcere per la legge Fiano: “Se dichiararsi fascisti ed estimatori dell’opera di Mussolini comporta andare in galera ci andremo tutti”. Valerio Arenare, esponente di Forza Nuova, diceva all’Huffington Post di sentirsi “orgoglioso di essere definito fascista” e pochi giorni il leader Roberto Fiore fa spiegava alla testata Estense.com: “È dall’età di 16 anni che annuncio che il Fascismo è un punto di riferimento, ma oggi c’è Forza Nuova”.

Basterà questo ad arrivare allo scioglimento delle due formazioni? “La giustizia farà il suo corso”, dice Mattiello. Il procuratore Spataro ha fatto protocollare l’esposto e incaricherà un magistrato di occuparsene. Intanto però Di Stefano si sente tranquillo: all’agenzia Vista il 18 febbraio 2018 chiedeva: “Spiegatemi per quale motivo CasaPound dovrebbe essere sciolta quando il glorioso Movimento Sociale è stato seduto in Parlamento dal 1946 finché non è arrivato Gianfranco Fini e non è stato mai sciolto da nessuno. E sì che loro erano l’eredità storica del fascismo italiano, come ci consideriamo anche noi oggi”.

“Chi cerca di riorganizzare il Partito fascista, appellandosi a quell’ideologia in qualunque modo, è fuori dalla conversazione politica repubblicana italiana – dichiara Mattiello -, tanto è vero che esiste la legge Scelba per sciogliere queste organizzazioni. È già successo in passato con Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, ma da quello scioglimento sono gemmate nuove organizzazioni di estrema destra i cui dirigenti arrivano proprio da quel percorso già dichiarato fuori legge”. Secondo il deputato “sollecitare l’intervento della magistratura è anche un modo per tenere questo conflitto nell’alveo del diritto oltre che del dibattito pubblico” e per arginare le derive violente. “Siamo democratici perché antifascisti e abbiamo una Costituzione repubblicana e parlamentare proprio perché antifascista”, conclude Mattiello.